05 gennaio 2013

Cestello della lavatrice e motorino di tergiscristallo per arrostire bene le castagne

Per arrostire le castagne nella maniera più omogenea possibile la tipica padella forata deve essere mossa frequentemente. E se la soluzione di questo problema fosse una padella forata cilindrica rotante su un asse orizzontale? Per esempio con un cestello di lavatrice fatto girare con un motorino di tergistristallo: è quanto ha realizzato Mario Mura a San Sperate (Cagliari). Non è il primo ad averlo fatto ma io non l'avevo mai visto con i miei occhi. Da notare la slitta con la quale il fornello può essere posizionato sotto il cestello (quando è in corso la cottura delle castagne) o allontanato (per consentire l'apertura dello sportello). La gravità fa il resto.

Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it 5 Gennaio 2013

04 gennaio 2013

Radio3 Scienza compie 10 anni: appuntamento il 7 Gennaio.

Era il 2003 quando incappai casualmente in una trasmissione radiofonica che poi ho riascoltato ogni volta che ho potuto: Radio3 Scienza.
Intanto perché molte di quelle voci erano, e sono, voci amiche: conosciute a Trieste (durante il Master in Comunicazione della Scienza) o in giro per l'italia (Forlì, Napoli, Trieste, sedi della Conferenza Nazionale di Comunicazione della Scienza).Ma soprattutto per il valore che una simile trasmissione a mio avviso riveste: raccontando, facendo discutere, informando, su temi che di cittadinanza radiofonica ne hanno poca o punta.
Per me questo è il motivo principale per cui pago volentieri il canone Rai (dato che guardo pochissimo la tv).
Per festeggiare i suoi primi dieci anni in onda lunedì 7 gennaio Radio3 Scienza manderà in onda una puntata speciale: "I nostri primi 10 anni"
Su Twitter: #radio3scienzax10
Andrea Mameli www.linugaggiomacchina.it 4 Gennaio 2013
PS LA PRIMA PUNTATA

Sapiens: autobiografia dell'umanità. A Trento la mostra sul percorso dell'Uomo per congedarsi dal Museo della Scienza

Siamo l'unica specie sulla Terra, per quanto ne sappiamo, che prova a rappresentarsi e a raccontare la propria storia. Ne è un esempio la mostra “Homo Sapiens. La grande storia della diversità umana” inaugurata a Trento il 20 settembre, ideata da Luca Cavalli Sforza e Telmo Pievani.
La prima sezione, “Mal d’Africa” racconta i primi passi dell’umanità, milioni di anni fa, prima in Africa e poi in Europa e Asia, con una ricostruzione degli eventi arricchita da fossili originali. La seconda, “La solitudine è un’invenzione recente”, illustra la nascita della nostra specie, avvenuta circa 200.000 anni fa in Africa, e la convivenza con altre forme umane fino a 12.000 anni fa. La terza, “I geni, i popoli e le lingue”, presenta la rivoluzione culturale del Paleolitico, con il suo potente bagaglio simbolico rappresentato dalla nascita dell’arte e delle tecniche. La quarta sezione, “Homo sapiens, la specie planetaria”, mostra l'importanza dell’invenzione dell’agricoltura, avvenuta 10 mila anni fa.
Il filo conduttore è rappresentato dall’esplorazione e dallo spostamento degli umani. La mostra si conclude con un gioco impossibile: raggruppare le facce dei Sapiens in base alla forma del viso e al colore della pelle. I visitatori scoprono l'inconsistenza del concetto di razza e nello stesso tempo la formidabile varietà della nostra specie.
A Guido Barbujani, Presidente dell'Associazione Genetica Italiana, in visita alla mostra, abbiamo chiesto un parere sul questa rappresentazione della nostra specie.  
Barbujani, ma le razze umane esistono o no?
«No, nessuno è mai riuscito a definire in maniera scientifica quante e quali siano le razze dell'umanità. Il senso dell'esperimento che proponiamo nella mostra è proprio di fare scoprire ai visitatori che ognuno raggruppa i suoi simili a modo suo.»
Cosa manca per una descrizione completa della nostra specie?
«Ci manca ancora tanto per ricostruire una vicenda durata migliaia di secoli e che ha interessato tutto il pianeta. Però abbiamo capito molte cose: gli antenati di tutti noi erano in Africa e tante specie umane diverse si sono succedute sulla Terra, ma solo una, la nostra, è rimasta.»
A cosa serve lo studio del DNA umano?
«Ci ha fatto capire molto, ma non ancora abbastanza, sul perché ci ammaliamo, su perché certi farmaci ci fanno bene e altri no, e su come siamo arrivati ad essere come siamo. Si può dire che siamo tutti differenti e tutti parenti.»
La mostra, aperta fino al 13 gennaio, sarà l'ultima nello storico Museo della Scienza di Trento: quest'estate sarà inaugurato il nuovo museo, progettato da Renzo Piano. A Michele Lanzinger, che lo dirige, abbiamo chiesto qual'è il significato di un museo della scienza a Trento. «Il museo è un importante punto di riferimento culturale: il 60% della popolazione scolastica della provincia di Trento passa per le nostre sale. Nel mese di luglio di quest'anno inaugureremo la nuova sede del museo della scienza: sarà un centro in grado di valorizzare le radici dell'ambiente locale e di dialogare con le persone, ma anche di offrire un ponte verso la scienza e la tecnologia del futuro, sempre attraverso una visione di sostenibilità. Il tutto con laboratori aperti al pubblico, di esposizione, di ricerca, di interazione e di educazione.»
Andrea Mameli
articolo pubblicato nella pagina della Cultura del quotidiano L'Unione Sarda il 4 Gennaio 2013 (pag. 37)

