28 gennaio 2012

Il razzismo prospera dove il QI è basso (Racism flourishes where the IQ is low)

Gordon Hodson Chi manifesta da piccolo un Quoziente intellettivo basso ha maggiori probabilità di coltivare pregiudizi da grande. Lo afferma uno studio, pubblicato dalla rivista Psychological Science, firmato da Gordon Hodson (Brock University, Ontario, Canada). La ricerca si è basata su test eseguiti in Gran Bretagna con oltre 15 mila persone, alle quali è stato misurato il Qi a diverse età. Alle stesse persone è stato poi chiesto un parere su frasi del tipo "Le mamme lavoratrici sono una rovina per le famiglie", "La scuola dovrebbe insegnare a obbedire all'autorità", "Io non lavorerei mai con persone di altre razze".
I bambini con quoziente intellettivo basso hanno mostrato le maggiori tendenze a fornire risposte marcatamente razziste.
Newsweek I ricercatori britannici valutarono con i mezzi allora disponibili l'intelligenza di queste persone all'età di 10 o 11 anni, e fra 30 e 33. Nel primo studio, è stata misurata l'intelligenza verbale e non verbale per mezzo di test basati sulle similitudini e le differenze tra parole, forme e simboli. Il secondo studio ha misurato le abilità cognitive nel ricordo di un numero, prove di disegno, la definizione di parole e la richiesta di individuare modelli e somiglianze tra le parole.

Bright Minds and Dark Attitudes. Lower Cognitive Ability Predicts Greater Prejudice Through Right-Wing Ideology and Low Intergroup Contact
Psychological Science. Received March 1, 2011. Accepted July 25, 2011.
Gordon Hodson, Department of Psychology, Brock University, Ontario (Canada)
Abstract
Despite their important implications for interpersonal behaviors and relations, cognitive abilities have been largely ignored as explanations of prejudice. We proposed and tested mediation models in which lower cognitive ability predicts greater prejudice, an effect mediated through the endorsement of right-wing ideologies (social conservatism, right-wing authoritarianism) and low levels of contact with out-groups. In an analysis of two large-scale, nationally representative United Kingdom data sets (N = 15,874), we found that lower general intelligence (g) in childhood predicts greater racism in adulthood, and this effect was largely mediated via conservative ideology. A secondary analysis of a U.S. data set confirmed a predictive effect of poor abstract-reasoning skills on antihomosexual prejudice, a relation partially mediated by both authoritarianism and low levels of intergroup contact. All analyses controlled for education and socioeconomic status. Our results suggest that cognitive abilities play a critical, albeit underappreciated, role in prejudice. Consequently, we recommend a heightened focus on cognitive ability in research on prejudice and a better integration of cognitive ability into prejudice models.

6 commenti:

Anonimo ha detto...

attenzione a non fare "razzismo antirazzista" : il QI è stato inventato e usato per discriminare, inferiorizzare e razzializzare i figli delle classi subalterne, i poco acculturati insomma la plebe o quelli che in Italia si chiamavano i cafoni o terroni del nord e del sud !
ergo è un metodo di pseudo misurazione dell'intelligenza fabbricato secondo lo schema cognitivo e le conoscenza degli "intelligentoni", in genere sociologi, pedadoghi e psicologi americani (iper embedded cioè asserviti al pensiero dominante) secondo i quali chi non si sitiuava nella media da loro stabilita era una sorta di ritardato mentale ... (qualcosa che ricorda l'atavismo lombrosiano !!!) ... fra l'altro ancora oggi la maggioranza dei figli degli immigrati italiani in Germania sonmo destinati alle classi differenziali perchè classificati come ritardati mentali (sicuramente non avevano interiorizzato l'odore e il sapore e il sapere dei wrustel e dei crauti ...) ... non è diverso da quanto è successo e succede in certi quartieri popolari di milano dove i bambini vengono classificati come casi H (handicap) ossia ritardati, perché così alcuni insegnanti sperano di far arrivare il sostegno per occuparsene; è vero che nei feudi leghisti c'è il tasso di abbandono scolastico più alto e la più alta percentuale di semi-analfabeti o analfabeti di ritorno (per questo i leader leghisti fanno comizi in dialetto e si comportano da rozzi per accattivarsi la fiducia popolano-padana...
l'emancipazione sociale attraverso la scolarizzazione è stata squalificata o addidata come inutile o non-pagante quindi i giovani sono stati spinti a imparare presto un mestiere e fare soldi cioè a diventare in fretta padroncini ... famelici che sanno bene che ci si arricchische schiavizzando altri (vedi i clandestini) ... questo è stato il "modello" di sviluppo della padania, della terza italia, del made in Italy, dei distretti (tanto eslatati dai sociologi ed economisti di sinistra ... cioè neo-liberisti); molto probabilmente questi signori leghisti hanno un QI alquanto basso perché poco scolarizzati o magari perché si misura anche sul non razzismo ... un QI DEMOCRATICO !!!! (O DA RAZZISMO DEMOCRATICO
P. S. non esiste l'intelligenza ! esiste solo l'acculturazione (autoritaria o meno) che fa parte della costruzione sociale di cui ognuno di noi è prodotto (vittima o meno) leggi:
- Leon J. Kamin: Scienza e politica del QI (Ubaldini-Astrolabio, Roma 1976);
- Eysenck H. J., Kamin L. J. Intelligenti si nasce o si diventa? Laterza, 2001, 1° edizione, 2a 2008

Ciao
Turi

Andrea Mameli ha detto...

Ringrazio Turi per il commento e per le letture suggerite: dedicherò attenzione al tema "QI" appena possibile. Non è un tema da affrontare superficialmente e acriticamente. Detto questo non vedrei letture ideologiche in un articolo scientifico. Gordon Hodson non afferma che tutti coloro che manifestano atteggiamenti razzisti hanno un QI basso o che chi ha un QI basso è necessariamente un razzista.
Abbiamo bisogno di studiare molto, tutti, tutto quel che accade. Solo conoscere ci aiuta a capire.

Unknown ha detto...

Il QI e' stato sempre sotto dibattito per essere di per se "razzista". In realta' non e' il QI in se ma l'uso che poi le persone ne fanno. Infatti il problema e' la definizione di intelligenza, da alcuni interpretata come mancanza di cultura generale, ma che in realta' nel caso del test QI e'rivolta piu' a captare abilita' come capacita' di fare connessioni logiche e la memoria a breve termine. Il suo uso per la definizione di patologie per chi riporta risultati estremi nel test e' comunque importante, e poi ci sono le variazioni fisiologiche all'interno della popolazione generale che pero' possono essere usate in maniera sbagliata. Non siamo ovviamente tutti uguali, e questo deve essere compreso come dato di fatto. Ogni associazione con comportamenti socio-culturali deve essere fatta e usata per migliorare eventuali aspetti critici della societa' e non per classificare le persone

Ovviamente e' banale aspettarsi che elevati livelli di QI si associano ad un alto livello di cultura. E' banale perche' lo studio stimola il cervello.
E' altrettanto banale, per quanto mi riguarda, pensare che persone con poca cultura generale siano tendenzialmente razziste e omofobe. La mancanza di conoscenza della storia e dell'uomo, porta alla creazione di falsi nemici, di paure ideologiche, semplicemente perche' diverse dalla proprio quotidianita', che rappresenta l'unica realta' conosciuta da persone di bassa cultura.

Per cui questo articolo, che tratta di associazioni (che come giustamente Andrea e' una tendenza, non una corrispondenza uno-ad-uno) a me non stupisce. In genere il basso QI si associa a bassa cultura, che si associa a razzismo.

Non sono una psicologa ne' una sociologa, per cui io ti posso dire il mio punto di vista dato dalle mie misere conoscenze da genetista. Mi sembra pero' che non si possa dare del razzista ad un metodo che intende misurare variazioni tra individui. I razzisti sono le persone che fanno di questo metodo un uso sbagliato.

Serena

Anonimo ha detto...

Ho sempre sostenuto la fallacità del QI come misuratore di intelligenza, se vi ricordate Cicil Burt nel lontano ’58 sosteneva che le persone con QI più alto avevano un reddito maggiore (lavoro smentito nel ‘97 da Tucker), ma anche recentemente Richard Lynn riuscì a pubblicare su Intelligence (38, 2010) un lavoro dove “dimostrava” che le popolazioni del sud Italia hanno un QI inferiore (e quindi sono meno intelligenti) di quelle del nord e questo potrebbe essere dovuto al loro mescolamento con le popolazioni del vicino oriente e del nord Africa (orrore!!).
Capite che io donna del sud con origini tunisine non dovrei stare qui a esprimere concetti sensati (e meno male che non sono ebrea!), però mi trovo perfettamente in accordo con Serena: siamo spaventati da ciò che non conosciamo.
Inoltre, sono certa che la correlazione tra QI e razzismo è stata effettivamente riscontrata, ma questo non vuol dire che A sia causa di B. Ricordo la correlazione riscontrata tra aumento delle nascite e aumento dei nidi di cicogne nei paesi nordici. Quindi i bambini sono portati dalle cicogne? No ovviamente, esattamente il contrario, l’aumento di bambini ha aumentato il numero dei camini accesi nelle case e quindi in numero dei nidi di cicogne in città.
Come biologa, io sostengo l’inesistenza delle razze umane dal punto di vista biologico, però mi dispiace sempre quando vedo una maggiore risonanza mediatica sugli articoli che parlano di razze e razzismo piuttosto che di lavori basati su evidenze scientifiche che parlano di variabilità umana e origini comuni.

Saluti a tutti
Carla

Andrea Mameli ha detto...

RIngrazio anche Serena e Carla.
A Carla faccio notare che questa pubblicazione scientifica di Gordon Hodson non ha avuto affatto risonanza mediatica (la copertina di Newsweek è del 2009 e l'ho inserita solo perché era in tema).
In ogni caso trovo anch'io pochi articoli che parlano di ricerche in tema di variabilità umana e origini comuni, anche se le mie fonti non sono i quotidiani e le agenzie di stampa ma i portali di informazione scientifica che fanno della serietà e del rigore motivo di orgoglio. Ne deduco che, forse, chi scrive di questi temi non si fa notare a sufficienza.

Anonimo ha detto...

Penso che queste pseudo-ricerche (e dico pseudo, perché sono prive di un uso riflessivo dei concetti e di una riflessione sulla validità dei loro indicatori, e dunque dei requisiti della 'buona scienza') siano più che discutibili e in definitiva inutili.

A. E' infatti noto che il QI misura tutt'al più la 'compliance' di tipo scolastico, cioè l'apprendimento delle competenze e delle attitudini richieste da un certo modello di scuola (quella, per semplificare, orientata a produrre prestazioni standardizzate - ad esempio, ma non solo, in merito ai codici linguistici).

B. E' altrettanto acquisito che le persone meno istruite si differenziano da quelle più istruite per la disposizione a considerare accettabili espressioni verbali esplicitamente aggressive, lapidarie, crude, non politically correct, mentre quelle più istruite si trovano più facilmente d'accordo con formulazioni più prudenti, attente, mediate, sofisticate. AL DI LA' DELLE LORO IDEE CONCRETE SUL MERITO. In altre parole, ciò che conta nel dirsi d'accordo o in disaccordo con certe affermazioni è più la forma che il contenuto. Alla prova dei comportamenti spesso queste differenze tra l'altro si invertono di segno (mostrano più 'pregiudizi' i più istruiti).
Pensa alla 'razza': chi rifiuta il vocabolario razziale ha meno pregiudizi o ha capito tra le righe che non è più 'appropriato', che sono parole 'brutte' (come dicono sempre i miei intervistati studenti universitari)?

Non so se si tratti tecnicamente di un sillogismo e di quale tipo, ma A+B fa C, cioè chi ha un QI più basso è mediamente una persona meno scolarizzata (o scolarizzata con meno 'successo') e tenderà a considerare più facilmente accettabili certe formulazioni tipiche del pregiudizio, che i più scolarizzati riconoscono come tali e rifiutano (perché hanno meno pregiudizi? Mah...).
Mettigliela meglio e vedrai come ti risponono.

Marcello