22 marzo 2014

Di fronte a questa statua mi sono commosso #MontePrama: i miei nuovi supereroi

Una statua che colpisce per la sua imponenza e che mostra, con le altre del complesso statuario di Mont'e Prama, un'inconfondibile originalità. Il bronzetto dell'arciere posto al suo fianco testimonia poi l'aderenza a un modello. E l'esistenza di una tradizione radicata di rappresentare la realtà con espressioni artistiche (e connesse tecnologie) a mio avviso estremamente interessanti. Ma il bronzetto è il modello della statua di pietra? O viceversa? O entrambe le cose? O qualcos'altro? Chissà. Il tema mi incuriosce e cercherò di capirci qualcosa.

Poi c'è un particolare che mi colpisce più di altri, in questa statua. Un particolare che mi emozione ogni volta che lo vedo. E dato che oggi era la prima volta che lo vedevo dal vivo l'emozione è diventata commozione.

Mi ha commosso pensare a quelle persone vissute in un'epoca imprecisata (tra il X e il VI secolo avanti Cristo) che furono in grado di rappresentare un oggetto che noi definiamo senza esitazione artistico. Un oggetto che mantiene intatto il suo significato, dato che non è necessario spiegare cosa rapporesenta. E in questo esprime una straordinaria modernità. Ma è soprattutto quella placca rettangolare che copre polso e braccio dell'arciere a colpirmi. Forse perché mi piace l'idea di solidità che quel tratto è in grado di trasmettermi. O forse quel braccio muscoloso e quella forte impugnatura mi ricordano i disegni di John Buscema e degli altri artisti della Marvel, che ho amato da bambino. 

No, non sto banalizzando secoli di storia dell'arte, sto solo cercando un senso. E forse l'ho trovato: i Kolossoi di Mont'e Prama sono i miei nuovi Supereroi.

Andrea Mameli, 22 Marzo 2014

Braccio di arciere con brassard in rilievo e decorazioni incise. Cagliari, Museo Archeologico.

Mont’e Prama: il complesso statuario dal vivo e in 3D. Dal 22 Marzo 2014 a Cagliari e Cabras

Mont'e Prama: ecco gli orari delle mostre di Cagliari e Cabras il 22 e 23 Marzo 2014

Qui di seguito rendo disponibili gli orari di apertura al pubblico delle Mostre di Cagliari e Cabras (Mont'e Prama e il potere delle immagini. 1974/2014 Pugilatori, arcieri, guerrieri e nuraghi: la scoperta della statuaria monumentale della civiltà nuragica) per chi, come me, non vede l'ora di ammirare le statue dal vivo (e le ricostruzioni digitali del CRS4).
A Cagliari la mostra del Museo Archeologico sarà inaugurata oggi (Sabato 22) alle 10 e 30 e sarà aperta al pubblico per le Giornate FAI di Primavera dalle 11:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 18:00.
Domani (Domenica 23) sarà aperta dalle 10:30 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 18:00. La visita guidata è a cura degli Apprendisti Ciceroni® della Scuola Secondaria di Primo grado “Ugo Foscolo” di Cagliari: è la "mia" scuola media e ne sono orgoglioso.



A Cabras l'inaugurazione sarà alle 17:00 e la mostra sarà aperta al pubblico Domenica 23 dalle 11:00 alle 13.00 e dalle 16:00 alle 18:00 (non trovo informazioni ufficiali sull'apertura al pubblico per la giornata odierna).
Visite guidate a cura degli Apprendisti Ciceroni®: Istituto Comprensivo di Cabras e Solanas



21 marzo 2014

Anche i bambini alieni hanno paura del buio? Una delle domande più belle che mi siano mai state rivolte


«Credo che non avremo mai modo di incontrare un extraterrestre. Le distanze non ce lo permettono. In conclusione - dice ancora - penso che siamo destinati alla solitudine. Ma questo non vuol dire che dobbiamo rinunciare a cercare!» 

Margherita Hack ha ragione. Non si deve mai perdere la motivazione per cercare. Prioprio come fanno i bambini del Laboratorio di Giornalismo di Franca Rita Porcu: curiosi e irriverenti quanto basta.
I piccoli giornalisti mi quali mi hanno fatto la deliziosa sorpresa di intervistarmi. Grazie e complimenti per le domande!

