23 settembre 2017

Antonio Taramelli, poeta e Indiana Jones, rivive nel discorso scritto (e mai pronunciato) nel 1917

[Foto: Annalisa Marini]
Oggi ho avuto l'onore di prestare la mia voce alle parole scritte un secolo fa da Antonio Taramelli (1868-1939).
L'occasione è stata un incontro, organizzato dal Comune di Serri e dalla Direzione scientifica dell'Area archeologica di Santa Vittoria, in cui sono stati illustrati i progressi nell'accessibilità del sito archeologico e si è ricordata la figura del grande archeologo lombardo a un secolo dal discorso che avrebbe dovuto tenere per l'inaugurazione del Regio Museo Archeologico di Cagliari, nel 1917.
Un discorso che non fu mai pronunciato, perché, come ha spiegato Ennery Taramelli, pronipote dell'archeologo e accademico dei Lincei, rimase nel cassetto a causa della Prima Guerra Mondiale: gli Unterseeboot, i sommergibili tedeschi, rendevano altamente insicura la navigazione nel Mediterraneo.
Di quel discorso, che ho immeritatamente letto di fronte a una sala gremita, a poche decine di metri da quel tempio a pozzo scoperto dallo stesso Taramelli nel 1907, che mi emozionava da bambino e mi affascina tuttora, mi hanno colpito alcuni aspetti, come l'ardore poetico e la grinta da Indiana Jones.


Mi ha colpito lo stile con cui Antonio Taramelli ha scritto quel discorso, rivolto al Prefetto e ai colleghi del Regio Museo e quel formidabile amore per l'isola dei Nuraghi: «Invitandovi, o Signori, a celebrare con me gli antichi fatti, le antiche testimonianze di questa terra di Sardegna, a noi tutti sommamente cara, non vi trassi a un'accademia di vuote immagini e di parole, ma vi trassi, lo dico ancora, a un rito».

Mi ha colpito il rispetto con cui il ricercatore si accostava ai resti del passato: «vi confesserò che ogni volta, e in dodici anni furono molte, ogni volta che per il dovere del mio ministero io dovevo strappare al nuraghe l'intricato e pittoresco viluppo dei suoi rovi e delle sue spine, ogni volta che in quelle belle rovine io doveva incidere il solco del piccone indagatore io sentivo quasi il rimorso di un profanatore».

Mi ha colpito, nelle parole di Ennery Taramelli, la sottolineatura del termine perturbante, adoperato dall'archeologo per definire il “mistero delle origini”, che è compito dell’archeologia preistorica portare alla luce. Un termine, come ha ricordato la storica dell'arte, a sua volta innamorata della Sardegna: «che fu introdotto da Freud per indicare qualcosa che riconosci come familare ma avverti nello stesso tempo come estraneo. Tra l'altro Freud introdusse quel termine in un lavoro che riguardava proprio l'estetica. Qualcosa che ti interroga e ti costringe a porti delle domande. E ti crea angoscia perché, come scrive Freud, “è un qualcosa di familiare alla vita psichica fin da tempi antichissimi, che le è diventato estraneo soltanto per via del processo di rimozione”.»

Secondo Ennery Taramelli «è proprio la ricerca della memoria delle origini a motivare a inizio Novecento due pietre miliari della letteratura europea, La ricerca del tempo perduto di Marcel Proust e L’Ulysses di Joyce. E non è certo un caso che sempre nei primi del ‘900 nascano l'archeologia preistorica e la psicoanalisi con Freud e Jung.»

Ennery Taramelli ha concluso con un auspicio: «dedicare il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari a mio bisnonno».


Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 23 settembre 2017

Via Antonio Taramellli a Cagliari




22 settembre 2017

Cosa ho imparato leggendo il Manuale di sopravvivenza dell’attore non protagonista di Ninni Bruschetta

Ci saremmo potuti incontrare sul set della fiction L'isola di Pietro, dove lui interpretava il padre di Caterina e io il patrigno di Diana, ma non accadde mai, nonostante le due ragazze avessero non pochi punti di contatto nella storia. Lui è Ninni Bruschetta, uno che tra cinema e serie tv ha lavorato in quasi 100 set. Io, che di set non ne conto neanche 10, da uno come lui ho solo da imparare.
Così, quando su Twitter ho visto la copertina del suo Manuale di sopravvivenza dell’attore non protagonista ho deciso di leggerlo.
Certo, l'aver scritto un "Manuale di sopravvivenza energetica" mi porta a interessarmi a tutti i manuali di sopravvivenza che incontro. Ma non è solo questo: essere (o meglio diventare) un "attore non protagonista" mi sembra un obiettivo importante e come tale richiede non solo preparazione ma anche consapevolezza. E la consapevolezza cresce quando c'è qualcuno che ti racconta la sua esperienza e la sua visione in tema.
In effetti il libro di Ninni Bruschetta si è rivelato un ottimo acquisto: mi ha insegnato qualcosa (in particolare nelle dinamiche interne alle produzioni), mi ha mostrato un impegno morale (nel capitolo sulla mafia vista dalle fiction), mi ha divertito (nei resoconti dei viaggi da un set all'altro e delle relazioni con gli altri attori), mi ha confermato alcuni punti fermi (per ottenere risultati serve impegnarsi seriamente e «Non bisogna mai farsi condizionare dalle proprie emozioni, bisogna saper essere freddi e veramente umili. Sempre»), mi ha motivato («Il fine del nostro lavoro, cioè il racconto, è un aggregante sociale e umano»).
Ninni Bruschetta sembra spinto da un desiderio genuino e da una sana voglia di analizzare criticamente: quello che ho imparato, in tanti anni di sacrifici e di soddisfazioni, quello che ho visto intorno ai set, quello che ho capito dopo essermi confrontato con registi, attori, produttori, funzionari di rete, voglio raccontarlo, senza giri di parole, a chi intende percorrere la stessa strada.
E, forse è la cosa più importante, questo libro aiuta a tenere i piedi per terra: «soprattutto, non createvi alcun genere di aspettativa: tutto ciò che inseguirete vi sfuggirà continuamente e niente vi darà mai pace e serenità».
Grazie Ninni.

