10 giugno 2013

Nuovi studi sul cervello di Ötzi

Le cellule ematiche di un campione del cervello di Ötzi al microscopio.
Nel 2007, analizzando la frattura cranica dell'uomo del Similaun, erano state individuate per la prima volta due zone più scure.
Dopo aver eseguito la TAC i ricercatori avevano ipotizzato che un aggressore gli avesse assestato un colpo in fronte e che questo avesse fatto urtare il cervello contro l’occipite, causando l’ematoma evidenziato dalle zone scure.
Questa ipotesi non era però ancora stata approfondita.
Nel 2010, attraverso due piccoli fori già esistenti nella scatola cranica di Iceman, erano stati estratti (tramite endoscopia) due campioni di cervello.
Il microbiologo Frank Maixner (Istituto per le Mummie e l’Iceman dell’EURAC: Accademia Europea di Bolzano) e i suoi colleghi Andreas Keller (Istituto di genetica umana dell’Università del Saarland) e Andreas Tholey (Istituto di medicina sperimentale dell’Università Christian Albrecht di Kiel) hanno condotto analisi parallele sui due minuscoli campioni (pochi millimetri di spessore).
Rappresentazione 3D dell’immagine delle cellule ematiche di un campione del cervello di Ötzi
Il gruppo di ricerca di Andreas Tholey ha contribuito utilizzando le più recenti tecnologie nel campo della ricerca sui proteomi: i ricercatori hanno documentato una grande quantità di proteine del cervello e hanno rilevato anche globuli proteici. Le analisi al microscopio hanno evidenziato la presenza di cellule neuronali in buono stato e di aggregati di cellule ematiche, a dimostrazione che il campione prelevato è costituito effettivamente da tessuti cerebrali di Ötzi e non da sedimentazioni che si potevano essere accumulate nel corso dei secoli. In altre parole siamo di fronte a un cervello conservato in condizioni eccellenti. Gli aggregati di sangue riscontrati nel campione, inoltre, portano ulteriori prove a sostegno dell’ipotesi che le macchie scure potrebbero essere ematomi.
Quel che resta da scoprire è se siano gli ematomi siano comparsi a causa di un colpo in fronte o di una caduta in seguito alla ferita della freccia, riscontrata in precedenza. Risultati importanti per la ricerca scientifica: si tratta del primo studio in assoluto sui tessuti molli di un corpo mummificato.
La struttura neuronale di un campione del cervello di Ötzi al microscopio.
«Le proteine - ha spiegato Andreas Tholey - sono i veri attori all’interno dei tessuti e delle cellule: i principali processi all’interno delle cellule si svolgono a grazie a loro. Sapere quali proteine sono presenti permette di comprendere il potenziale funzionale di un tessuto. A differenza del DNA, che è uguale in tutte le cellule del corpo, le proteine ci mostrano cosa succede veramente in specifiche parti del corpo».
Secondo Frank Maixner: «La ricerca sui tessuti mummificati può essere molto frustrante: i campioni sono spesso danneggiati o contaminati e anche dopo vari tentativi con diverse tecniche non si arriva a un risultato. Se ci si immagina che abbiamo potuto documentare i processi realmente avvenuti nei tessuti di un uomo vissuto 5000 anni fa, si può capire perché noi ricercatori non abbiamo gettato la spugna dopo i tanti tentativi falliti. Ne è valsa la pena».

I risultati dello studio sono stati pubblicati dalla rivista “Cellular and Molecular Life Sciences”: Paleoproteomic study of the Iceman’s brain tissue.

Sezione della scatola cranica di Ötzi (le frecce gialle indicano i punti nei quali è stato effettuato il prelievo dei campioni). Fonte: Ospedale di Bolzano (radiodiagnostica).

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