01 ottobre 2011

Pensieri sul set (1). Il "Video assist" modifica il lavoro del regista

video assist Prima del 28 settembre 2011 non sapevo quasi nulla di set: tutto il mio sapere si limitava alla lettura di articoli sul lavoro dei registi e sulla visione di alcunispoiler e backstage. Quel giorno ho iniziato una piccolissima esperienza di comparsa (in Bellas Mariposas, il film di Salvatore Mereu ispirato all'omonima opera di Sergio Atzeni) e ho scoperto un mondo di professionalità, metodologie, relazioni, tecnologie. Ho deciso di raccontarlo: saranno i miei Pensieri sul set.
Sia chiaro: prima dell'uscita del film non farò menzione delle scene o di altri particolari. Per ora mi limiterò a considerazioni e approfondimenti su ciò che ho visto e pensato. Posso solo dire che il set era a Cagliari nel quartiere di Sant'Elia.
Inizio il mio diario dal set a partire da un sistema che non avevo mai visto in azione: il Video Assist. Devo dire che me lo immaginavo proprio così: un monitor Lcd connesso con una videocamera installata accanto alla cinepresa. Uno strumento che mostra quel che vedono gli operatori, semplice e affidabile. Per prima cosa ho pensato che questo sistema deve aver modificato il lavoro dei registi. Certo, come spesso accade nelle professioni complesse e creative, alcuni non si adeguano alle novità: non tutti i registi amano questo sistema preferendo affidarsi agli operatori. Con il Video Assist è più semplice ricostruire le scene per le ripetizioni, per controllare gli angoli di ripresa, per riscontrare sovrapposizioni e per rifare le scene con le controfigure. La praticità dei monitor portatili per la visione in differita del girato è un ulteriore vantaggio introdotto da questo sistema digitale: ho visto il regista riguardare le scene durante le pause e ho intuito il valore dello strumento. Ma un'opera cinematografica è frutto di moltissimi fattori: le migliori tecnologie del mondo non bastano a fare un ottimo film. Il fattore umano, dalla creatività alle capacità organizzative, è sempre determinante.
Quanto alle modifiche nella professione del regista, trovo che la mia supposizione è sostenuta dalla fotografa Mary Ellen Mark in un articolo che restituisce il senso del cambiamento: secondo la fotografa di Philadelphia, autrice di migliaia di foto in centinaia di set di film, il più grande mutamento di visuale è stato l'intruduzione del Video Assist. "Prima le reazioni e le interazioni di un regista durante le prove e le riprese erano meravigliosi soggetti da fotografare. Ciò è particolarmente evidentemente in molte delle mie foto di Federico Fellini impegnato con i suoi attori e la sua squadra, dietro la sua camera. Oggi, durante una ripresa, spesso il regista non si trova accanto alla cinepresa, ma in una zona buia del set o in una tenda".
Condivido, per quel che può valere la mia opinione in questo campo, le osservazioni di Mary Ellen Mark. E aspetto di poter vedere un nuovo set per conoscere altre tecnologie per il cinema. La mia curiosità cresce anziché diminuire.
Testo e foto: Andrea Mameli - www.linguaggiomacchina.it

Note.
- The Bellboy, un film di Jerry Lewis del 1969, è stato il primo film con Video Assist sul set. Ma risale al 1945 il primo brevetto sul tema: System for supervising the taking of moving pictures
- A World Behind the Scene (Mary Ellen Mark, 2008): "Over the years I have worked on over a hundred film sets and made thousands of photographs. The greatest visual change on a film set has been the introduction of a video monitor - referred to as 'video assist' - which allows the director to look at a monitor and see exactly what the camera is seeing, rather than being behind the camera itself. Before the advent of the video assist, a director's reactions and interactions during rehearsals and takes were wonderful to photograph. This is particularly evident in many of my photographs of Federico Fellini working with his actors and crew from behind his camera. Today, during a take, the director is usually nowhere near the camera, but instead in front of a video monitor in a darkened area of the set or in a tent on location. This has cut out many photographic opportunities."

