18 aprile 2022

Nicolas Eymerich non è più solo

Penso proprio che ora Valerio Evangelisti sarà andato a trovare Nicolas Eymerich. Era l'unico che poteva trovarlo. E l'avrà fatto di sicuro. Ma questo pensiero non allevia il dolore per la perdita di un grande scrittore e amico.

Nel 2007 quando gli chiesi se le sue opere fossero inquadrabili entro i confini dei generi letterari, Valerio mi rispose senza esitazioni: "Credo che i miei romanzi, almeno quelli con Eymerich protagonista, siano difficilmente inquadrabili in un genere preciso. Fantascienza, horror, avventura? Francamente, è un problema che non mi sono mai posto."

L'avevo conosciuto nel 1996, a Bologna, l'anno in cui la saga dell’inquisitore ebbe inizio. Da allora tra interviste, recensioni dei suoi libri (ma una incredibilmente la fece lui a un mio libro) e (vani) propositi di incontrarci in Sardegna, ci siamo sentiti molte volte. 

Nel 2009 partecipò al festival della storia (organizzato da Gianluca Medas) con un video (applauditissimo) "Parole che narrano scenari futuri, scenari potenzialmente apocalittici dipinti dai grandi della Fantascienza".

Ho apprezzato molto le avventure di Nicolas Eymerich, l'inquisitore spagnolo intelligente, cinico e politicamente scorretto, protagonista dei suoi libri per me più belli. Qualche anno fa chiesi a Valerio se sapeva spiegarsi il successo di questo suo personaggio. Mi rispose: "Eymerich non è totalmente cattivo, la sua crudeltà nasce da una sorta di idealismo. Senza contare che è sempre molto superiore, per intelligenza e cultura, a tutti i suoi nemici. Piace perché è una figura credibile, che riassume tendenze negative, intolleranza, asocialità, autoritarismo, presenti in molti di noi e nella società."

Una grande perdita. Come Uomo, come Scrittore e come Amico. 

Andrea Mameli (Linguaggio Macchina, 18 aprile 2022)


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