L'intervista me l'ha fatta Giulia Boi, con la collaborazione di: Francesco Carta, Viktor, Giulia Galano, Baby Christine, Alessia, Tommaso, Caterina, Francesco Cannas, Riccardo, Sergio, Michele, Federico, Annalisa, Giorgia, Ludovica, Grazia.
Riporto qui di seguito la prima parte dell'intervista: quella completa la trovate nel blog del Laboratorio di Giornalismo 


Gli alieni esistono?

alieno Caterina
Disegno di Caterina
«La domanda è la stessa che mi ponevo quando avevo la vostra età. L'astronomo Frank Drake ha studiato il problema e ha ipotizzato che nella nostra galassia possano esistere circa 5 milioni di pianeti con le condizioni adatte alla vita come la intendiamo noi e 5 mila pianeti in cui si potrebbe sviluppare una civiltà evoluta. Altri scienziati hanno ricavato cifre diverse, ma su una cosa tutti sono concordi: il problema è che ogni pianeta segue evoluzioni diverse. In uno la vita potrebbe essere ancora a livello di organismi unicellulari, in un altro potrebbero non essersi determinate le condizioni giuste, in un altro ancora potrebbe essersi già estinta. E poi esiste la possibilità che si tratti di creature simili ai vegetali, oppure di esseri con una costituzione e funzioni completamente diverse da quelle cui siamo abituati. Oppure potrebbero più semplicemente essere talmente lontani da rendere impossibile qualsiasi tipo di comunicazione e tanto meno di contatti diretti, in una scala dei tempi ragionevole»

Tu credi agli alieni?
«Io credo che le probabilità che in altri pianeti si sia generata qualche forma di vita non siano poi così basse. Ma, forse si tratta di creature talmente intelligenti da non ritenere utile comunicare con noi»


Se esistono, come sono fatti gli alieni? Gli alieni sono come li vediamo nei film?
alieno Sergio
disegno di Sergio
«Le immagini degli extraterrestri riportata dalle opere cinematografiche risentono della necessità di rappresentare in molti casi un essere non troppo diverso da noi, nel senso che c'è bisogno di mostrare una creatura dotata di una faccia, di un corpo e di arti. Ma poniamo che in un pianeta si siano sviluppate forme di vita, che ne so, basate sul silicio e non sul carbonio, oppure sistemi non costituiti da cellule o altre differenze marcate rispetto alla vita terrestre. Allora come sarebbero fatti? Boh. Non ne ho idea. Anzi. L'unica certezza che ho è che, al momento, non posso avere certezze»


20 marzo 2014

Mont’e Prama: il complesso statuario dal vivo e in 3D. Dal 22 Marzo 2014 a Cagliari e Cabras