30 settembre 2011

Neutrini veloci, il contributo del CRS4 di Pula (L'Unione Sarda, 29 settembre 2011)

Unione Sarda neutrini CRS4 Quando la scienza cerca risposte importanti, come accade per la ricerca dei costituenti più intimi della materia, diventa indispensabile la collaborazione di numerose competenze. È il caso dell'esperimento Opera divenuto famoso per le misure anomale di velocità dei neutrini registrate nei laboratori dell'Istituto nazionale di fisica nucleare sotto la superficie del Gran Sasso, anche se era stato ideato per osservare un raro fenomeno di trasformazione dei neutrini (la cosiddetta “oscillazione”). L'esperimento è parte del progetto CNGS (“Cern Neutrinos to Gran Sasso”) che prevede il lancio di neutrini muonici dal Cern di Ginevra ai Laboratori del Gran Sasso, a 730 km di distanza, grazie al fatto che i neutrini attraversano distanze enormi in qualsiasi materiale come la luce attraversa il vetro di una finestra.
Questa collaborazione internazionale ha coinvolto anche un pezzo di Sardegna: il CRS4. Il centro di ricerca di Pula nel 2004 ha realizzato una serie di simulazioni dedicate alle strutture che vengono investite dal fascio di protoni utilizzati per generare le particelle coinvolte nell'esperimento CNGS. I ricercatori del CRS4 si sono occupati dei target, i bersagli costituiti da barre di carbonio verso i quali l'acceleratore lineare del CERN spara i protoni per poi ottenere i neutrini che a loro volta vengono lanciati verso i laboratori del Gran Sasso.
«Alcuni di noi - spiega Luca Massidda, uno dei ricercatori coinvolti nel progetto - si sono occupati di verificare la resistenza del target, mentre altri hanno effettuato le simulazioni per verificare la capacità di smaltimento di calore del sistema. Il nostro obiettivo consisteva nella creazione al calcolatore dei modelli di target più adatti all'esperimento: che fossero quindi in grado di assorbire l'enorme energia immessa con il fascio di protoni, resistendo alle fortissime sollecitazioni indotte e riuscendo anche a smaltire il calore sviluppato. Inoltre il CRS4 aveva il compito di verificare che l'intero sistema fosse in grado di smaltire l'enorme energia del fascio di protoni».
Andrea Mameli (L'Unione Sarda, Cultura, Giovedì 29 settembre 2011)

29 settembre 2011

I misteri di Quirra o delle antenne telefoniche? (Sardinews, settembre 2011)

sergio sulas I misteri di Quirra o delle antenne telefoniche? Li può spiegare una tecnica made in Sardinia. Una proposta tecnologica di Sergio Sulas per lo sudio dell'inquinamento elettromagnetico
di Andrea Mameli