03 gennaio 2013

Black Beauty, pietra marziana trovata nel Sahara, contiene più acqua di qualsiasi altra


Il meteorite è classificato come NWA 7034 (dove la sigla sta per NorthWest Africa), pesa circa 320 grammi e si è formato 2,1 miliardi di anni fa, nel periodo geologico di Marte denominato Amazzoniano.
La caratteristica che rende unica questa pietra è il suo contenuto d'acqua: 6.000 parti per milione, quindi 10 volte superiore a quello qualsiasi altro meteorite trovato finora sulla Terra. L'acqua contenuta in questa pietra potrebbe essersi originata dal contatto delle rocce con l'acqua di Marte.
NWA 7034 dovrebbe essersi originato in una eruzione vulcanica marziana: è composto da frammenti basaltici, feldspati e pirosseni. La composizione di questo meteorite corrisponde a quella della superficie di Marte.
I risultati sono stati pubblicati oggi nella versione online della rivista Science.
Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it 3 Gennaio 2013
Sahara Unique Meteorite from Early Amazonian Mars: Water-Rich Basaltic Breccia Northwest Africa 7034

Carl B. Agee, Nicole V. Wilson, Francis M. McCubbin, Karen Ziegler, Victor J. Polyak, Zachary D. Sharp, Yemane Asmerom, Morgan H. Nunn, Robina Shaheen, Mark H. Thiemens, Andrew Steele, Marilyn L. Fogel, Roxane Bowden. Mihaela Glamoclija, Zhisheng Zhang, Stephen M. Elardo

Published Online, January 3, 2013
Science DOI: 10.1126/science.1228858

Abstract
We report data on the martian meteorite, Northwest Africa (NWA) 7034, which shares some petrologic and geochemical characteristics with known martian (SNC, i.e., Shergottite, Nakhlite, and Chassignite) meteorites, but also possesses some unique characteristics that would exclude it from the current SNC grouping. NWA 7034 is a geochemically enriched crustal rock compositionally similar to basalts and average martian crust measured by recent rover and orbiter missions. It formed 2.089 ± 0.081 Ga, during the early Amazonian epoch in Mars' geologic history. NWA 7034 has an order of magnitude more indigenous water than most SNC meteorites, with up to 6000 ppm extraterrestrial H2O released during stepped heating. It also has bulk oxygen isotope values of Δ17O = 0.58 ± 0.05‰ and a heat-released water oxygen isotope average value of Δ17O = 0.330 ± 0.011‰, suggesting the existence of multiple oxygen reservoirs on Mars.



