11 ottobre 2006

Un centro della Scienza in Sardegna?

bambini giocano con la scienza a San Francisco: Exploratorium
Sarebbe meraviglioso. Una struttura concepita con i più moderna criteri della museologia scientifica. Aperta a contributi di tutte le discipline scientifiche ovviamente, ma anche all'incontro con l'arte (per esempio con sperimentazioni sulla percezione, sulla creatività, sulla rappresentazione, sui modelli, sullo scambio fecondo tra "culture"), l'analisi storica e sociale (per esempio in relazione al progresso, alle implicazioni dell'innovazione tecnologica nella produzione industriale e nelle condizioni di lavoro, nel rapporto fra scienza e guerra e tra scienza e pace). Ieri a Polaris (il parco scientifico e tecnologico della Sardegna, con sede a Pula, 40 km da Cagliari) si è parlato di questo. In particolare con le relazioni di Manuela Arata e di Paola Rodari.
Manuela Arata (Presidente del Festival della Scienza di Genova, e per questo Premio Andersen 2005) ha illustrato il crescente valore che, in Italia e all'estero, riscuotono gli eventi (come i festival) e i luoghi (come i centri della scienza). Paola Rodari (docente di museologia scientifica alla SISSA di Trieste e ideatrice di alcuni Science Center italiani) ha illustrato il significato dell'espressione Science Center e ha tracciato un quadro delle realtà esistenti in Italia e all'estero.
La speranza è che il seme lasciato depositare durante il convegno di Pula possa essere messo nelle condizioni di germogliare e di crescere. L'auspicio è duplice. Innanzitutto serve che le istituzioni locali, una volta compresa - e non sembra, a sentire gli interventi della parte politica ieri mattina, ancora pienamente compresa, purtroppo, se si eccettua l'assessore alla cultura della provincia di Cagliari, Luciano Marrocu, al quale invece l'idea piace e anzi vi aggiunge qualche intelligente contributo progettuale - l'importanza (culturale, sociale, educativa, economica e turistica) legata alla creazione di un centro della scienza (come ha sottolineato Carla Romagnino, presidente del Comitato Scienza Società Scienza, e la stessa Manuela Arata).
In secondo luogo si può - e a mio avviso si deve - fare in modo che le iniziative (attività di divulgazione scientifica, interazioni arte/scienza, esposizioni, mostre, convegni, apertura al pubblico di dipartimenti e centri di ricerca, giocoleria scientifica, educazione informale, laboratori per le scuole come quelli che Scienza Società Scienza ha presentato oggi a Polaris e attiverà durante il festival tuttestorie del quale parleremo diffusamente in seguito) condotte fino ad oggi, non rimangano esperienze isolate ma si possano in qualche modo (come suggerito a più riprese da Paola Rodari e dal Presidente del Consorzio 21, Giuliano Murgia) coordinare, mettere in relazione, porre in attiva collaborazione reciproca.
Le due posizioni solo apparentemente possono risultare antitetiche. La creazione di un centro della scienza non esclude, anzi può trarre giovamento, dalla presenza di una rete di "luoghi della scienza" (laboratori di dipartimenti, centri di ricerca, aziende, aperti periodicamente alla fruizione di gruppi organizzati) opportunamente organizzata e, particolare non secondario, adeguatamente preparata.

Oggi, come non mai, all'indomani di una giornata di lavori (cui sicuramente seguiranno altre occasioni di approfondimento) che ha regalato momenti di altissimo livello (accanto, a dire il vero, a qualche piccola caduta di stile da parte di relatori assai blasonati) non possiamo che ritenere fondata la speranza.

Andrea Mameli, 11 ottobre 2006

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