12 gennaio 2011

Jenny Gu (14 anni) tra gli sviluppatori di EteRNA: videogame dedicato all'RNA.

Jenny Gu Jenny Gu ha 14 anni. E la mamma pensava che al computer stesse perdendo tempo dietro a qualche videogioco. Invece Jenny il videogioco lo sta creando. E non si tratta di un gioco di puro intrattenimento: EteRNA, questo è il suo nome, è stato progettato da scienziati della
Stanford University (School of Medicine) e della Carnegie Mellon University. EteRNA fonisce ai giocatori quegli elementi di biochimica utili nello studio dell'RNA. Il coordinatore del progetto, Rhiju Das (docente di biochimica a Stanford) ha annunciato il debutto del videogioco ieri, 11 gennaio, insieme a Adrien Treuille (docente di informatica alla Carnegie Mellon University).
Jackie Gu played (foto a sinistra) partecipa allo sviluppo del videogioco EteRNA da quando (aveva appena teminato il primo anno delle superiori) scrisse a Das per chiedere un posto di stage estivo a Stanford. Non stupisce sapere che Gu è una studentessa modello, scrive sul giornalino della scuola, suona il violoncello e fa parte del club dei giovani matematici. Rhiju Das
Il 15 novembre Gu è rientrata a scuola, e ora a EteRNA dedica solo mezz'ora alla settimana: "E' veramente facile - ha commentato - le regole di questo videogame sono molto semplici”.
Nella foto a destra il biochimico Rhiju Das in posa accanto a un poster dell'RNA.

New video game makes game players Stanford professor's virtual lab assistants (Bruce Goldman, Stanford University) JAN. 11, 2011

EteRNA logo By playing EteRNA, you will participate in creating the first large-scale library of synthetic RNA designs. Your efforts will help reveal new principles for designing RNA-based switches and nanomachines -- new systems for seeking and eventually controlling living cells and disease-causing viruses. By interacting with thousands of players and learning from real experimental feedback, you will be pioneering a completely new way to do science. Join the global laboratory!

Online game helps predict how RNA folds (13 January 2011 by Bob Holmes. New Scientist)

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