La comunità scientifica studia da anni i possibili effetti biologici connessi con l'esposizione ai campi elettrici e magnetici e le manifestazioni elettromagnetiche di origine interna al pianeta Terra associate ai terremoti. Due ambiti di ricerca molto distanti ma per i quali potrebbe esistere una strada, suggerita da un imprenditore di Bolotana, Sergio Sulas, nella foto, 45 anni, laurea in Economia alla Bocconi di Milano, amministratore della GeoMagneticSystem e titolare dei diritti di brevetto internazionali di una bussola geomagnetica. Il progetto consiste nell'analisi di alcuni parametri terrestri. Alcune particolarità costruttive dei sensori sono simili. Come pure le problematiche di conversione dei segnali analogici dei sensori in segnali digitali. In altre parole la proposta è quella di una rete interferometrica.
In cosa consiste questo sistema di misure elettromagnetiche?
"Si tratta di un sistema ideato per misurare con continuità, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, i campi magnetici artificiali, ovvero quello che noi chiamiamo comunemente inquinamento elettromagnetico. Il sistema di misure elettromagnetiche, pensato per controllare aree geografiche estese, all'incirca un quadro di 50 chilometri di lato, è costituito da tre componenti: una rete permanente di stazione di monitoraggio, specifici sistemi hardware e software di acquisizione delle misure; sistemi per l'elaborazione dei dati."
Come funziona?
"Una tomografia elettromagnetica ambientale non è altro che la mappa di un'area geografica nella quale sono rappresentate tutte le sorgenti elettromagnetiche, il tutto in tre dimensioni. Una mappa che indica sia la distribuzione spaziale delle sorgenti dei segnali lettromagnetici, quindi la loro localizzazione, sia la natura fisica delle medesime: potenza e intensità dei segnali, direzione di provenienza, o polarizzazione e forma dei segnali, di natura impulsiva o sinusoidale. Inoltre la mappa rileva l'articolazione per bande di frequenza, il cosiddetto contenuto spettrale. Una tomografia elettromagnetica ambientale è una mappa che deriva da misure effettive e continue delle sorgenti dei segnali elettromagnetici e non da processi teorici di simulazione."
A cosa serve?
"Lo si potrebbe usare per realizzare delle mappe elettromagnetiche ambientali. La continuità delle misure nel tempo e l'adozione dell'interferometria a larga banda, una metodica il cui uso è consolidato in astrofisica, permette di realizzare delle mappe territoriali che possiamo denominare tomografie elettromagnetiche ambientali."
Quali risultati potrebbe fornire?
"Il sistema di misure elettromagnetiche può essere considerato come una infrastruttura tecnologica, l'intera rete di almeno tre stazioni fisse di monitoraggio, in grado fornire tomografie elettromagnetiche ambientali di aree in cui il problema dell'inquinamento elettromagnetico è particolarmente rilevante. Ad esempio per valutare l'impatto ambientale complessivo delle apparecchiature presenti nel territorio del Poligono Interforze del Salto di Quirra, oppure per valutare l'impatto ambientale complessivo della rete di telefonia mobile di un'area metropolitana. Inoltre lo sviluppo, la sperimentazione e la produzione di tecnologia di questo tipo, può rappresentare una rilevante opportunità occupazionale, peraltro con tecnologie pulite. La Sardegna ha zone con rilevante degrado ambientale che potrebbero rappresentare occasioni di sviluppo tecnologico da proporre in tutto il mondo. La proposta descritta è stata oggetto un anno fa di un mio colloquio con rappresentanti del National Physical Laboratory di Londra, in un ufficio governativo in Victoria Street reso possibile grazie al supporto prezioso del consolato Britannico di Milano".
Questo sistema ha qualcosa in comune con la bussola geomagnetica?
"Alcune particolarità costruttive dei sensori sono simili. Come pure le problematiche di conversione dei segnali analogici, provenienti dai sensori, in segnali digitali. I sensori che misurano i campi elettromagnetici hanno alcune caratteristiche costruttive simili rispetto al sensore della bussola elettronica e alcuni circuiti elettronici svolgono funzioni analoghe. Ma la finalità di utilizzo dei due apparati è completamente differente: da un lato, la misura dell'orientamento rispetto ai poli magnetici terrestri, eventualmente integrata con sistemi Gps e mappa mondiale sulla distribuzione del magnetismo planetario, dall'altro, misura dell'impatto ambientale delle infrastrutture create dall'uomo e dallo sviluppo tecnologico."
articolo pubblicato sul mensile Sardinews, settembre 2011

Comunicare i beni culturali. Design Per 2011. Cagliari 29 settembre 2011

Design Per 2011 - Piccoli Seminari Aiap
Giovedì 29 settembre ore 15.00 Facoltà di Architettura, Aula Magna, via Santa Croce 59
LA TRAMA. COMUNICARE I BENI CULTURALI
modera Andrea Mameli
intervengono:
Barbara Cadeddu (Docente Facoltà di Architettura, Università di Cagliari)
Giuseppe Basile (Domus, Art director)
Silvano Tagliagambe (Epistemologo, consulente Regione Autonoma della Sardegna)

28 settembre 2011

Anche il CRS4 nel progetto CNGS (CERN Neutrinos to Gran Sasso)

CNGS CRS4 Progettare un sistema sofisticato come quello che si cela dietro l'esperimento OPERA (laboratori INFN del Gran Sasso) richiede un ampio ventaglio di competenze. Uno di questi aspetti è stato curato dal CRS4 (Centro di ricerca, sviluppo e studi superiori in Sardegna) nel 2005: lo sviluppo di una simulazione numerica del bersaglio di carbonio contro il quale viene indirizzato il fascio di protoni, necessario a sua volta a generare i neutrini che vengono iviati da Ginevra ai rivelatori del Gran Sasso: è il progetto CNGS (CERN Neutrinos to Gran Sasso).
Il gruppo di ricercatori del CRS4, composto da fisici e ingegneri, aveva il ruolo di simulare la resistenza dei bersagli di carbonio, situati nella parte terminhale dell'acceleratore di protoni.

Proton Induced Thermal Stress Wave Studies in Solid Targets at ISOLDE and CNGS (studi del CRS4 e del CERN sullo stress termico)

Da un rapporto del CERN relativo alla progettazione dell'esperimento CNGS che coinvolgeva nel 2004 i ricercatori del CRS4 Luca Massidda e Francesca Mura: Proton Induced Thermal Stress Wave Studies in Solid Targets at ISOLDE and CNGS (R. Wilfinger et al) [file Pdf]

CNGS Massidda Mura CRS4

CNGS Massidda Mura CRS4

27 settembre 2011

Se la caffettiera parla con un coniglio: è il paradigma di Paraimpu. Social tool e fantasia.

Pintux Un Web fatto di tanti oggetti, una rete quasi pensante e dotata di connessioni semi-autonome: sono cose possibili o solo futuribili? Come si possono fare interagire apparati e sensori? Che cosa è Internet degli oggetti? Per cercare di rispondere a queste domande ho interpellato Antonio Pintus, informatico e ricercatore del CRS4 (Centro di ricerca, sviluppo e studi superiori in Sardegna). Antonio è co-autore, insieme a Davide Carboni e Andrea Piras, di un'applicazione chiamata Paraimpu.
All'interno del CRS4 Antonio Pintus, Davide Carboni e Andrea Piras fanno parte del gruppo LBS: Location and Sensor based Services che si occupa dell'integrazione di tecnologie mobili e geolocalizzazione per l'estensione di internet al mondo degli oggetti e dei luoghi concreti (Internet of things) con lo scopo di costruire nuovi servizi per le "future applicazioni" nei settori del turismo, dell'intrattenimento e della domotica.
Antonio cos'è Paraimpu?
«Paraimpu è un social tool disponbile sul Web che consente di connettere, inter-connettere, usare e condividere oggetti, cose, servizi fisici e virtuali nel contesto del Web of Things. Paraimpu è il frutto delle sperimentazioni di ricerca in quel campo di Antonio Pintus, Davide Carboni e Andrea Piras del gruppo LBS del CRS4. Con Paraimpu, le persone ora possono connettere i propri oggetti al Web e stabilire delle connessioni tra essi mettendoli in comunicazione. E' sufficiente che queste cose, questi oggetti, siano "smart" abbastanza da poter comunicare in Rete utilizzando i protocolli del Web (in pratica HTTP)». Paraimpu
Quali sono gli ingredienti?
«Non solo oggetti fisici come Arduino board, sensori, Chumby, Karotz e altre diavolerie elettroniche, ma anche "oggetti" virtuali già presenti sul Web: social network come Facebook, Twitter o Foursquare, per esempio, piuttosto che API, RSS feed, software e linguaggi per workflow artistico/musicali come Max/MSP, Quartz Composer, Processing, ecc...».
Ha tutta l'aria di essere uno squisito minestrone digitale?
«Possiamo dire che Paraimpu permette la realizzazione di mashup tra cose connesse sul Web, che siano oggetti fisici o virtuali connettendole tra loro. Ciascuna connessione può essere efficacemente configurata per realizzare delle trasformazioni o filtraggio dei dati, indispensabili in un ambiente così eterogeneo come il Web degli Oggetti».
Possiamo fare qualche esempio?
«Possiamo connettere un sensore di temperatura al nostro Facebook in modo che venga scritto sulla nostra bacheca un messaggio quando la temperatura rilevata supera, per esempio, i 30 gradi Celsius. Ma lo stesso sensore potrebbe essere poi connesso in maniera indipendente all'impianto di condizionamento d'aria per raffreddare l'ambiente sempre quando tale condizione è soddisfatta. Ancora, un sistema di rilevamento del consumo elettrico potrebbe essere connesso e configurato in modo che gli elettrodomestici con consumi più alti non si accendano mai contemporaneamente o che automaticamente il sistema informi l'utente quando il consumo di energia elettrica supera una certa soglia, per esempio mediante un Tweet o un messaggio sul display del suo Chumby. Paraimpu Inoltre, posso connettere Twitter alla mia installazione artistica interattiva e fare in modo che il suo comportamento venga modificato quando qualcuno nel mondo scrive un tweet con un particolare hashtag, tweet che poi può essere letto dal mio Karotz, il coniglio smart, al quale la mia “smart-caffettiera” potrebbe comunicare quando il caffè è pronto in modo che io possa essere vocalmente allertato. Insomma, spazio alla fantasia. L'unico limite nell'utilizzo di Paraimpu è proprio la fantasia».
Ma Paraimpu ha anche una dimensione sociale?
«Le persone possono condividere i propri oggetti con le altre persone, realizzando così un vero e proprio Web of Things sociale. Per esempio, se ho connesso a Paraimpu un complicato o delicato dispositivo elettronico che effettua delle misurazioni particolari sulla qualità dell'aria della mia città, perché non poter condividere i dati da esso prodotti con le altre persone che magari ne necessitano la fruizione? In questo modo si raggiunge anche l'effetto di evitare una duplicazione di un oggetto e degli stessi dati nel sistema. Meno doppioni = meno sprechi = green consumption».