P.S. E ora proviamo a organizzare una bella presentazione a Cagliari!

Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 22 settembre 2017



Autore: Ninni Bruschetta
Titolo: Manuale di sopravvivenza dell’attore non protagonista
Pagine: 176
Codice isbn: 9788876258473
Prezzo in libreria: € 16,00
Codice isbn Epub: 9788876259685
Prezzo E-Book: € 7.99
Data Pubblicazione: 25-02-2016

21 settembre 2017

"Last Christmas", il film di Christiano Pahler presentato in anteprima a Cagliari


Quando seppellire tua madre è un diritto negato, quando uno dei protagonisti ha parole gentili soltanto nei confronti di un cane, quando "L'amore è morto" diventa "L'amore è mirto", allora significa che sei dentro un film che ti racconta qualcosa di serio, ma facendo ridere.
Come in Last Christmas, l'opera prima di Christiano Pahler presentata in anteprima a Cagliari il 20 Settembre 2017. 
Sarà nelle sale dal 28 Settembre
In questo film riecheggia il grido di Kurtz «L'orrore! L'orrore!» che sembra rivoltarsi contro le rigidità istituzionali, contro l'incomunicabilità nei rapporti tra fratelli e con i concittadini del paese.
Non passa inosservata la fotografia, accurata e, la scelta del bianco e nero (tranne per alcune rare scene) e le scelte musicali (sempre in tema e mai fuori ritmo).
Ma il film di Pahler, girato quasi interamente a Serramanna (più una luminosa scena a Cagliari) è anche sano divertimento: l'acida l'alchimia tra i due fratelli mantiene un livello elevato per tutta la pellicola e gli inserimenti di personaggi secondari (quasi tutti di spessore) arricchiscono lo scenario senza (troppe) sbavature.
Il film, prodotto dalla società Guasco di Ancona, sostenuto dalla Regione autonoma della Sardegna e dalla Fondazione Sardegna Film Commission, è stato selezionato al Jagran Film Festival di New Delhi e ha vinto il primo premio come migliore lungometraggio al Movie Planet Film Festival.
L'anteprima di ieri sera al Greenwich di Cagliari
Quando un film è girato in Sardegna sento sempre chiedere quanti sardi sono stati coinvolti. Allora rispondo preventivamente a questa domanda: c'erano alcuni professionisti nella troupe (tra cui Claudio Marceddu direttore della fotografia, Federica Ortu assistente operatore, Francesco Caboni attrezzista di scena, Sara Sechi costumista, Maria Pilo truccatrice, Nicola Garau macchinista, Damiano Picciau elettricista); 19 attori sardi tra cui Gabriele Farci (Che strano chiamarsi Federico, di Ettore Scola), Giampaolo Loddo (Ballo a 3 passi di Salvatore Mereu), Gianluca Medas (Per Sofia di Ilaria Paganelli), Giulio Cancellli (Diverso da chi?, di Umberto Carteni), Giulio Neglia (La santa, di Cosimo Alemà) e 50 comparse.

Sinossi - La mattina della vigilia di Natale, la famiglia Mular subisce l’improvvisa perdita della mamma Anna Maria. I due figli della defunta, Antonio, tornato frettolosamente in Sardegna da Genova, e il fratello Francesco, incapperanno in (dis)avventure rocambolesche pur di dare una degna sepoltura alla loro madre scomparsa, scontrandosi con una burocrazia caotica e improvvisata, mista all’immobilismo che contraddistingue il piccolo paesino. Una giornata surreale e dai toni grotteschi in cui la famiglia Mular verrà messa a dura prova.

P.S. Una menzione speciale la merita sicuramente Olivieri, che nel film interpreta Merda, il cane più nero, più simpatico e più affettuoso che si potesse trovare per questa parte, l'unico in grado di restituire a Francesco un atteggiamento più umano e meno nevrotico.

Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 21 Settembre 2017
 

20 settembre 2017

Chiara e il filo di luce. L'ultima maestra di bisso a Cagliari il 22 settembre 2017

Chiara Vigo, l’ultima maestra di bisso marino, sarà a Cagliari il 22 settembre, per raccontare la sua tecnica di preparazione della "seta del mare", a partire dalla Pinna Nobilis, riconosciuta dall’UNESCO patrimonio dell’umanità. L'occasione è l'inaugurazione della mostra “Chiara e il filo di luce. La trasmissione orale dell’arte del tessere il bisso” (alle 18:00, nello Spazio San Pancrazio, Cittadella dei Musei, piazza Arsenale 1, Cagliari) che rientra nel calendario delle manifestazioni previste per Musei di Storie.
All'incontro parteciperanno: Giovanna Damiani (direttore del Polo Museale della Sardegna), Pierantonio Addis (ricercatore del Dipartimento di Scienze della Vita e dell'Ambiente dell'Università di Cagliari), Claudio D’Alessandro (ricercatore del Dipartimento di Pedagogia, Psicologia, Filosofia dell'Università di Cagliari). Coordina: Marcella Serreli (direttrice della Pinacoteca Nazionale di Cagliari).