"Dottore, mi fa male". Il dolore e la medicina. Intervista all'oncologa Maria Cristina Deidda

È qualcosa di impalpabile ma tremendamente reale. Qualcosa che si manifesta dentro di noi e che agli altri è assolutamente invisibile. Qualcosa che si può combattere ma che non si riuscirà mai a sconfiggere. Questo qualcosa si chiama dolore.
L'Associazione internazionale per lo studio del Dolore (IASP) lo definisce come “un’esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole associata a danno tissutale, in atto o potenziale, o descritta in termini di danno”.
Il Ministero della Salute (“Cure palliative e terapia del dolore”) definisce il dolore come esperienza individuale e soggettiva, a cui convergono componenti puramente sensoriali relative al trasferimento dello stimolo doloroso dalla periferia alle strutture centrali, e componenti esperenziali e affettive, che modulano in maniera importante quanto percepito.
Che non stiamo parlando di qualcosa di astratto lo dicono anche i numeri: la più grande indagine condotta nel nostro continente (Pan Europe Survey: 46 mila persone intervistate fra il 2002 e il 2003) ha evidenziato l’impatto del dolore cronico in Europa e le conseguenze devastanti sui malati, sull’economia e sulla società. Un adulto su 5 soffre in Europa di dolore cronico. Di questi, il 35% è accompagnato dal dolore ogni giorno della propria vita e uno su tre riferisce che il dolore è a volte tanto intenso da far desiderare la morte. Per il 26% degli intervistati il dolore ha influito sulla carriera.
A livello evolutivo, in quanto ha a che fare con la sopravvivenza, il dolore acuto ha giocato un ruolo cruciale in quanto rappresenta un segnale di allerta di fondamentale importanza. Nella medicina classica il dolore era infatti considerato un sintomo della malattia. Oggi invece il dolore ha cessato di essere solo sintomo divenendo esso stesso malattia. E l'attenzione si è spostata verso il dolore cronico, che si ripete senza finalità e senza sosta. In altre parole, prima era necessario curare la malattia per eliminare il dolore, ma oggi si può controllare il dolore senza con ciò estinguere la malattia, basti pensare alle malattie gravi, a volte incurabili, generatrici di dolore cronico.
Oggi, con le malattie gravi, aumenta la sopravvivenza, e paradossalmente possono aumentare le conseguenze persistenti, come il dolore cronico.
Ecco perché è sempre più importante affrontare il dolore, anche con strategie innovative.

Per cercare di capire meglio ho interpellato l'oncologa Maria Cristina Deidda, che da sei mesi gestisce il Servizio ambulatoriale di cure palliative e terapia del dolore nell'ospedale San Giovanni di Dio di Cagliari.

Maria Cristina, come ti sei preparata per combattere su questo fronte della medicina?
«Ho iniziato a occuparmi del dolore seguendo i primi corsi organizzati dal Dottor Sergio Mameli perchè era necessario per il mio lavoro di oncologa. Poi ho approfondito lo studio del dolore e della palliazione quando mi sono iscritta alla Società italiana cure palliative e seguito i loro corsi e congressi. A quel punto, dopo pochi anni, ho caputo che volevo occuparmi della palliazione e terapia antalgica e ho iniziato a studiarla, e a scegliere tra i pazienti dell'oncologia quelli terminali e particolarmente sofferenti. Un anno fa ho avuto la possibilità di lavorare alla nascita di questo ambulatorio al san Giovanni e fare esclusivamente quello che sognavo: la palliazione. L'oncologia si divide in tre grosse attività: la parte diagnostica, la parte curativa chemioterapica, la parte dell'assistenza ai terminali. Io voglio occuparmi, dopo aver già fatto esperienza delle prime due, solo dei terminali. Riesco ad avere con i miei pazienti una buona empatia, fattore indispensabile nella comunicazione con i pazienti terminali, così fragili e ipersensibili. Hanno bisogno di cure delicate e molto tatto. E io li ascolto, così da continuare a sentirsi dignitosamente uomini. Ho come esempio le parole della Dottoressa Cicely Saunders (fondatrice delle cure palliative): "Non preoccupiamoci di aggiungere più giorni alla vita... ma di dare più Vita ai Giorni". Intendendo che quando non si può più guarire, almeno si può curare e migliorare la qualità della vita.»

