06 ottobre 2018

Désert, un teatro di relazioni, che emozionano e spiazzano

Il teatro è una zattera di senso in mezzo alla tempesta del non senso
(Monica Morini)
Credits: Studio Azzurro, 2018
Se il teatro è l'arte delle relazioni, fra il pubblico, gli attori e la storia, allora il luogo della rappresentazione non è solo un dettaglio. Una dimostrazione, in questo senso, l'ha fornita Désert, regia di Leonardo Delogu, una performance iniziata nello spazio teatrale (il Teatro Massimo di Cagliari), proseguita a bordo degli autobus che hanno condotto il pubblico e gli attori fino alla zona industriale di Sarroch e si è conclusa, in serata, in una cava di ghiaia e sabbia.
«Désert - scrive la curatrice Maria Paola Zedda - senza rappresentare, abita il presente. Senza enunciare, evoca le coordinate storiche geografiche e culturali in cui agisce e si consuma il nomadico. Abita un tempo arcaico e insieme attuale come svelano i paesaggi che circondano lo spazio della performance: i luoghi del lavoro, le cattedrali industriali, coesistono con la solitudine dell'antico che si erge come monumento e monito alla domanda 'chi siamo?', lasciando apparire la visione sfocata di un'origine che cerchiamo ma non riusciamo a trattenere.»
La vastità dello spazio della rappresentazione ha consentito di allargare lo sguardo. Ma non è solo la grandezza del non palcoscenico a offrire abbondanti riflessioni. Anche il vento, vero, coinvolge tutti, come l'odore del fuoco, che raggiunge il pubblico senza finzioni. E poi quell'ingresso in scena di un gregge di pecore bianche e nere, condotte magistralmente dai pastori a compiere un carosello di fronte al pubblico, che emoziona e spiazza. Questa sensazione di disorientamento è forse la misura della nostra dipendenza dagli schemi a cui siamo abituati; una discrepanza cognitiva cheesprime, me ne sto convincendo ora, a distanza di tre settimane dall'evento, il nostro tasso di condizionamento in relazione ai temi affrontati da questa performance. Ma la chiave di lettura di tutta l'azione la troviamo in un'azione semplice e insieme estremamente complessa: l'atto del camminare. Un movimento reale, come quello compiuto dagli spettatori per raggiungere lo spazio della rappresentazione. E a un tempo movimento simbolico, quasi a rappresentare la ricerca di sé compiuta da ognuno di noi. Ma soprattutto quella che è l'essenza stessa di questa rappresentazione: le migrazioni e la loro naturalezza. Come è naturale camminare così dovrebbe esserlo spostarsi attraverso le vie del nostro pianeta. E qui la drammaticità dei movimenti messi in scena dai 6 attori (estremamente efficaci dalla prima all'ulima scena) e dai 34 figuranti (fondamentali per la costruzione dell'insieme) esprime tutta la complessità e la durezza che gli spostamenti planetari assumono oggi.

Credits: Studio Azzurro, 2018
Désert è una produzione della Fondazione di Sardegna, realizzata insieme a Fondazione Sardegna Film Commission e Sardegna Teatro e in collaborazione con Carovana Smi e Spaziodanza. Tra i mesi di aprile e agosto Sara Azzu, Donatella Cabras, Franco Casu, Rossana Luisetti, Francesca Massa e Johnny R. e del musicista Alessandro Olla per la composizione ed esecuzione live delle musiche.
Grazie al contributo di Fondazione Sardegna Film Commission, lo spettacolo è stato ripreso dal collettivo artistico milanese Studio Azzurro, coinvolto nell’intento di tradurre l’esperienza performativa in un elaborato video: un’opera nell’opera.

Credits: Studio Azzurro, 2018

Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 6 Ottobre 2018


Nessun commento: