06 agosto 2016

Ha dormito 36 mila anni. Ora il vulcano si risveglia

Dopo un sonno durato 36 mila anni sembra dare segni di risveglio. È l'area vulcanica dei Colli Albani, alle porte di Roma, attiva a diversi chilometri di profondità. A stabilirlo, uno studio multidisciplinare condotto da ricercatori dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e dell’Università La Sapienza” di Roma.
Per Fabrizio Marra, ricercatore dell’INGV: «Il risultato sorprendente è che non solo il vulcano è tutt'altro che estinto, ma ha appena iniziato un nuovo ciclo di alimentazione delle camere magmatiche che potrebbe portarlo nel prossimo millennio, da uno stato dormiente a quello di risveglio.»
In quanto tempo il magma potrebbe riuscire a trovare una via di risalita e dar luogo a un'eruzione?
«Questo è difficile da stabilire con precisione. Quel che è certo è che i tempi fisici per cui ciò possa avvenire sono alla scala delle diverse migliaia di anni. Tutt'altra storia rispetto al Vesuvio, dove le eruzioni sono avvenute in tempi storici e i tempi di ritorno dell'attività vulcanica sono dell'ordine delle decine e delle centinaia di anni. Ai Colli Albani tutto procede con tempi delle migliaia e delle decine di migliaia di anni. A cominciare dai tempi di ritorno delle eruzioni.»
A quali risultati siete giunti?
«A partire da 600 mila anni fa ci sono stati 11 cicli eruttivi. L'ultimo, avvenuto al Cratere di Albano, è iniziato 41.000 anni fa e si è concluso intorno a 36.000 anni fa. Questo significa il vulcano deve considerarsi attivo e pronto per un nuovo futuro risveglio.»
I ricercatori hanno accertato che nel periodo di attività più recente, a partire da 100.000 anni fa, i tempi di ritorno si sono leggermente accorciati: circa 30.000 anni. Attualmente gli indicatori geofisici mostrano l’esistenza di una campo di forze estensionali ai Colli Albani e nell'area romana, compatibile con un sollevamento in atto e favorevole alla eventuale risalita di magma.
Ma allora i romani possono dormire sonni tranquilli o devono iniziare a temere di fare la fine dei pompeiani?
«Nessun elemento derivante dalle osservazioni geochimiche e geofisiche in atto lascia ipotizzare che un’eruzione possa avvenire né in tempi brevi né medi. Quindi, se una ricarica dei serbatoi magmatici è in atto, questa durerà senz'altro migliaia di anni prima che possa dar luogo a un'eruzione.»
Si fa presto a dire vulcani: le eruzioni sono ragionevolmente lontane nel tempo. In fondo, il rischio maggiore è costituito dalle emissioni di gas dal sottosuolo che si registrano in diverse zone dei Colli Albani: il Radon, il Disolfuro di Idrogeno e l’Anidride Carbonica, gas pericolosi per gli esseri viventi. In particolare il radon e i prodotti del suo decadimento sono la principale causa di esposizione alla radioattività naturale e rappresentano la seconda causa per tumore al polmone nel mondo dopo il fumo. Ma questi fenomeni, noti con il nome di degassamenti, sono causati più dal prosciugamento delle falde acquifere che da fenomeni connessi con le attività vulcaniche. Ancora una volta i pericoli vengono da mano umana.
Andrea Mameli
Articolo pubblicato il 5 Agosto 2016 nel quotidiano L'Unione Sarda, pagina della Cultura dell'inserto Estate



1 commento:

Anonimo ha detto...

Fra mille anni?
Ci sarà l'uomo fra mille anni?