Ma cos'è il dolore fisico?
«Il dolore rappresenta il sintomo prevalente nel 70-90% dei pazienti affetti da tumore. Il 45% dei pazienti nelle fasi iniziali e il 75% nelle fasi avanzate manifestano un inadeguato controllo del dolore. Anche il dolore benigno se non adeguatamente controllato e protratto nel tempo, assume le caratteristiche del dolore cronico con un imponenti ripercussioni sulla vita di relazione e lavorativa e sulla qualità di vita in toto. Il dolore può può essere descritto e definito in base a diverse categorie. Innanzitutto con un criterio temporale: il dolore acuto insorge in un tempo ben preciso, con durata limitata, ben trattabile, caratterizzato da sintomi e segni di iperattività del sistema nervoso autonomo, mentre il dolore cronico ha una durata che va oltre 3 mesi, sostenuto da stimoli nocicettivi persistenti, caratterizzato da un esordio meno definito nel tempo, si associa ad alterazione dello stato funzionale, a modificazioni della vita di relazione e di personalità, il più frequente nella malattia metastatica. Poi il dolore si può classificare in base al Criterio fisiopatologico. Dolore nocicettivo: deriva dall’attivazione dei nocicettori delle strutture somatiche o viscerali e rappresenta la forma più comune. Si suddivide in superficiale o profondo. Dolore neuropatico: Spesso iatrogeno, dovuto ad una lesione del SNC o SNP conseguente all’azione compressiva o infiltrante del tumore o come conseguenza di un trattamento chirurgico, chemioterapia, radioterapia.»

Non essendo possibile effettuare diagnosi oggettive del dolore l'intervento medico si basa esclusivamente sulla testimonianza diretta del paziente?
«Riguardo alla valutazione e al trattamento del paziente con dolore, nella pratica è utile identificare i pazienti in cui il “dolore” riferito ha necessità di essere decodificato. Pur nel rispetto del principio di credere al malato che riferisce dolore, occorre tenere presente che pazienti con diagnosi nota di sindrome depressiva e/o sindrome ansiosa possono enfatizzare il problema dolore, che in tale caso è manifestazione di un disagio psichico, che esige una risposta che non consiste nei farmaci antalgici. Un altro caso non raro è rappresentato da pazienti con la cosiddetta “sindrome da indennizzo” (pazienti con pratica assicurativa aperta post-trauma) oppure da pazienti che simulano la presenza di dolore al fine di giustificare un’assenza dal lavoro. In sintesi, per identificare il malato che necessita di terapia antalgica si possono utilizzare un criterio di inclusione e uno di esclusione. Criterio di inclusione: si tratta con terapia antalgica il dolore che accompagna la malattia nota, già valutata dallo specialista della causa che sottende il dolore (oncologo, reumatologo, ortopedico, ecc.) causa del dolore stesso, quando questo impatta sulla tollerabilità e/o sulla qualità di vita del paziente, che non può attendere la risoluzione della sindrome algica determinata dall’efficacia della terapia causale. Criterio di esclusione: si escludono dal trattamento antalgico i pazienti per i quali vi è certezza che il dolore riferito sia un sintomo psicosomatico (depressione, stato d’ansia ecc.) oppure sia espressione di simulazione. Per ultimo deve essere compiuto sul paziente un attento esame obiettivo antalgico per discriminare la tipologia del dolore nelle sue componenti, per scegliere il trattamento più opportuno: farmacologico, interventistico, adiuvante.»

