07 marzo 2015

Macerie del 1943. Cagliari, centro storico, 2015.

Cagliari, centro storico, macerie del 1943 [Foto: A. Mameli, 2015]

05 marzo 2015

Concorso Scienza per tutti (INFN): vince il Liceo Scientifico OSA ITCG Einaudi di Senorbì

Il video "L'energia" realizzato dagli studenti della IV A e della IV B del Liceo Scientifico OSA ITCG Einaudi di Senorbì (Cagliari) vince l'edizione Febbraio 2015 del concorso Scienza per tutti (INFN):
Sono orgoglioso di aver conosciuto alcuni di questi ragazzi e di aver discusso con loro proprio di energia, nell'ambito del progetto IoT Desir – Internet of Things per la Didattica sull’Energia con Scuola, Impresa e Ricerca

04 marzo 2015

Non tutte le Fukushima vengono per nuocere

Il titolo è cinico, lo so, ma il senso è quello: il disastro di Fukushima (e il conseguente calo della produzione elettrica del 30%) ha costretto il Giappone a ridurre i consumi energetici. E le soluzioni adottate sono molteplici: è stato migliorato l'isolamento in edifici pubblici e civili abitazioni, nelle stazioni si sfrutta l'energia recuperata nei vagoni in frenata, i distributori automatici di biglietti, cibi e bevande riciclano il calore di scarto (e sono alimentati da pannelli fotovoltaici). Due giorni fa il quotidiano Japan News sottolineava anche il ruolo giocato della massiccia introduzione dei LED nell'illuminazione e riportava un calo dei consumi energetici, per l'anno fiscale (conclusosi il 31 marzo) in otto dei primi nove mesi, dall'1 all'8 per cento.
Hiroshi Amano (Nobel per la Fisica nel 2014, insieme a Isamu Akasaki e Shuji Nakamura, proprio “per l'invenzione di efficienti diodi emettitori di luce blu che ha sviluppato fonti di luce bianca luminosa e a risparmio energetico”) ha dichiarato che il Giappone potrebbe ridurre la spesa elettrica di 8,4 miliardi Dollari entro cinque anni utilizzando le luci LED ancora più massicciamente.
"LEDs fuel drive to cut energy use" (The Japan Times).

Andrea Mameli
Blog Linguaggio Macchina
4 Marzo 2015

02 marzo 2015

I seminari per la valorizzazione dei risultati della ricerca del CRS4. Primo appuntamento: 4 Marzo 2015

Mercoledì 4 Marzo riprendono i seminari per la valorizzazione dei risultati della ricerca del CRS4.
Alle 14 e 30 nell'Aula Magna della Facoltà di Ingegneria e Architettura di Cagliari (Via Marengo), dopo i saluti di apertura di Annalisa Bonfiglio (associato di Elettronica presso al Dipartimento di Ingegneria Elettrica ed Elettronica dell'Università di Cagliari) e del Presidente del CRS4, Luigi Filippini: i ricercatori del CRS4 Pierluigi Cau, Pier Andrea Marras e Costantino Soru terranno un seminario sul tema: "Modellistica idrologica a scala di bacino: il modello Soil and Water Assessment Tool (SWAT); il calcolo del bilancio idrologico per la regione Sardegna; il sistema informativo web-based a supporto degli enti gestori” 
Abstract. Grazie ai risultati raggiunti dalle tecnologie ICT (Information and Communication Technologies) ed ai progressi nella simulazione numerica, il monitoraggio delle acque ed i sistemi di analisi ambientale stanno evolvendo da un approccio semplice, a scala locale, verso applicazioni regionali complesse in grado di fondere virtuosamente moli ingenti di dati. In questo workshop si descriverà il modello Soil and Water Assessment Tool (SWAT), un modello matematico idrologico public domain che si sta affermando come standard internazionale, per lo studio del ciclo dell'acqua, per la previsione degli effetti delle pratiche di gestione del suolo sui corpi idrici e del trasporto dei sedimenti e inquinanti di origine agricola in bacini grandi ed eterogenei, in funzione dell'andamento climatico. Verrà illustrata l'implementazione del modello SWAT per lo studio del ciclo dell'acqua per la regione Sardegna e il sistema informativo Web-based sviluppato per la fruizione dei risultati delle simulazioni.

