06 maggio 2012

Due incisioni del 1943 nel Caposaldo VII: opera di un soldato di Trieste di servizio a Cagliari?

Grazie a Monumenti Aperti ho potuto visitare un fortino della Seconda guerra mondiale. L'avrò visto centinaia di volte, da lontano, vicino alle saline di Molentargius, a Cagliari.
I due ragazzini del gruppo scout che guidavano i visitatori conoscevano bene i nomi delle piante e la storia dei fortini, così mi hanno mostrato quello che illustro in queste foto, chiamato "Caposaldo XV".
Costruito fra il 1940 e il 1943 questo fortino ha la particolarità di confondersi con le costruzioni cilindriche: forse dagli aerei Alleati, durante i bombardamenti, sarà stato scambiato per un serbatoio dell'acqua.
Si sale agevolmente al piano di sopra e si ammira un bel panorama. Ma la mia attenzione è stata catturata dai segni incisi nel pavimento: una data (1943) e il nome di una città (Trieste). In basso trovate due foto che ho scattato a queste due incisioni.
Chi sarà stato? Un soldato triestino in servizio a Cagliari? E cosa avrà provato quando montava di guardia in quella zona piena di zanzare?
Avrà sentito le esplosioni dei peggiori bombardamenti di Cagliari, quelli del febbraio e del maggio 1943?
In quegli anni a "difesa della città" c'erano i soldadi italiani ("XIII Brigata Costiera", dal luglio 1943 "203-sima Divisione Costiera") ai quali nel giugno del 1943 sl affiancarono i soldati del 902° "Battaglione da Fortezza" della Wehrmacht. Ma i tedeschi se ne andarono subito dopo l'8 settembre 1943. E l'anonimo soldato triestino, forse, restò solo nel suo bunker. Chissà che fine ha fatto. E chissà cosa'avrà raccontato di Cagliari una volta rientrato a casa. Se sarà rientrato a casa.

P.S. A Cagliari le strutture come questa non sono minimamente considerate. Se non fosse per Monumenti Aperti (e per le persone che amano i reperti storici, grazie alle quali, in rete, si trovano informazioni preziose) sarebbero completamente dimenticate. Anzi, essendo costruiti per resistere alle bombe, questi piccoli bunker sono in piedi da 70 anni e in alcuni casi non si vedono, come non si vedono le cose a cui siamo abituati. Peccato, perché si potrebbero trovare dei modi intelligenti per valorizzarli. Come memoria storica e in chiave turistica.
Andrea Mameli. Blog Linguaggio Macchina, 6 maggio 2012




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