21 settembre 2010

Scuola e divulgazione: quando la scienza cigola (intervista a Giorgio Israel, L'Unione Sarda, 21 settembre 2010)

giorgio israel Dopo il convegno nazionale dell'Ati “Energia e ambiente motori dello sviluppo” organizzato a Chia. Il docente di Storia della matematica Giorgio Israel analizza i passi indietro della ricerca italiana.
“Energia e ambiente motori dello sviluppo” era il tema del Congresso nazionale dell'Associazione termotecnica italiana (ATI) svoltosi nei giorni scorsi a Chia.
A Giorgio Israel, docente di Storia della matematica all'Università La Sapienza di Roma (Premio Capalbio con il libro “Chi sono i nemici della scienza? Riflessioni su un disastro educativo e culturale e documenti di malascienza”, Lindau, 2008) abbiamo chiesto di spiegare il suo invito a non ridurre la scienza a tecnoscienza contenuto nella lezione magistrale che ha aperto i lavori di Chia.
«L'intento della mia relazione - dice il docente - era di spiegare, con esempi, come il grande successo storico della scienza occidentale sia risultato da un'intima relazione tra ricerca di base, ricerca applicata e tecnologia, in cui la prima ha avuto un ruolo fondamentale. Basti pensare ai più grandi sviluppi storici sul piano energetico o alla realizzazione dei calcolatori digitali che ha cambiato la faccia del mondo ed è derivata da modelli teorici. Oggi questa relazione appare indebolita a sfavore della ricerca di base. Ho messo in guardia contro i rischi che derivano dal deperimento della scienza di base e che possono compromettere lo sviluppo stesso della tecnologia».
Possiamo giungere a una definizione semplice del concetto di energia?
«L'unica scienza che ammette definizioni semplici e univoche è la matematica, e anche in questo caso, purché si tratti di definizioni formali e quindi “vuote di contenuto”. Non appena si ha a che fare con concetti che sorgono entro contesti concreti complicati, la definizioni semplici possono essere fuorvianti, e chi rispetta la scienza non deve banalizzare ciò che è intrinsecamente difficile. Perciò a chi fosse interessato ad approfondire questo concetto, eviterei di dare formulette stereotipate, e risponderei piuttosto indicando una bibliografia di base di storia della scienza che ne illustri l'evoluzione».
Per la formazione dei futuri scienziati ritiene che la scuola italiana stia offrendo le migliori basi di conoscenza?
«Il sistema dell'istruzione italiano ha un'eccellente tradizione in questi campi. Fino a non molti anni fa un buon laureato in matematica o fisica otteneva con facilità un dottorato (PhD) negli Stati Uniti. In Italia, dall'Unità in poi, si è affermata un'eccellente tradizione ingegneristica. Purtroppo la scuola secondaria ha abbassato molto gli standard di preparazione nelle materie scientifiche sotto l'influsso di teorie pedagogiche e didattiche strampalate. Queste si oppongono al nozionismo in nome dell'esigenza di fabbricare “teste ben fatte” anziché “ben piene”. Sta di fatto che oggi fabbrichiamo teste ben vuote e incapaci di ragionare autonomamente. Questo la dice lunga circa le metodologie didattiche e le riforme adottate. Inoltre, l'introduzione delle lauree triennali e specialistiche, al posto delle lauree quadriennali, ha avuto effetti disastrosi sull'università e sulla preparazione dei laureati”.
Lei ha criticato le modalità spettacolari con le quali alcuni, in particolare Piergiorgio Odifreddi, si muovono nel territorio della divulgazione scientifica. Come fare per avvicinare la scienza alla società, e viceversa?
«Per dirla in estrema sintesi, occorre dare il senso del valore culturale della scienza e non ridurla a mero tecnicismo. Soltanto così i giovani possono essere attratti dalle materie scientifiche. Difatti nessuno ama ridursi a una visione meramente strumentale delle attività da svolgere nella propria vita e resta vivo il desiderio di confrontarsi con problematiche universali e che rispondono a domande di senso. Quanto alla divulgazione, la stampa dovrebbe occuparsi di meno di pretese “scoperte” sensazionali, di cui non si sa più nulla poco dopo, come il continuo annuncio del “gene di” (gene della paura, della gelosia, dell'infedeltà e consimili futilità), non dando risalto a personaggi che desiderano soltanto apparire sulle pagine dei giornali. Un mese fa è esploso l'annuncio della prossima fabbricazione di una “macchina del tempo”. Anni fa si dava per certa la clonazione di esseri umani. Basterebbe riflettere alla sorte di questi “annunci” per capire che con la scienza hanno poco a che fare e servono soltanto a renderla ridicola agli occhi delle persone che ragionano».
ANDREA MAMELI

L'Unione Sarda (Cultura, pag. 45) 21 settembre 2010

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