Questo tipo di analisi richiede una sensibilità particolare da parte del medico?
«La valutazione personale del paziente avviene tramite dei questionari (come il Brief Pain Inventory) che permettono di valutare non solo l’aspetto antalgico, ma anche quello psicologico attinente alle limitazioni che il paziente presenta in atto, inoltre con l’uso delle scale numeriche è possibile assegnare uno score soggettivo (da 1 a 10) all’intensità algica riferita dal paziente. La sensibilità del medico consiste nell’unire alla semeiotica, una lettura psicologica ed “empatica” che ci evidenzi la componente ansiosa ed emotiva, così da poter richiedere una consulenza psicoterapeutica o tecniche di rilassamento profondo.»

Come si combatte contro il dolore?
«Per la terapia del dolore si hanno molte armi: la terapia farmacologica con farmaci che noi raggruppiamo nei primi tre gradini della scala antalgica OMS, (farmaci adiuvanti, oppioidi minori, oppioidi maggiori, seguiti dal 4° gradino che riguarda la rotazione degli oppioidi e dal 5° che comprende le tecniche più invasive come le infiltrazioni dei plessi e nervi, blocchi di gangli, anestesie peridurali, cordotomia ecc.). Attualmente, poiché sopratutto nel dolore cronico, è evidente la componente psichica, si possono utilizzare molteplici tecniche in grado di rilassare profondamente il paziente, eliminare la componente ansiosa che spesso accompagna il dolore cronico, agendo lì dove il farmaco da solo è inefficace. Tra queste tecniche sono usate, tra i paesi dell’Europa del Nord, nei centri antalgici e negli Hospice, la musicoterapia, aromaterapia, cromoterapia (spesso associati insieme per l’azione sinergica a livello della corteccia cerebrale tecnica alla base delle Snoezelen o stanze multisensoriali olandesi. Tra le variabili che evidenziano un beneficio: dolore, ansia, depressione, fiducia e qualità di vita. I risultati suggeriscono che per questo gruppo di pazienti, gli ambienti Snoezelen sono efficaci allo stesso modo, se non leggermente migliori, rispetto all’insegnamento di tecniche di rilassamento all’interno di ambienti tradizionali di terapia del dolore.) psicoterapia con esercizi di rilassamento profondo e l’ipnoterapia antalgica. Ma per esperienza personale, posso dire che il paziente vuole essere ascoltato, e già questa azione è di per se terapeutica.»

Ringrazio Maria Cristina Deidda per il tempo che mi ha dedicato. E per la citazione che mi ha proposto a conclusione dell'intervista. L'autore è Pierre Mertens, psicoterapeuta belga, presidente della Federazione internazionale spina bifida.
 

“Consolare vuol dire non fuggire, restare con qualcuno a dispetto del disagio profondo che il dolore e la sofferenza dell’altro provocano in noi… Perché per chi soffre, il fatto di sentire che non è solo, in questi momenti di disperazione, apre le porte alla speranza”.

Andrea Mameli (3 Gennaio 2013)
esclusiva www.linguaggiomacchina.it 

L'Exploratorium di San Francisco cambia sede.

Il 3 Novembre 2009 festeggiavamo il compleanno dell'Exploratorium di San Francisco.Oggi Pietro Cerreta (e chi poteva essere altrimenti?) mi informa del cambio di casa di questo gioiello della comunicazione della scienza (che ho avuto la fortuna di visitare nel settembre del 2000): l'Exploratorium si sposta dal Palazzo delle Belle Arti di San Francisco in una nuova sede ricavata da un ex magazzino industriale. Inaugurazione: 17 aprile 2013.

"The whole point of the Exploratorium is to make it possible for people to feel they understand the world around them" (Frank Oppenheimer).




Il Calcolatore gravitazionale di Pietro Cerreta al Cagliari Festivalscienza 2011

02 gennaio 2013

La rotazione della Luna, Video (The Rotating Moon. Open University)

The Rotating Moon - 60 Second Adventures in Astronomy (5/12) - Discover how the Moon's orbit means we always see it's best side.
Free learning from The Open University

01 gennaio 2013

Aiutare gli astronomi videogiocando. La NASA annuncia Cloud.

Due settimane fa la NASA ha annunciato il lancio di un videogioco (prodotto da Zooniverse) il cui scopo è identificare le immagini fornite dai telescopi Herschel e Spitzer.
Il videogame, il cui nome è Cloud, fa parte del progetto Milky Way: una splendida iniziativa di citizen science che può aiutare i ricercatori a scremare le immagini su cui lavorano.



Il comunicato stampa ufficiale:

A new galactic game launches today that lets citizen scientists identify the glowing clouds where future stars will be born. The online experience, called Clouds, is a new addition to the Milky Way Project, where everyone can help astronomers to sort and measure our galaxy. Clouds features images and data from NASA's Spitzer Space Telescope and the Herschel Space Observatory, a European Space Agency mission with important participation from NASA.
In the rapid-fire game, players gauge whether a targeted section of a presented image is a cloud, a "hole" - an empty region of space - or something in between. The cataloging of these snapshots of the local cosmos will help astronomers learn more about the architecture and character of our home galaxy, the Milky Way.
The organizers of Clouds encourage astronomy enthusiasts to start playing now because with enough participation, important insights into the Milky Way could come as soon as early next year.
"We're really excited to launch Clouds and see results back from our giant volunteer team of amateur scientists" said Robert Simpson, a postdoctoral researcher in astronomy at Oxford University, England and principal investigator of the Milky Way Project. "We think the community can blast through all these data fairly quickly. We may even be done by the spring and that would be an amazing result for citizen science."
Clouds joins its predecessor Milky Way Project game, Bubbles, as one of the many "crowdsourced" efforts underway at Zooniverse, home to the Internet's biggest and most popular online citizen science projects.
The crowdsourcing concept involves having a lot of people evaluate the same image or pieces of data. A consensus decision on some aspect of the image is then reached through the collective "wisdom of crowds." Crowdsourced citizen science becomes especially important when humans can do a better job at analyzing images or objects than a computer can. The Clouds game is an example of just such an exercise in which eyeballs and brains beat out cameras and computer algorithms.
The goal of Clouds is to tag the dense, cold cores of gas and dust known as infrared dark clouds. These clouds collapse under their own gravity and then burst forth as new stars. An empty region of space, however, can look rather like one of these dark clouds and deceive a computer accordingly. "Automated routines have tried to decide which of these objects are holes and which are true infrared dark clouds, but the task is often tricky and it takes a human eye to decide," said Simpson.
Clouds combines infrared observations from Herschel and Spitzer to reveal cool clouds and holes throughout the Milky Way's disk. The Herschel data, at a wavelength of 250 microns, appears in yellow throughout the game. The Spitzer data, at 8 microns, is rendered in blue.
Together with its companion Bubbles game, Clouds serves as another example of how Zooniverse makes cutting-edge scientific investigation freely available to the general public. "Citizen science through Zooniverse has been a real boon to research in fields ranging from astronomy to biology to history," noted Simpson. "We feel very fortunate to be able to send science work out to computer, tablet and smartphone screens and for people to collaborate with us in a quest to better understand our universe."
For those interested in looking for infrared clouds and contributing to the Milky Way Project, visit the following link: http://www.milkywayproject.org.
To learn of other citizen science-based efforts, check out the Zooniverse: https://www.zooniverse.org.

Happy New Binary Year: 11111011101


L'ultimo articolo di Rita Levi Montalcini: Nerve growth factor regulates axial rotation during early stages of chick embryo development.

L'ultimo articolo scientifico di Rita Levi Montalcini (pubblicato il 25 Gennaio 2012 in Proceedings of the National Academy of Sciences) ha aggiunto nuove informazioni sulla proteina coinvolta nella vita delle cellule nervose.
L'articolo - scritto insieme a Annalisa Manca, Simona Capsoni, Anna Di Luzio, Domenico Vignone, Francesca Malerba, Francesca Paoletti, Rossella Brandi, Ivan Arisi, Antonino Cattaneo - si intitola: Nerve growth factor regulates axial rotation during early stages of chick embryo development.

