04 maggio 2011

La sindrome dell'Isola di Pasqua e l'abuso scorretto dell'elettricità (Sardinews, maggio 2011)

Rapa Nui Michele Saba Andrea Mameli Il Manuale di sopravvivenza energetica di Andrea Mameli pubblicato da Scienza Express (Michele Saba, mensile Sardinews, maggio 2011)
Manuale di sopravvivenza energetica, scritto da Andrea Mameli, nella foto, ed illustrato da Fabrizio Piredda, racconta la grande sfida della questione energetica attraverso piccole azioni quotidiane. Il Manuale è la prima pubblicazione dell’editore torinese Scienza Express, che si propone di trattare temi scientifici in modo per tutti accessibile e interessante. Perché allora iniziare dalla questione energetica, che è spinosamente tecnica e, fino a pochi anni fa, interessava solo pochi specialisti e qualche ecologista? Il punto è che oggi l’energia è diventata argomento di pubblico interesse, anima i dibattiti tra le persone comuni. Addirittura, a proposito di uomini della strada, in questi giorni la città di Cagliari è tappezzata di manifesti per le prossime elezioni comunali e tra le promesse elettorali compaiono prominenti, in formato 6 per 3, molti pannelli solari ed energia sostenibile. Mi sembra riduttivo pensare che la consapevolezza diffusa derivi solo da questioni economiche, la benzina e le bollette erano care anche prima. Vorrei invece provare a spiegare il mutato interesse con la storia di Rapa Nui, l’Isola di Pasqua. Quando gli Europei arrivarono sull’isola, nel 1700, trovarono uno sparuto gruppo di locali, non più di 3000 persone, su un’isola dal clima subtropicale. La constatazione più sorprendente fu la vista delle grandi statue di pietra, vestigia di una civiltà grande e fiorente, che, nei cento anni successivi, furono tutte abbattute e rovesciate nelle guerre tra gli indigeni; le popolazioni locali furono poi annientate dalle razzie dei mercanti di schiavi e dalle malattie. Gli studi archeologici hanno mostrato però come in passato la popolazione dell’isola fosse numerosa, almeno 30000 abitanti che vivevano di agricoltura, allevamento e pesca. Come è stato possibile che una grande civiltà si sia praticamente estinta prima che arrivassero gli Europei? La caratteristica principale dell’isola è l’essere la terra abitata più remota, la più isolata dai continenti, un micropianeta a sè. Possiamo oggi ripercorrere oggi le tappe del progresso non sostenibile nell’Isola di Pasqua, l’aumento della popolazione, l’estinzione della selvaggina per l’eccessiva caccia, l’abbattimento dei grandi alberi per costruire, case, barche, i cantieri delle grandi statue. Le risorse esaurite non poterono essere ripristinate da interventi esterni, così che la fame e le guerre fratricide decimarono la popolazione e ne cancellarono la gloria passata.
Che cosa pensarono gli abitanti di Rapa Nui quando abbattevano l’ultimo albero o cacciavano l’ultimo uccello, quando si resero conto che la compromissione del loro ambiente li portava alla catastrofe ma non riuscirono ad evitarla? Possiamo chiamarla sindrome dell’Isola di Pasqua, ma a mio modo di vedere assomiglia molto alla sensazione che gli astronauti raccontano al ritorno dai viaggi in orbita attorno alla Terra: dicono di vedere il nostro grande pianeta come una minuscola isoletta sperduta nel cosmo, circondata da spazio inospitale a perdita d’occhio, un ambiente fragile dal quale non possiamo fuggire. La grande espansione della popolazione mondiale, la libera circolazione delle persone, delle idee, delle immagini e degli oggetti hanno creato in noi la consapevolezza dei limiti del nostro pianeta: sappiamo che non ci sono altri spazi da conquistare, non c’è un altro far west da colonizzare, con risorse illimitate e possibilità di espansione. E’ ormai chiaro a tutti che il nostro modello di sviluppo, basato sull’utilizzo di grandi quantità di energia, prodotta principalmente attraverso la combustione di carburanti fossili, carbone, petrolio e gas naturale, non è sostenibile nel tempo, cioè non potrà essere mantenuto nei prossimi decenni, per tante ragioni, la principale delle quali è che l’anidride carbonica prodotta nella combustione, la famigerata CO2 immessa in atmosfera, ha raggiunto concentrazioni tali da modificare il clima, dal quale tutti dipendiamo.
L’energia è ormai un bene primario, al pari di cibo e acqua, ed il compito che ci aspetta, eliminare l’utilizzo dei combustibili fossili, non è da poco; anzi la scala del problema è proprio spaventosa. Vogliamo usare l’energia nucleare? Serviranno 15000 nuove centrali, e considerando i problemi causati dalle attuali 400, non ci mette allegria pensare di costruirne una al giorno per i prossimi 40 anni. Vogliamo usare i pannelli solari? Prepariamoci per i prossimi decenni a coprire ogni giorno 60 milioni di metri quadri di terreno - cioè 6000 ettari - con celle fotovoltaiche o dispositivi similari. A lungo termine, le tecnologie alternative ai fossili possono risolvere la questione energetica, ma non in pochi anni, non nei tempi rapidi necessari per evitare lo sconvolgimento del clima al quale sembra che siamo destinati. L’unica via d’uscita è guadagnare tempo, ridurre drasticamente il nostro consumo di energia, mentre, a tappe forzate, sviluppiamo le energie rinnovabili. E così Andrea Mameli, che è un fisico, di giorno lavora alla costruzione di una centrale solare termodinamica, mentre di notte scrive i libri sul risparmio energetico: datemi il tempo di costruirla questa centrale solare!
Il manuale, pensato per interessare i lettori non specialisti, racconta dell’uso dell’energia per ogni piccola azione quotidiana, mostrando indirettamente come l’energia sia ormai un bene irrinunciabile. Attraverso i piccoli esperimenti domestici, il divertito e divertente maneggiare con forni, lavatrici, rubinetti e biciclette il lettore pian piano viene coinvolto nella missione di salvare il mondo. La mia impressione di consapevolezza diffusa sul risparmio energetico è confermata dallo straripante successo che il manuale sta riscuotendo online, recensito e commentato dai principali siti internet ed argomento di fitte discussioni nei social network. Segno positivo che i tempi cambiano e che è possibile agire in tempo per evitare di essere travolti da un progresso non sostenibile.

Nessun commento: