14 ottobre 2009

Giro del mondo a bordo dell'arte (L'Unione Sarda 4 ottobre 2009)

plexus
L'originale esperienza di “Plexus” che, tra mostre e incontri, affronta i temi cruciali del nostro tempo
Sandro Dernini e una navigazione lunga 27 anni
Domenica 04 ottobre 2009

Una navigazione che dura da 27 anni. Un percorso culturale che affonda le radici nei movimenti artistici degli anni Settanta e oggi si ripresenta con una massiccia presenza in Internet e nuove iniziative. Si intitola “Plexus” e si è sviluppato in quattro continenti, a partire da New York, nel 1982, per poi toccare varie zone della Sardegna, fino a Sidney, Dakar e molti altri luoghi. Oggi la storia di questa esperienza multiculturale rivive in un libro: Plexus Black Box (Editrice Università La Sapienza, 330 pagine, 23 euro).
L'autore, Sandro Dernini, incarna la stessa essenza di “Plexus”, essendo al tempo stesso scienziato e artista. Laurea in Biologia a Cagliari e Dottorato di ricerca alla New York University, dal 2007 lavora all'Istituto nazionale di ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione. Dernini è coordinatore del Forum sulle Culture alimentari del Mediterraneo e della Rete euromediterranea sulle Culture alimentari, nonché del Comitato italiano “Nutrire la Mente, Combattere la Fame”.
Il libro non illustra solo il cammino, lungo e articolato, di questa originale esperienza artistica, ma scava alla ricerca delle chiavi di lettura del nostro tempo. Per questo Plexus Black Box rappresenta un utile solco scavato tra arte e scienza, uno spaccato al quale ci si può avvicinare per osservare un mondo poco visibile ma non per questo meno vivo. Quello dell'arte che si mischia con la quotidianità, che si incrocia con la ricerca scientifica, che esamina e fa rivivere la storia. «Il linguaggio metaforico dell'arte - spiega Dernini - può consentirci di superare i confini dei campi specialistici, lavorando in strutture concatenate. Spazio-tempo, arte, scienza, storia, possono solo essere compresse in un continuum in evoluzione, mai consumato, di cui abbiamo solo una percezione imperfetta attraverso i suoi sviluppi e salti o discontinuità. La metafora di “Plexus” è il serpente che si mangia la coda e in questo modo si nutre di se stesso e non si consuma ma si trasforma continuamente».
Richiamando lo storico Morse Peckham, secondo il quale l'arte è “un meccanismo di adattamento” in quanto costituisce un'opportunità di sperimentare il disordine, Dernini stabilisce che la creazione artistica e la sua fruzione rappresentano per la specie umana un modo per addestrarsi alla percezione del caos.
La storia di “Plexus” raccontata da Dernini è anche una storia di sensibilità e di attenzione verso le forme contemporanee di schiavitù e insieme un grido di dolore contro la mercificazione dell'arte. Ma è anche un'analisi di fenomeni che danneggiano l'ambiente e lo stesso genere umano. Così le parole chiave di “Plexus” Erosions and renaissance (erosioni e rinascita) si stagliano in difesa della memoria, dell'identità, delle biodiversità, dei diritti umani. E se l'artista agisce, come si diceva un tempo, all'insegna dell'impegno civile, ecco che “Plexus” propone l'arte come strumento di rinascita: in questo contesto la Casa degli Schiavi nell'isola di Goree, in Senegal, oggi assediata dall'erosione marina, è diventata il simbolo di tutte le situazioni di degrado. Così il sito aborigeno australiano, anch'esso soggetto all'erosione.
I viaggi di “Plexus” hanno toccato New York, per discutere dell'erosione dei diritti umani, Barcellona per affrontare il rischio di calo delle capacità cognitive, hanno raggiunto la Sardegna (Cagliari, Carloforte, Gavoi) per dedicarsi al problema della desertificazione. Quanto agli accostamenti tra nutrimento e cultura gli animatori di “Plexus” ricordano che la combinazione di cibo e arte era la norma nel bacino del Mediterraneo da almeno 4 mila anni.
Secondo Dernini «è necessario collegare l'arte al concetto di benessere» e per rendere evidente l'impegno per la salvaguardia del patrimonio culturale e alimentare mediterraneo gli artisti di “Plexus” hanno costruito “l'Arca del Well Being”, presentata al Palazzo delle Esposizioni di Roma in occasione del Vertice mondiale dell'Alimentazione del 1996: “Mangiando l'Arte/Cogliamo il Meglio del Nostro Cibo/Cibo per Tutti”. Anche, e specialmente, in tempi di crisi «l'arte è una risorsa comunitaria per lo sviluppo sostenibile». Dernini mette quindi in risalto il ruolo dell'artista, autentico «difensore di conoscenza e bellezza che resiste all'erosione della memoria storica comune, contro il rischio dell'appiattimento culturale».
Richiamando ancora Peckham, secondo il quale l'arte sarebbe un meccanismo biologico di adattamento in quanto opportunità per sperimentare il disordine, Dernini stabilisce che la creazione artistica e la sua fruizione hanno lo scopo di esercitare la nostra percezione del caos, caratteristica tipica dell'ecosistema in cui viviamo.
La prossima tappa dell'“Arca del Well Being” sarà il congresso internazionale dedicato alla Giornata mondiale dell'alimentazione “La dieta mediterranea oggi, una dieta sostenibile”, in programma il 2 novembre a Parma. Per il vascello degli schiavi dell'arte, approdato nell'oceano telematico, la navigazione non è fatta soltanto di incontri e mostre: i video raccolti su Youtube e nel sito www.plexusforum.net costituiscono un grande patrimonio.
ANDREA MAMELI

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