Mi piace! Ma è semplice da usare?
«Paraimpu fornisce agli utenti sia la flessibilità di un sistema che permette di connettere al Web qualsiasi "oggetto" custom costruito dagli utenti stessi e con il massimo della libertà nella loro configurazione, sia componenti già pronti all'uso, orientati a tipologie di oggetti ben note: Arduino, Chumby, Karotz, Google calendar, Twitter, Pachube, Quartz Composer, ecc... Componenti con necessità di configurazione ridotta al minimo indispensabile. Attualmente Paraimpu è in versione alfa e man mano che lo sviluppo procede, anche grazie al feedback proveniente dai nostri utenti, stiamo cercando di semplificare il più possibile il suo utilizzo, ove possibile, naturalmente e sicuramente stiamo lavorando per renderlo sempre più completo e flessibile. Se qualcuno è interessato a provare il sistema e a diventare utente, batta un colpo! Pintux Paraimpu
Antonio, cosa vuol dire Paraimpu?
«Paraimpu è la versione Mogorese del termine in lingua sarda "Paralimpu", derivato dal termine in greco antico "Paranymphos" ed utilizzato per denotare una persona che agiva da intermediario per la "combinazione" di un matrimonio tra due persone. Abbiamo scelto il nome "Paraimpu" proprio per il suo significato di mediatore nella "connessione di entità"».
Ma cosa c'entra il THotel in tutto questo?
«Stiamo attivamente utilizzando Paraimpu per la connessione di oggetti anche molto eterogenei tra loro e i nostri utenti alpha (al momento circa 150) stanno usando e testando il sistema per la realizzazione delle più disparate applicazioni personali, connettendo tra loro cose, apparati elettronici e software anche condividendole con altri utenti. Una delle collaborazioni più piacevoli, interessanti e divertenti attualmente in corso è quella con gli artisti cagliaritani di Quit-Project che hanno realizzato una installazione permanente nell'alta torre circolare di vetro del Thotel, che domina la città. L'installazione consiste in 16 grandi LED RGB posti sulla sommità della torre, sia i colori che la loro frequenza come pure i gradienti vengono continuamente modificati mediante un workflow Max/MSP pilotato da Paraimpu in base ai dati provenienti da sensori geograficamente dislocati nel globo e che producono dati quali temperature, umidità, e altre informazioni. Insomma, nella sera l'effetto è piuttosto affascinante». T Hotel
Facciamo un passo indietro. A cosa può servire Paraimpu? O è una domanda che ha poco senso dato che domani si possono scoprire impieghi ora impensabili?
«Come si può evincere dai pochi esempi fatti sinora, Paraimpu può essere utilizzato in svariati campi applicativi del Web of Things: dal monitoraggio ambientale a scenari più prettamente ludici, alla domotica, all'entertainment, alle installazioni artistiche, come abbiamo visto. L'ingegno e la fantasia al potere!»
Ultima domanda: ma che cos'è questa Internet degli oggetti?
«In breve, l'Internet degli Oggetti rappresenta una (ulteriore) evoluzione dell'Internet così come dai più conosciuta. Evoluzione che intende una naturale inclusione di oggetti (di uso quotidiano) connessi e inter-connessi in rete. Andando oltre le classiche definizioni di IoT, che includono tecnologie di identificazione univoche degli oggetti come RFID, ecc… è interessante evidenziare lo sforzo verso l'integrazione degli oggetti utilizzando i diversi protocolli di rete oggi esistenti. Ancora, se tra i diversi protocolli consideriamo HTTP come quello di riferimento, andiamo verso quel (sotto)insieme dell'IoT noto come il Web of Things, dove questi oggetti diventano protagonisti del Web alla pari delle persone e dei siti, delle applicazioni, dei documenti, tutti accomunati da una sola lingua comune: i protocolli del Web. Parliamo non di uno scenario del futuro o di esperimenti geek, ma di una realtà già esistente: il Web degli Oggetti è ora e, seguendo lo slogan di Paraimpu: il Web degli Oggetti è qualcosa di più di cose connesse al Web, esso apre la strada a nuovi scenari, nuove applicazioni, come abbiamo visto, nuove prospettive. Il nostro sforzo, a livello di comunità globale operante nel Web of Things, è quello di rendere le nostre piattaforme e le nostre idee e tecnologie accessibili a tutti, un po' come quello che è successo con i social network e la loro ampia adozione».

