01 maggio 2019

La mia intervista a Paolo Marcia sulla scoperta del crostaceo delle grotte: Alpioniscus sideralis

Articolo pubblicato sul quotidiano L'Unione Sarda il 25 Aprile 2019, con richiamo in prima pagina. 

(la prima pagina)
Vita di un gamberetto, da Oliena alle stelle
Nelle grotte sarde, palestre estreme per astronauti, spesso si incontrano interessanti forme di vita mai osservate prima. Il corso per astronauti ESA-CAVES, che per anni è stato svolto nel sottosuolo sardo, non coinvolge solo gli astronauti di diverse Agenzie Spaziali, ma anche un gruppo composto da: ingegneri, medici, tecnici e scienziati di varie discipline, compresi esperti di vita in ambienti sotterranei. È proprio in questo contesto che le nuove forme di vita ritrovate nelle profondità terrestri vengono campionate e successivamente analizzate con cura in laboratorio.
Una scoperta importante, avvenuta durante la missione del 2012, ha interessato un crostaceo studiato in dettaglio e descritto dal ricercatore sassarese Paolo Marcia (responsabile degli esperimenti biologici nel progetto di addestramento Astronauti) assieme ad altri ricercatori del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell'Università di Sassari e del CNR di Firenze.
La specie, appartenente all’ordine degli isopodi, è stata descritta morfologicamente e denominata Alpioniscus sideralis, dal latino "sidus, sideris": stella, in omaggio alle spedizioni spaziali.
Lo studio che descrive la nuova specie, è stato pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Zookeys nel dicembre 2018.
Perché al crostaceo è stato dato questo nome?
«Spesso, quando descriviamo una nuova specie è consuetudine dedicarla allo scopritore. Sideralis, si riferisce alle stelle e allo spazio profondo, quindi la specie in questo caso è stata dedicata agli astronauti di tutte le nazioni che hanno contribuito a questa bella scoperta».
Com'è avvenuta?
«Nel 2012, durante gli esperimenti di Biologia, degli astronauti in una grotta del Supramonte di Oliena, hanno osservato e catturato, in alcune pozze sul fondo di un fiume sotterraneo, i primi esemplari. Si trattava del mio primo anno di esperienza nel progetto ESA-CAVES. Tutto era un test. E devo dire che la prova è andata benissimo».
Quanto è durata la classificazione e cosa ha comportato?
«La classificazione non ha impegnato molto tempo, ma la descrizione delle nuove specie, comprese le analisi morfologiche del genere Alpioniscus, hanno richiesto diversi anni. E c’è da considerare anche il tempo dedicato alle analisi genetiche e a ulteriori, numerosi, campionamenti».
Possiamo immaginare che si potranno scoprire altre forme di vita sconosciute?
«Certamente! La vita è ovunque e si adatta a qualsiasi condizione ambientale, anche in sistemi estremi. Dobbiamo solo cercarla e naturalmente riconoscerla. Potrebbe anche trovarsi in altri pianeti dove le condizioni lo permettono».
Alpioniscus sideralis potrebbe essere presente anche in altre grotte sarde?
«Sì. Ne abbiamo osservato la presenza anche in altre cavità. Anzi, direi con certezza che possiamo aspettarci altri e numerosi ritrovamenti. Un nuovo lavoro verrà pubblicato a breve: ci saranno davvero delle belle sorprese».
Il programma di formazione ESA-CAVES (Cooperative Adventure for Valuing and Exercising human behaviour and performance Skills: Avventure in Cooperazione per valutare ed esercitare il comportamento umano e le doti individuali) prepara gli astronauti per lavorare in maniera sicura e proficua risolvendo i problemi tipici di un gruppo multiculturale, con diversa esperienza, in un ambiente alieno, con poche risorse, scarse comunicazioni, e con alterazione dei ritmi circadiani. Le squadre si avventurano in aree per loro inesplorate seguendo le procedure applicate nello spazio e questo consente loro di lavorare e risolvere i problemi, ma anche di simulare la vita e la convivenza nella Stazione Spaziale Internazionale. Gli astronauti si esercitano anche all’esplorazione di altri pianeti e per questo condurre ricerche in ambienti inospitali diventa determinante per la riuscita delle future missioni su altri corpi celesti.
ANDREA MAMELI
L'Unione Sarda 25 Aprile 2019



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