Ricostruzione virtuale delle statue di Mont'e Prama (CRS4)
Valeva la pena aspettare. Nutro il sospetto che se il complesso statuario di Mont'e Prama fosse stato esposto all'epoca del ritrovamento (1974) non ci sarebbe stato un restauro così meticoloso e una ricerca così accurata di modalità espositive avanzate. Secondo me ci si sarebbe accontentati di ammirare i frammenti così com'erano (o, peggio, rabberciati malamente) e, paradossalmente, non si sarebbe creato quel fascino aggiuntivo di cui queste straordinarie opere (meritatamente) godono.
Lo schermo tattile a retroproiezione a grande scala (CRS4)
Sono convinto che se oggi possiamo ammirare queste opere imponenti e dai tratti moderni nelle modalità più complete e avanzate possibili (manca solo l'approccio tattile ma ci si arriverà sicuramente) lo dobbiamo alle tecnologie disponibili, all'apertura mentale di chi ha compiuto scelte importanti e alla competenza delle persone coinvolte in questa lunga e delicata operazione.
Le statue di Mont’e Prama saranno visibili a partire da Sabato 22 Marzo 2014: a Cagliari (Museo Archeologico Nazionale, Piazza Arsenale) e a Cabras (Museo Archeologico Giovanni Marongiu, via Tharros 121). E lo saranno in due modalità: dal vivo, con le vere statue, e su schermo, con l’esplorazione interattiva sviluppata in Sardegna dal gruppo di Visual Computing ViC del CRS4 (Centro di ricerca, sviluppo e studi superiori in Sardegna) in collaborazione con la Soprintendenza i beni archeologici per le province di Cagliari e Oristano.
Nel corso della conferenza stampa di presentazione della mostra Mont'e Prama 1974/2014, il Soprintendente per i beni archeologici per le province di Cagliari e Oristano, Marco Minoja, ha sottolineato l'importanza della collaborazione che si è realizzata fra la soprintendenza, gli enti locali coinvolti e il CRS4. 
I metodi multirisoluzione sviluppati dal CRS4, combinati con luci e ombreggiature sintetiche, permettono di passare da visioni d'insieme ad analisi di dettaglio dei più piccoli rilievi superficiali, superando i limiti degli attuali sistemi di presentazione museali basati su immagini o rappresentazioni semplificate.
I dati raccolti per la digitalizzazione del complesso statuario di Mont'e Prama saranno messi a disposizione della comunità scientifica per attività di ricerca nell'ambito di un progetto europeo in corso al CRS4 sulle tecnologie data-intensive. 
Immagine di un pugilatore (CRS4)
«Il sistema interattivo che abbiamo integrato nell’apparato museale per Mont’e Prama - spiega Enrico Gobbetti, responsabile del gruppo Visual Computing del CRS4 - è uno dei risultati tangibili di attività di ricerca pluriennali che hanno già ottenuto importantissimi riconoscimenti scientifici. Forma e colore di 37 statue restaurate sono stati misurati tramite l’uso combinato di oltre 6200 scansioni laser e circa 4200 fotografie con luce controllata. Attraverso metodi informatici innovativi da noi ideati e sperimentati, che hanno permesso la rimozione automatica dei supporti delle statue, la stima del colore naturale e la fusione geometrica e colorimetrica, abbiamo creato ricostruzioni virtuali tridimensionali colorate alla risoluzione di 16 punti per millimetro quadrato che documentano accuratamente l’attuale stato di conservazione dei reperti. Questi modelli tridimensionali sono ora presentati al pubblico attraverso un sistema interattivo basato sulle nostre tecnologie di visualizzazione. Questa combinazione di metodi innovativi di acquisizione, ricostruzione e visualizzazione ci ha permesso di dotare i poli museali dedicati alle statue di Mont’e Prama di sistemi con caratteristiche uniche nel panorama internazionale».
Ricostruzione virtuale di un pugilatore - solo forma (CRS4)
Ricostruzione virtuale di un pugilatore - forma e colore - risoluzione di 16 punti/mm2 -- simulazione di illuminazione sintetica a partire da dati di riflettività misurati (CRS4)

Se al momento non esiste in Sardegna uno spazio adatto a contenere il complesso statuario di Mont'e Prama nella sua interezza, con tutti i requisiti che un'esposizione del genere richiederebbe, esiste invece (a Cagliari e a Cabras) un'esposizione che offre ai visitatori quella visione d'insieme e quella qualità percettiva che, a mio modo di vedere, offre una ricompensa adeguata alle aspettative che, negli anni, si sono create intorno a queste magnifiche opere.


Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 20 Marzo 2014





Giganti di Mont'e Prama alla Fiera di Cagliari con il CRS4 (Linguaggio Macchina, 22 Aprile 2013)

15 febbraio: appuntamento con i giganti! (Linguaggio Macchina, 8 Febbraio 2008)

Sulle spalle dei nostri giganti... (Linguaggio Macchina, 24 Gennaio 2008)


19 marzo 2014

Fossili del primo insetto stecco, vissuto nel Cretaceo, scoperti in Mongolia

Gli insetti hanno sviluppato meccanismi di difesa di ogni tipo, compresa la possibilità di simulare l'ambiente circostante, come le farfalle che imitano le foglie e gli insetti stecco che si rendono del tutto simili alla vegetazione circostante. 
Finora si sapeva poco in merito all'originale di queste soluzioni evolutive. Per questo lo studio condotto dai ricercatori della Capital Normal University (Cina) coordinati da Maomin Wang riveste un'importanza particolare. La scoperta, avvenuta nella Mongolia Interna in un sito del Cretaceo (circa 126 milioni di anni fa), riguarda tre esemplari, una femmina e due maschi, di a un insetto stecco fossile denominato Cretophasmomima melanogramma.   
Queste specie hanno sviluppato un meccanismo di difesa che consiste nel simulare l'ambiente circostante. Il titolo dello studio - pubblicato su PLOS ONE il 19 Marzo 2014 - è_ Under Cover at Pre-Angiosperm Times: A Cloaked Phasmatodean Insect from the Early Cretaceous Jehol Biota.
Many insects have developed defense mechanisms, including the ability to mimic the surrounding environment. Stick and leaf insects mimic plants from their environment, but scientists know little about the original of this interaction due to little or no previous stick insect fossil records showing this adaptation. The scientists discovered three specimens, one female and two males, belonging to a new fossil referred to as Cretophasmomima melanogramma, in Inner Mongolia at the Jehol locality, a site from the Cretaceous period (approximately 126 million years ago). The species possessed adaptive features that make it resembling a plant recovered from the same locality.

Read more at: http://phys.org/news/2014-03-fossils-earliest-insect-mimic.html#jCp

Many insects have developed defense mechanisms, including the ability to mimic the surrounding environment. Stick and leaf insects mimic plants from their environment, but scientists know little about the original of this interaction due to little or no previous stick insect fossil records showing this adaptation. The scientists discovered three specimens, one female and two males, belonging to a new fossil referred to as Cretophasmomima melanogramma, in Inner Mongolia at the Jehol locality, a site from the Cretaceous period (approximately 126 million years ago). The species possessed adaptive features that make it resembling a plant recovered from the same locality.

Read more at: http://phys.org/news/2014-03-fossils-earliest-insect-mimic.html#jCp

16 marzo 2014

Idrogeno: la cella ecocompatibile che imita l’enzima idrogenasi

Gli enzimi idrogenasi costituiscono un ottimo esempio verso l’efficiente utilizzo dell’idrogeno come combustibile eco-compatibile. Una piccola quantità di proteina ferro-idrogenasi potrebbe produrre idrogeno sufficiente a riempire, in pochi minuti, il serbatoio di un’autovettura alimentata a idrogeno. Una sola molecola di ferro-idrogenasi, infatti, può generare fino a novemila molecole di idrogeno al secondo. Il problema risiede nella replicazione di questa capacità su scala industriale.
Un significativo passo avanti sulla strada della progettazione razionale di catalizzatori sintetici capaci di lavorare come quelli naturali è stato compiuto da ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca: Maurizio Bruschi e Claudio Greco (dipartimento di Scienze dell’Ambiente del Territorio e di Scienze della Terra) e Luca De Gioia (del dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze). In collaborazione con ricercatori di altre università europee hanno appena pubblicato tre articoli sulle riviste Nature Chemistry e Journal of the American Chemical Society che apportano un contributo significativo alla comprensione del funzionamento di queste macchine molecolari: hanno contribuito a risolvere l’enigma della reazione grazie alla quale le ferro-idrogenasi si proteggono dall’ossigeno molecolare evitando così di “arrugginirsi” e smettere di funzionare. Questi studi hanno inoltre permesso di scoprire in che modo ioni nichel, in natura così come in molecole di sintesi, possano essere utilizzate al meglio per progettare le celle a combustibile del futuro.
In natura le idrogenasi si trovano in moltissimi batteri e alghe che le utilizzano per trasformare e quindi rendere utilizzabile l’energia chimica contenuta nella molecola di idrogeno (la reazione che avviene è H2 = 2H+ + 2e-). Ciò significa che l’idrogeno può essere usato da questi microrganismi come alimento, e tale capacità rappresenta un esempio che l’uomo potrebbe sfruttare per lo sviluppo delle tecnologie che consentono di usare l’idrogeno come combustibile (si parla in questo caso di celle a combustibile). Ecco perché la scoperta di dettagli fondamentali del funzionamento di questi enzimi segna il passaggio verso la possibilità di progettare razionalmente celle a combustibile che funzionano nello stesso modo.