Di Paraimpu ha parlato recentemente anche Postscapes, un aggregatore online e tracker dell'Internet of Things: IoT Interview Series: 5 questions with Antonio Pintus of Paraimpu. All'interno di Postscapes il Paraimpu Team è al 43° posto nella classifica TOP 100 degli Internet of Things Thinkers.
L'associazione culturale Quit-Project di Cagliari ha sperimentato un prototipo artistico basato su Arduino, controllato da Paraimpu e comandato a distanza per mezzo di Twitter.

Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it 27 settembre 2011

Le foto, autoscatto compreso, sono di Antonio Pintus

26 settembre 2011

Volete sapere come fa OPERA a misurare la velocità dei neutrini? Leggete il blog di Marco Delmastro "Borborigmi di un fisico renitente"

borborigmi e neutrini Volete sapere come fa OPERA a misurare la velocità dei neutrini spediti dal CERN ai Laboratori del Gran Sasso? E com'è stata determinata la distanza tra il CERN e i laboratori dell'INFN? E in che modo viene prodotto il fascio di neutrini? Allora vi consiglio vivamente di leggere qui: Considerazioni dopo il seminario di OPERA. Ovvero, di come si misura la velocità dei neutrini (superluminali o meno), è un post del blog di Marco Delmastro: Borborigmi di un fisico renitente. Marco è un fisico delle particelle e lavora al CERN di Ginevra nell'esperimento ATLAS. Ne capisce abbastanza per addentrarsi nella scienza e nella tecnologia, restituendo descrizioni che si lasciano capire anche dai fisici che fanno altro (come me) e dai non fisici. Basta scorrere i commenti al post. Borborigmi di un fisico renitente Marco ha letto attentamente il paper scritto dai ricercatori impegnati nell'esperimento OPERA (e da una delle sue risposte ai commenti apprendo che l'articolo non è stato firmato da tutti coloro che sono coinvolti nello studio, perché non ritenevano opportuno esporre i risultati già da ora) e ha seguito il seminario di Dario Autiero tenutosi al CERN il 23 settembre. Il modo rispettoso con cui Marco si rivolge ai lettori e la maniera con la quale si sforza di rendere le cose il più possibile comprensibili al maggior numero di persone me lo hanno reso subito simpatico.
Il bello dei blog è che si possono porre domande. Ecco i quesiti che ho postato sul blog di Marco:
1) Dato che l'esperimento ICARUS (Imaging Cosmic and Rare Underground Signals) cattura tracce di neutrini provenienti dal CERN (nella Sala B dei laboratori del Gran Sasso), potrebbe aver senso utilizzarlo per effettuare altre stime di velocità?
2) Anche OPERA rileva i neutrini prodotti dal Sole e creati dalle esplosioni di Supernovae e nel collasso di stelle di neutroni?
3) Come si fa a distinguere i neutrini provenienti dal CERN da quelli di origine naturale? In base alla direzione oppure si riesce a distinguere la diversa energia connessa con i diversi tipi di neutrini?

La conclusione del post di Marco Delmastro si aggancia a quella frase finale del paper di OPERA che tanto aveva colpito anche me: "Nonostante la grande significatività della misura riportata e la stabilità dell'analisi, il potenziale grande impatto del risultato motiva la continuazione dei nostri studi per investigare altri effetti sistematici ignoti che potrebbero spiegare l'anomalia osservata. Evitiamo deliberatamente di proporre una spiegazione teorica o fenomenologica del risultato." Marco Dalmastro
Scrive Marco Delmastro: "L'ultima frase mi sembra proponga il migliore atteggiamento di fronte a questo risultato. Prima di mettersi a speculare quale possa essere l'impatto di questo fenomeno sulla nostra comprensione del mondo, occorre essere sicuri che il fenomeno esista veramente. E dunque, eventualmente confermarlo, con analisi alternative degli stessi dati, e misure indipendenti da parte di altri esperimenti. Al lavoro."
Condivido al 100%.
Grazie Marco, ti seguirò spesso.
Andrea Mameli, 26 settembre 2011


P.S. Ecco le risposte di Marco alle mie domande.

@Andrea: al volo:
1) Non lo so. Non conosco il sistema di timing e trigger di ICARUS per poterti dire se avrebbe la risoluzione temporale necessaria.
2) OPERA è ottimizzato per cercare le conseguenze del passaggio di neutrini del tau, e vede molto bene neutrini muonici. I neutrini solari e astronomici sono (principalmente) neutrini elettronici.
3) In parte conta la direzione, ma soprattutto la "firma" legata al sapore dei neutrini è diversa. Semplificando molto, un neutrino di un certo tipo, interagendo con la materia del rivelatore, da origine al suo leptone corrispondente, dunque un elettrone, un muone o un tau a seconda del suo sapore originale. E queste tre particelle hanno modi molto diversi di interagire con il rivelatore.

25 settembre 2011

Abbracciare alberi e libri. Incontri piacevoli a Marrubiu

sequoia Ieri sera sono stato invitato a Marrubiu, a 80 km da Cagliari, a presentare il libro di Giuseppe Barbera "Abbracciare gli alberi, nella variopinta e stimolante iniziativa denominata "AlberiLibri". Mille buone ragioni per piantarli e difenderli" (Mondadori, 2011, 200 pagine, 17,00 €). Ho così potuto scoprire questo autore colto (in senso ampio, di cultura e coltura), uno che per capirci porta "gli studenti di Agraria a scoprire l'arte". E ho letto con piacere il suo libro, che inizia con Plinio il vecchio (gli alberi "sono il dono più grande fatto all'Uomo") e si conclude con l'invocazione a consumare di meno e consapevolmente. Barbera mi ha fatto riflettere sulla radice di parole come Foresta e sulla stessa parola Radice. Mi ha fatto ricordare che l'albero più grande del mondo, quella sequoia General Sherman, tentai (invano) di abbracciarla anch'io, nel 2000. E nella foto che ho pubblicato qui sopra si vede quanto sono piccolino in confronto. Ma la lettura del libro di Giuseppe Barbera mi ha fatto notare anche la coincidenza temporale tra la pubblicazione (con annessa vittoria al Premio Strega) per "Paese d'ombre" di Dessì, nel quale i libri sono una figura centrale, e le ricerche sui "limiti dello sviluppo" del MIT, entrambi del 1972.
Sono grato al Comune di Marrubiu, Sindaco Andrea Santucciu in testa, e alle bibliotecarie, Anna Paola Porcu in particolare, persone evidentemente sensibili alle foglie e alle pagine, per avermi invitato. E grazie all'architetto Giorgio Spiga, innamorato del suo territorio e della bicicletta, per la stimolante conversazione. Una comunità piccola ma molto vivace. Una Sardegna bella e forte, che non si perde dietro le parole. Una Sardegna che secondo me merita ascolto e rispetto.
Andrea Mameli, 25 settembre 2011
Foto: Raffaelangela Pani (Sequoia National Park, California, 2000)