Informazioni e iscrizioni: http://s.crs4.it/CW

Il ciclo di seminari, giunto alla terza edizione, si articolerà in 18 appuntamenti (tutti gratuiti, previa registrazione) tra Marzo e Novembre 2015, suddivisi in workshop di disseminazione, aperti a tutti, e corsi di alta formazione per studenti, dottorandi e professionisti del settore. Per tutti gli appuntamenti potranno essere riconosciuti crediti formativi universitari e professionali.
Le tematiche trattate riguarderanno principalmente le tecnologie abilitanti dell’informazione e comunicazione elettronica e del calcolo ad alte prestazioni, applicate a vari settori quali: monitoraggio e sicurezza del territorio; energia e ambiente; beni culturali e turismo; salute e assistenza; genomica avanzata e biochimica computazionale; virtualizzazione di piattaforme; infrastrutture e servizi digitali; valorizzazione di dati su modelli aperti e di grandi volumi; Internet delle cose e sicurezza informatica.

I prossimi appuntamenti del ciclo dei seminari 2015
  • 18 Marzo 2015 Workshop di disseminazione: Tossicologia in silico: Modelli per la predizione di proprietà chimico-tossicologiche di molecole di importanza industriale (direttiva REACH). +CFU. Relatore: Matteo Floris. 
  • 22 Aprile 2015 Workshop di disseminazione: Impatto dei cambiamenti climatici sull'idrologia nel bacino del Mediterraneo: risultati ottenuti nel progetto CLIMB. Relatore: Marino Marrocu. 

01 marzo 2015

Quando il DNA entra nella pubblicità. Le varianti del gene DRD4 protagoniste dello spot Rover

Ieri aspettavo la partita di rugby Scozia-Italia e mi sono imbattuto in una pubblicità che citava qualcosa di genetico, ma stavo facendo rumore in cucina e non ho capito bene cosa diceva. Così sono andato a cercare su youtube e ho trovato la versione originale...
  
Il concetto espresso nello spot è molto chiaro: una persona su quattro è geneticamente predisposta all'avventura e lo strumento per aiutare questa attitudine naturale a manifestarsi è l'automobile in questione. Semplie e intrigante. Cercando ancora ho trovato un test correlato con il "desiderio incontrollabile di esplorare" The adventure gene test" in cui si precisa: "Esiste infatti una variante genetica, nota come DRD4-7R, presente in una persona su quattro al mondo. Essa è nota comunemente con il nome di Gene dell’Avventura: la variante rende le persone curiose, vogliose di andare oltre i confini e, se possibile, ancora più lontano. Le persone con questo gene risultano più propense a correre rischi e sono soggette ad un forte desiderio di esplorazione. Le persone con questo gene risultano più propense a correre rischi e sono soggette ad un forte desiderio di esplorazione."


Il punto di partenza di questo ragionamento è corretto: due varianti del gene DRD4, sono state associate a un comportamento attivo, indirizzato alla ricerca di nuovo esperienze. Il neuroscienziato Chuansheng Chen (Università della California) ha studiato queste varianti del gene DRD4 in più di 2 mila individui, provenienti da 39 popolazioni distribuite lungo i territori del primo grande viaggio della nostra specie: dall'Africa all'Europa. Chen ha trovato una maggiore frequenza delle varianti "avventurose" del gene DRD4 nelle popolazioni girovaghe rispetto a quelle più stanziali. Un artiolo di Chen, Population Migration and the Variation of Dopamine D4 Receptor (DRD4) Allele Frequencies Around the Globe, pubblicato su "Evolution and Human Behavior" nel Settembre 1999, mostra una chiara associazione tra la variazione dei recettori della dopamina D4 (DRD4) e la propensione alla migrazione. Ma una realtà complessa come la curiosità o il bisogno umano di esplorare non si può ridurre a un singolo gene. Lo spiega molto bene David Dobbs in un articolo pubblicato due anni fa su National Geographic Italia: L'inquietudine dei geni: "in effetti esiste una mutazione genetica di cui si parla spesso quando si affrontano questi temi: è una variante del gene DRD4, che serve a controllare la dopamina, un neurotrasmettitore prodotto dal cervello che ha un ruolo importante nei meccanismi dell’apprendimento e della ricompensa. La variante, di cui è portatore circa il 20 per cento degli esseri umani, si chiama DRD4-7R, e diversi studi la associano alla curiosità e all’irrequietezza."
Ma Dobbs mette in guardia contro facili entusiasmi: "Kenneth Kidd, un genetista della Yale University che vent’anni fa è stato tra gli scopritori della variante, avverte di non sopravvalutarne il ruolo. Come altri scettici, Kidd pensa che molti degli studi che collegano 7R alla tendenza a esplorare siano carenti dal punto di vista del metodo o della statistica".
Questa pubblcità ha acceso la mia curiosità. Sarà colpa di una variante del gene DRD4?

Andrea Mameli
Blog Linguaggio Macchina
1 Marzo 2015

P.S. Il nome DRD4-7R ritorna anche in altri prodotti correlati con il bisogno di avventura, come questo kit di sopravvivenza prodotto da EVR1:


What is the Adventure Gene? (landrover.com)