10 gennaio 2008

Riccardo Mancini, l'editore dalla parte della Ragione (L'Unione Sarda, 10 gennaio 2008)

mancini unione mameli In un Paese come l'Italia, credulone al punto da assuefarsi agli oroscopi sui quotidiani (e, quel che è peggio, anche nelle radio e tv di stato) pensare di pubblicare libri dedicati alla razionalità e alla cultura scientifica sembrerebbe una scommessa persa in partenza. Invece la casa editrice Avverbi questa scommessa l'ha vinta: festeggiando i suoi primi dieci anni di attività, il 21 dicembre, ha esibito cifre lusinghiere: 60 volumi pubblicati, quasi tutti di autori italiani esordienti, 16 dei quali ristampati, per un totale di 160.000 copie distribuite in Italia. All'epica molti di questi titoli (ad esempio “Sei un sentitivo?” di Massimo Polidoro, o “Fantasmi” di Ronald C. Finucane, entrambi del 1997) non sarebbero stati acccettati da case editrici “serie”. “Un editore – ha dichiarato Piero Angela in occasione del decennale – che fortunatamente si occupa della zona razionale del cervello, e intelligentemente svolge un’opera di diffusione culturale laica.”
Il principale pregio dell'operazione, oltre alla meritoria pubblicazione di libri divulgativi di alto livello, risiede nell'aver dimostrato che esisteva un pubblico interessato a capire, andando oltre la superficie dei fatti, un pubblico che in dieci anni è cresciuto fino a convincere molti altri editori a affrontare queste tematiche. Avverbi ha aperto un solco culturale, una breccia editoriale, che permette agli italiani di leggere la realtà sotto nuove angolature.
Per una triste ironia della sorte i festeggiamenti per i 10 anni di Avverbi sono durati solo dieci giorni: il 31 dicembre, senza preavviso, il cuore di Riccardo Mancini, fondatore della casa editrice, ha smesso di battere. Giornalista professionista, animato da curiosità e rigore, smascherava truffe anche in qualità di presidente del Cicap (il comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale) di Roma. Puntava a scindere la scienza dalla credenza, ma lo faceva onestamente, senza preconcetti, con lo spirito di chi sa valuta ogni posizione nel rispetto della verità documentabile. Riccardo Mancini definiva Avverbi una casa editrice scettica, animato dal desiderio di smontare la credulità popolare, le bufale, le illusioni e tutti i presunti fenomeni misteriosi.
Così lo ricorda Daniele Barbieri (giornalista, per alcuni anni anche a L'Unione Sarda, coautore con Mancini dell'antologia di fantascienza “Di futuri ce n’è tanti”): “Riccardo era un gatto. Era geniale. Era giocoso. Era un giornalista onesto, specie sempre più rara. Ed era soprattutto generoso. Una risata contagiosa, una testa piena di idee. Riccardo Mancini è morto a 56 anni, d’improvviso. Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo bene lo ricorda in Lotta Continua, nei movimenti, a lottare in ospedale perché la tanto attesa riforma sanitaria non fosse una beffa, poi a rinunciare al posto sicuro perché gli piaceva mettersi in gioco.”
Con Mancini scompare un raro esemplare di editore, insieme giornalista d'inchiesta e divulgatore scientifico. Ma il progetto scettico avrà sicuramente lunga vita, se è vero che, per dirla con il filosofo Eric Hoffer, in un'era di cambiamenti colui che impara erediterà il mondo, mentre chi tutto sa è equipaggiato per un mondo che non esiste.

Nessun commento: