06 febbraio 2011

L'arte degli animali e le etichette degli umani

Congo Nel 1957, poche settimane dopo il lancio dello Sputnik, Pablo Picasso acquistò un quadro e difese la reputazione dell'autore arrivando a mordere il braccio di un giornalista che ne criticava la produzione artistica, come ci ricorda un articolo del Times: [Congo the chimpanzee. Even Picasso was a fan (The Times, September 25, 2005)].
Ma è più strano il comportamento di un genio come Picasso o quello dello scimpanzé il cui quadro fu comprato dal pittore andaluso? Avete letto bene: scimpanzé. E per la precisione la mostra con i quadri dello scimpanzé, che si chiamava Congo, fu organizzata dall'etologo inglese Desmond Morris.
Nato nel 1954, Congo morì di tubercolosi nel 1964 e in tutta la sua vita realizzò circa 400 quadri. Congo
Gli esperimenti di Morris con Congo iniziarono casualmente: un giorno lo scimpanzé prese una matita e tracciò una linea, poi un'altra e un'altra ancora, finché allo studioso fu chiaro che si trattava di una precisa intenzione dell'animale. Intenzione di comunicare? Intenzione di giocare? Intenzione di ripetere un gesto senza apparente motivo? Forse un insieme di queste motivazioni. morris e congo Ma a mio avviso non una precisa intenzione di produrre arte. Più che altro siamo noi umani a appioppare etichette antropocentriche a quel che vediamo fare dagli animali.
Il concetto viene affrontato con decisione dallo stesso Desmond Morris nel suo "The Naked Ape" (New York 1967) e in scritti successivi nei quali l'etologo inglese sottolinea la vicinanza tra umani e primati non solo nelle attività essenziali della loro esistenza, come le attività basilari legate alla sopravvivenza, ma anche in altre circostanze riconducibili al gioco e alla necessità di appagare altre necessità oltre quelle primordiali.
Andrea Mameli, linguaggiomacchina, 6 febbraio 2011

"Una delle conclusioni, a cui ero pervenuto nel mio studio sugli scimpanzé, fu che noi umani condividiamo con le grandi scimmie un'intensa curiosità e un'energica giocosità. Secondo me quella giocosità innata è un elemento chiave nella creatività e nell'inventiva umana. La cosa triste delle scimmie è che una volta adulte perdono questa caratteristica. Fortunatamente, a noi invece questo non accade. Gli esseri umani mantengono la loro potenziale giocosità per tutta la vita. Si tratta di una qualità esclusivamente umana, che ci rende creativi, inventivi ed esplorativi (Homo ludens). Tutte le forme di gioco adulto sono l'estensione del gioco infantile, solo che "giocare" da adulti significa arte, letteratura, musica, danza, teatro, cinema, televisione, pittura, scultura, sport, ricerca scientifica ed esplorazione. Tutte queste forme di espressione umana possono essere considerate forme avanzate di gioco animale."
Desmond Morris in: Linguaggio muto. L'uomo e gli altri animali (Di Renzo, Roma, 2004)

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