15 dicembre 2007

In corsia con il Dottor Positrone.

Dal ciclotrone degli annni Trenta alla Pet del Brotzu di Cagliari.
Osservare l’attività cellulare e riconoscere le alterazioni, arrecando il minimo disturbo. Quello che non molti anni fa era un sogno per la medicina oggi è realtà. Si tratta di una delle affascinanti storie di collaborazione tra la fisica e le scienze della vita. Tutto ha inizio nel 1929, quando il fisico Ernest Orlando Lawrence inventa il ciclotrone: il primo acceleratore di particelle. Nel 1932, studiando la radiazione cosmica, Carl David Anderson scopre il positrone: particella elementare dotata della medesima massa dell'elettrone ma carica elettrica positiva. Nel 1953, al Mit di Boston, il fisico Gordon Brownell realizza il primo sistema in grado di fotografare la cosiddetta annichilazione, ovvero la produzione di fotoni, quindi di luce, in seguito allo scontro tra positroni immessi artificialmente nell’organismo e gli elettroni che lo compongono. Dopo una ventina d’anni di perfezionamenti tecnologici la diagnostica per immagini ha visto la nascita dei primi sistemi in grado di mostrare l’attivazione di aree del cervello in relazione a specifiche azioni, come parlare, ascoltare, muovere una mano. Stiamo parlando della Pet: ovvero la tomografia basata sull’emissione di positroni, strumento sempre più usato nella diagnosi dei tumori e nella verifica precoce di deterioramento cerebrale (Alzheimer). Ma oggi in medicina gli acceleratori hanno una duplice funzione poiché alla creazione di immagini si affianca oggi anche la terapia: le radiazioni usate per la diagnosi possono costituire anche un efficace mezzo per il trattamento.
Ieri a Cagliari, nel corso di una conferenza stampa, sono stati presentati i risultati di tre anni di attività della Pet dell’Azienda Ospedaliera Brotzu: oltre 5 mila pazienti, dal maggio 2005 a oggi, hanno usufruito di questo prezioso strumento diagnostico (senza quindi doversi sottoporre a pesanti e costosi viaggi della speranza fuori dalla Sardegna). Nel corso dei primi due anni le sostanze traccianti provenivano dall’estero, ma da 11 mesi, da quando cioè è stato attivato il ciclotrone del Brotzu, la produzione delle sostanze indispensabili all’esecuzione della procedura diagnostica vengono prodotte interamente in loco. La scelta, ha spiegato Livia Ruffini, medico nucleare, responsabile del progetto dell’ospedale cagliaritano, è stata guidata dalle esigenze del territorio in relazione alla diffusione delle patologie da diagnosticare.
"Al tracciante tradizionale, l’Fdg, grazie al quale si osserva il consumo anomalo di glucosio nelle cellule di cuore e cervello e nei tumori, da pochi giorni abbiamo affiancato altri due traccianti, la C-Colina, utile per la diagnosi precoce del tumore alla prostata e la N-ammonia. Quest’ultimo fornisce immagini dell’alterazione del microcircolo cardiaco. Il nostro centro è l’unico in Italia conforme alle direttive comunitarie GMP, Good Manufacturing Practices, e siamo abilitiati ai protocolli internazionali di ricerca farmacologia."
La Pet è anche uno strumento utile nella valutazione dell'efficacia di nuovi farmaci: "E questa – ha sottolineato Livia Ruffini – è una delle linee di ricerca sulle quali ci stiamo muovendo per l’immediato futuro. Abbiamo in programma, per i prossimi mesi, di monitorare la terapia genica."
Una collaborazione interdisciplinare, tra medici, farmacologi, fisici e informatici (il sistema di distribuzione delle immagini è stato creato dal CRS4) che consegue risultati di altissimo livello. Un gruppo in costante crescita, quello guidato da Livia Ruffini, che ha permesso anche di riportare in Sardegna alcuni giovani laureati (in fisica e in biologia) che avevano intrapreso carriere di ricerca lontano dall’isola.
Andrea Mameli. L'Unione Sarda, pagina 33, 15 dicembre 2007

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