Nel dettaglio, il lavoro pubblicato su Nature Chemistry, The oxidative inactivation of FeFe hydrogenase reveals the flexibility of the H-cluster - https://doi:10.1038/nchem.1892 - [frutto della collaborazione tra il team dell’Università di Milano-Bicocca (formato da Luca De Gioia, professore associato di Chimica Generale e Inorganica nel Dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze e da Claudio Greco e Maurizio Bruschi, ricercatori del Dipartimento di Scienze dell'Ambiente e del Territorio e di Scienze della Terra), e i colleghi del Centre national de la recherche scientifique - CNRS di Marsiglia (Vincent Fourmond, Carole Baffert, Pierre Ezanno, Christophe Léger), dell’Université de Toulouse (Isabelle Meynial-Salles e Philippe Soucaille), del dipartimento di fisica e astronomia dello University College di Londra (Po-Hung Wang, Marco Montefiori, Jochen Blumberger) e dell’ Institut de biologie et de technologies de Saclay - iBiTec-S (Kateryna Sybirna, Hervé Bottin)] ha permesso di identificare caratteristiche, finora sconosciute ed assolutamente peculiari, della struttura dell’enzima idrogenasi, portando alla luce aspetti essenziali alla base della sua attività catalitica. Tale studio ha infatti dimostrato che il sito attivo dell’enzima presenta caratteristiche di flessibilità inattese, alla base della sua robustezza: i componenti del sito attivo dell’enzima mostrano un grado di mobilità notevole, che consente all’enzima di interagire con l’idrogeno in maniera anche non convenzionale, evitando così processi potenzialmente distruttivi per la proteina. Più specificamente, è stato scoperto in che modo la variante dell’enzima contente solo atomi di ferro sia in grado di evitare reazioni dannose e di preservare la propria integrità anche in condizioni di stress ossidativo.

Nello studio del Journal of the American Chemical Society Disclosure of Key Stereoelectronic Factors for Efficient H2 Binding and Cleavage in the Active Site of [NiFe]-Hydrogenases - https://doi:10.1021/ja408511y - firmato da Maurizio Bruschi e Luca De Gioia, i ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca hanno indagato la variante dell’enzima idrogenasi contenente anche un atomo di nichel, e hanno scoperto le caratteristiche strutturali alla base della funzionalità del nichel in queste proteine, che sono in grado di ossidare H2 con una grande efficienza. Lo studio potrà avere un impatto decisivo sullo sviluppo di catalizzatori sintetici più semplici rispetto alla proteina, ma in grado di ossidare H2 con la stessa efficienza.

Rappresentazione schematica dell'enzima nichel-ferro idrogenasi, a sinistra, con il sito catalitico contenente un atomo di nichel e un atomo di ferro in evidenza, a destra. Questo enzima catalizza in modo molto efficiente la conversione la reazione  H2 = 2H+ + 2e- che sta alla base del funzionamento delle celle a combustibile.

Lo studio, sulla stessa rivista, Redox non-innocence of a N-heterocyclic nitrenium cation bound to a nickel-cyclam core - https://doi:10.1021/ja4099559 - è invece frutto della collaborazione tra il team Bicocca e quello dell’Università Humboldt di Berlino, guidato da Kallol Ray: i ricercatori tedeschi hanno sintetizzato una molecola innovativa contenente un atomo di nichel, che ha la capacità di legare e trasformare l’acido formico (più facile da immagazzinare rispetto all’idrogeno e presente in grandi quantità nelle biomasse), mentre i ricercatori di Bicocca hanno usato metodi teorici per svelare la base delle peculiari proprietà di questo nuovo composto.
«Scoprire la struttura e il meccanismo di funzionamento delle idrogenasi – spiegano i ricercatori di Milano Bicocca - rappresenta una delle possibili chiavi di volta per la progettazione di celle a combustibile a basso costo, dal momento che quelle attualmente disponibili sul mercato necessitano della presenza di palladio o platino, più costosi del ferro e del nichel utilizzati negli studi. A livello di tempistiche, stiamo parlando di un possibile sviluppo nell’arco di quattro/cinque anni».

Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 16 Marzo 2014

Coder Dojo Cagliari: un sogno realizzato

Dopo averlo immaginato per mesi eccolo finalmente il Coder Dojo. Il 9 Febbraio scrivevo: Coder Dojo Cagliari: un sogno che si realizza. Oggi quel sogno si è realizzato. Successo su tutta la linea: 30 bambine e bambini felici di imparare a costruire qualche breve storia animata, genitori interessati al seminario di Anna Rita Vizzari, volontari soddisfatti di aver fatto qualcosa di intelligente e divertente. E alla fine tutti a chiederci di ripeterlo...
Calma, lasciateci riprendere fiato!

Andrea Mameli
blog Linguaggio Macchina
15 Marzo 2014