15 maggio 2009

Rivoluzione verde: la lezione sarda del professor Rifkin (L'Unione Sarda, 15 maggio 2009, Cultura, pag. 44)

Jeremy Rifkin Pula 14 maggio 2009 foto Marco Cogoni L'economista Usa a Pula
Come affrontare la complessità, le crisi e i mutamenti che stiamo vivendo? Con una nuova rivoluzione industriale. E con un nuovo modello di sviluppo, basato sulla distribuzione dell'energia e dell'informazione. Ne è convinto l'economista Jeremy Rifkin, intervenuto ieri al venticinquesimo congresso Nielsen, che prosegue fino al 17 maggio al Forte Village di Pula. Il tema, dell'incontro, “Le relazioni virtuose, come cambiano i rapporti nell'economia dell'esperienza”, è stato affrontato da Rifkin (autore di best seller come L'economia all'idrogeno) con decisione: «La disponibilità di energia a basso costo, uno dei pilastri dello sviluppo economico, sta crollando: serve una svolta epocale».
Rivolgendosi a una platea di oltre 400 imprenditori e manager provenienti da ogni parte d'Italia, Rifkin ha ricostruito la storia delle rivoluzioni industriali, vista come una discontinua convergenza tra informazione e energia. «Nel 4000 avanti Cristo i Sumeri hanno avuto bisogno di inventare la scrittura per gestire la nascente economia agricola, basata sull'energia solare convertita in cereali. Analogamente in Cina e in Messico. Poi nel 1880 l'invenzione delle rotative ha portato alla convergenza tra la stampa automatizzata e il motore a vapore, già attivo da oltre un secolo. Poi il secolo scorso, non essendo più sufficienti stampa e energia da carbone, si è verificata la rivuoluzione comunicativa del telefono insieme a quella energetica del petrolio. E oggi, con l'enorme innovazione data da Internet, dalla diffusione delle tecnologie Open Source e dalla stessa telefonia cellulare, ci apprestiamo a realizzare una nuova convergenza: con l'energia rinnovabile e distribuita».
Ma Rifkin non si è limitato a una fotografia dell'esistente e ha illustrato la sua visione del mondo (espressa anche nel suo volume Il sogno europeo. Come l'Europa ha creato una nuova visione del futuro che sta lentamente eclissando il sogno americano pubblicato in Italia da Mondadori nel 2004): «Oggi il Pil europeo sta superando quello Usa, perché avete un mercato più ampio e avete colto più in fretta i segni del cambiamento». Ma c'è un altro fatto che per Rifkin fa dell'Europa il modello da seguire: l'impegno per la riduzione dei gas serra, per l'incremento dell'energia da fonte rinnovabile e per la riduzione dei consumi, il modello venti, venti, venti. «I cambiamenti climatici sono una scottante realtà, non possiamo far finta di nulla: l'aumento della temperatura del pianeta ci impone un ripensamento. Come pure la finitezza delle fonti fossili: carbone, petrolio, gas e uranio finiranno»
Cosa fare allora? «Produrre energia da fonti rinnovabili e in modo distribuito, cioè da centrali piccole, da posizionare sul tetto delle case e delle industrie. Gli edifici devono essere costruiti non solo migliorando il risparmio energetico, ma anche producendo energia essi stessi. Accumulando poi l'energia per mezzo dell'idrogeno e garantendo così la continuità di cui abbiamo bisogno». Un sogno? «In Spagna e in altri Paesi europei lo stanno facendo. Datevi da fare anche voi».
Andrea Mameli
[Rifkin a Pula, 14 maggio 2009, foto Marco Cogoni]

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