Abstract
Nerve growth factor (NGF) was discovered because of its neurotrophic actions on sympathetic and sensory neurons in the developing chicken embryo. NGF was subsequently found to influence and regulate the function of many neuronal and non neuronal cells in adult organisms. Little is known, however, about the possible actions of NGF during early embryonic stages. However, mRNAs encoding for NGF and its receptors TrkA and p75NTR are expressed at very early stages of avian embryo development, before the nervous system is formed. The question, therefore, arises as to what might be the functions of NGF in early chicken embryo development, before its well-established actions on the developing sympathetic and sensory neurons. To investigate possible roles of NGF in the earliest stages of development, stage HH 11–12 chicken embryos were injected with an anti-NGF antibody (mAb αD11) that binds mature NGF with high affinity. Treatment with anti-NGF, but not with a control antibody, led to a dose-dependent inversion of the direction of axial rotation. This effect of altered rotation after anti NGF injection was associated with an increased cell death in somites. Concurrently, a microarray mRNA expression analysis revealed that NGF neutralization affects the expression of genes linked to the regulation of development or cell proliferation. These results reveal a role for NGF in early chicken embryo development and, in particular, in the regulation of somite survival and axial rotation, a crucial developmental process linked to left–right asymmetry specification.



doi: 10.1155/2012/164152

31 dicembre 2012

Svegliarsi con un accento straniero: Foreign accent syndrome

L'ultimo caso riportato dalla stampa è quello di Alun Morgan, 81, anni, risvegliatosi dal coma con un accento diverso: prima parlava inglese, ora gallese [Alun Morgan, Englishman, Wakes Up From Stroke, Can Speak Only Welsh (Huffingtonpost, 28 Dec. 2012)].

Un anno e mezzo fa capitò a Karen Butler una 56-enne dell'Oregon, la quale si è risvegliata dall’anestesia (dal dentista) con accento irlandese [Foreign Accent Syndrome: Oregon Woman Wakes From Surgery With Accent (abcnews, May 5, 2011)].

La Sindrome dell'accento straniero (Foreign accent syndrome) può far sorridere, anzi, sembra buona per rimacarci sopra una trama ricca di humor. Ma basta provare a immedesimarsi in chi ne è stato colpito (anche con l'aiuto dei video di cui riporto i link qui sotto), per capire che gli effetti, a livello psicologico, non sono certamente banali. E non solo: per la donna norvegese che ne fu colpita nel 1941 (primo caso documentato) l'aver acquisito un accento tedesco fu causa di grattacapi.

Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it 31 Dicembre 2012

"Accenti spontanei, finti e patologici. Dove risiede l'interruttore della pronuncia?" (Linguaggio Macchina, 15 Novembre 2011)

30 dicembre 2012

Non ho bisogno delle stampelle. Una lettera del 2007 di Rita Levi Montalcini

Ho ritrovato una lettera al direttore di un importante quotidiano italiano scritta da una persona che chiedeva rispetto. Mi sembra doveroso riproporla oggi:

Caro Direttore, ho letto su Repubblica di ieri che Storace vorrebbe consegnarmi, portandomele direttamente a casa, un paio di stampelle. Vorrei esporre alcune considerazioni in merito. Io sottoscritta, in pieno possesso delle mie facoltà mentali e fisiche, continuo la mia attività scientifica e sociale del tutto indifferente agli ignobili attacchi rivoltimi da alcuni settori del Parlamento italiano.
In qualità di senatore a vita e in base all'articolo 59 della Costituzione Italiana espleterò le mie funzioni di voto fino a che il Parlamento non deciderà di apporre relative modifiche. Pertanto esercito tale diritto secondo la mia piena coscienza e coerenza.
Mi rivolgo a chi ha lanciato l'idea di farmi pervenire le stampelle per sostenere la mia "deambulazione" e quella dell'attuale Governo, per precisare che non vi è alcun bisogno. Desidero inoltre fare presente che non possiedo "i miliardi", dato che ho sempre destinato le mie modeste risorse a favore, non soltanto delle persone bisognose, ma anche per sostenere cause sociali di prioritaria importanza. A quanti hanno dimostrato di non possedere le mie stesse "facoltà", mentali e di comportamento, esprimo il più profondo sdegno non per gli attacchi personali, ma perché le loro manifestazioni riconducono a sistemi totalitari di triste memoria.
(10 ottobre 2007)
Rita Levi Montalcini