23 dicembre 2013

Room 237 sublime strumento di svago.

Ieri ho visto Room 237, il documentario di Rodney Ascher dedicato a Stanley Kubrick e al suo capolavoro del 1980 Shining.
Canale Sky Arte HD sia lodato: adoro questo modo di vivisezionare le pellicole, queste meta-critiche cinematografiche che analizzano il singolo fotogramma, questo scrupoloso scandagliare tra le scene alla scoperta di discrepanze o apparenti errori di sceneggiatura.
Ma per puro divertimento, non certo per assecondare fantasmagoriche teorie del complotto.
Certo, gli spunti ci potrebbero anche essere, me li trovo sinceramente molto deboli. Specie per temi grandi, enormi, come lo sterminio degli Indiani Americani o l'Olocausto o le presunte bugie sulla conquista della Luna.
Il documentario di Ascher inizia con una scena di Eyes Wide Shot nella quale Tom Cruise si sofferma sulla soglia del locale Sonata Jazz davanti alla locandina di Shining che riporta la frase: “The wave of terror that swept across America is here“. Basta questa frase per mettere (o cercare di mettere) il film di Kubrick in connessione con il genocidio dei Nativi Americani?
E basta la macchina per scrivere tedesca usata da Jack Nicholson per mettere in relazione Shining con lo sterminio degli Ebrei europei per mano dei nazisti?
E l'Apollo 11? Forse basta il maglioncino indossato da Danny. Ma ci sarebbe dell'altro: le geometrie della moquette sulla quale il bambino gioca con le macchinine richiamerebbero la forma delle rampe di lancio, viste dall'alto, di Cape Canaveral.
E queste forme nel documentario sono state affiancate allo scopo di accostarle alle trame che ricoprono il pavimento.
Il risultato è davvero suggestivo:
Peccato che nella realtà ciascuna rampa di lancio ("Launch Complex") sia molto distante dalle altre (ecco la lista completa di Cape Canaveral). 
Ma poniamo anche che Kubrick si sia veramente divertito a scegliere il disegno della moquette in questo modo: ci sarebbe un senso in questa scelta? Ma certo: in base alle teorie del complotto sotto sotto ci sarebbe il senso di colpa del regista per aver realizzato la messa in scena di un finto allunaggio. Peccato che invece sulla Luna noi umani, sì ci siamo andati!
Comunque, come dico sempre per la fantascienza, non m'interessa che possa essere vero o meno, l'importante è che mi faccia divertire.
Così considero Room 237 un sublime strumento di svago.
E un atto d'amore nei confronti del cinema di Stanley Kubrick.


P. S. Dopo aver scritto questo post ho trovato una bellissima analisi di Matteo Bittanti: "ROOM 237 & LA NUOVA CINEFILIA" (mattscape.com11/2/2013)
Un'analisi accuratissima nella quale si tocca quello che secondo me è il cuore del problema: "nessuno possiede veramente Shining, ma molti ne sono stati (e ne sono) posseduti. Questa possessione collettiva ha prodotto corpora interpretativi che ci invitano a ripensare e ridefinire quell'oggetto misterioso che è Shining. Non esiste un solo Shining, bensì cinque, cinquanta, cinquecento differenti Shining."
E c'è spazio anche per una bella soddisfazione personale: nel testo di Matteo Bittanti trovo due conclusioni che - lungi da volermi paragonare a Bittanti (docente di visual culture, media studies e Game Art al California College of the Arts di San Francisco & Oakland) - coincidono con la mia visione: 
  •  "In breve, sul piano formale e narrativo, Room 237 è un fallimento. Ma si tratta di un fallimento interessante. Un fallimento da incoraggiare"
  •  "per apprezzare Room 237 è indispensabile stare al gioco".

Andrea Mameli
Blog Linguaggio Macchina
23 Dicembre 2013

 

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