21 agosto 2013

Archeologia sperimentale: vino romano in Sicilia grazie a Ibam-Cnr e Università di Catania

Moneta Dioniso
moneta d’argento coniata a Naxos, nei pressi di Taormina, raffigurante da un lato la testa di Dioniso e dall’altro un grappolo d’uva. - See more at: http://www.cicciosultano.it/2013/01/26/il-vino-in-sicilia-passato-presente-e-al-futuro-ci-pensiamo-domani/#sthash.ntQCrOT3.dpuf
 Moneta coniata a Naxos (Taormina). Raffigura da un lato la testa di Dioniso e dall’altro un grappolo d’uva.
moneta d’argento coniata a Naxos, nei pressi di Taormina, raffigurante da un lato la testa di Dioniso e dall’altro un grappolo d’uva. - See more at: http://www.cicciosultano.it/2013/01/26/il-vino-in-sicilia-passato-presente-e-al-futuro-ci-pensiamo-domani/#sthash.ntQCrOT3.dpuf
Avvicinarsi alla Storia attraverso le emozioni e le percezioni dirette: è una delle finalità del progetto "Archeologia del vino in Italia: un esperimento siciliano" realizzato dall’Ibam-Cnr (Istituto per i beni archeologici e monumentali del Consiglio nazionale delle ricerche) e dall’Università di Catania (cattedra di Metodologie, cultura materiale e produzioni artigianali nel mondo classico).
Il risultato è un percorso esperienziale e conoscitivo di altissimo profilo. Ciò significa verificare sperimentalmente e tradurre in pratica tutte le tecniche romane di produzione del vino: il prelielievo delle talee, la cura delle piantine, la vendemmia, la spremitura, la preparazione del mosto.
Bassorilievo di età imperiale. Ai lati: vendemmia da viti maritate, al centro: pigiatura.
«Leggendo e interpretando le informazioni contenute nelle fonti latine - spiega il direttore dell’Ibam-Cnr, Daniele Malfitana - si è guidati "passo passo" nell’esecuzione dei lavori in vigna. Lo scopo dello studio è duplice: da un lato verificare la fattibilità dalle istruzioni degli agronomi antichi, dall’altro comprendere se queste conoscenze tecnico-pratiche possano essere utili nella viticoltura moderna, anche mediante confronti etnografici tra gli strumenti descritti e utilizzati dai romani e le metodologie e tecniche in uso fino a poco tempo addietro. L’obiettivo è infine la comparazione dei risultati sperimentali con quelli delle indagini archeologiche condotte nell’Italia continentale e in Sicilia».
Affresco, 79 d.C. Pompei.
Il tentativo è riprodurre nella Sicilia moderna un vigneto come quello illustrato nei testi romani (dal I secolo a.C. al II d.C.) in particolare il secondo libro delle "Georgiche" di Virgilio e il "De Agricultura" di Columella: «Grazie alle istruzioni di Columella - spiega Mario Indelicato, esecutore del progetto - è stato possibile ricostruire la "cicogna", lo strumento utilizzato dai proprietari terrieri per verificare che i lavori di scasso preparatorio per la piantumazione delle vigne fossero ben eseguiti dai contadini. La fonte è stata chiara anche indicando nelle foglie di canna e di ginestra il materiale più opportuno per legare le viti novelle al tutore: conoscenze e pratiche oggi destinate a scomparire nelle campagne siciliane e italiane».
Uno degli obiettivi è proprio verificare la fattibilità delle "istruzioni" contenute nei testi di Virgilio e Columella.
Entro 5 anni il vigneto occuperà circa 5000 metri quadri e la prima produzione utile per la vinificazione è prevista entro quattro anni con un raccolto di circa un quintale di uva, da cui si dovrebbero ricavare circa 70 litri di vino «raddoppiabili già dall’anno successivo - conclude Daniele Malfitana - fino a una previsione di raccolto ottimale di circa 50 quintali per l’estensione completa del vigneto».
L’Assessorato all’agricoltura della Regione Autonoma della Sicilia ha messo a disposizione le viti del patrimonio ampelografico di Marsala.
Ebbrezza di Noè (affresco, Michelangelo Buonarroti, 1508 circa). Volta della Cappella Sistina, Roma.
Archeologia del vino in Italia: un esperimento siciliano (Mario Indelicato e Daniele Malfitana)

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