01 febbraio 2014

Una dinamo umana per caricare il pacemaker


Sfruttando l'effetto piezoelettrico (la capacità di alcune strutture di generare corrente elettrica quando vengono compresse) John Rogers e altri ricercatori dell'Università dell'Illinois (Urbana-Champaign) hanno generato energia dal movimento naturale del cuore, dei polmoni e del diaframma a mucche, maiali e pecore.
L'energia prodotta sarebbe sufficiente per alimentare pacemaker, impianti cocleari e cardiofrequenzimetri evitando così la sostituzione delle batterie.
lo studio, pubblicato su Pnas il 16 Dicembre 2013 con il titolo: Conformal piezoelectric energy harvesting and storage from motions of the heart, lung, and diaphragm.
Thin, flexible mechanical energy harvester, with rectifier and microbattery, mounted on a bovine heart. Credit: University of Illinois and University of Arizona.


Abstract
Here, we report advanced materials and devices that enable high-efficiency mechanical-to-electrical energy conversion from the natural contractile and relaxation motions of the heart, lung, and diaphragm, demonstrated in several different animal models, each of which has organs with sizes that approach human scales. A cointegrated collection of such energy-harvesting elements with rectifiers and microbatteries provides an entire flexible system, capable of viable integration with the beating heart via medical sutures and operation with efficiencies of ∼2%. Additional experiments, computational models, and results in multilayer configurations capture the key behaviors, illuminate essential design aspects, and offer sufficient power outputs for operation of pacemakers, with or without battery assist.

31 gennaio 2014

Ciclo di adozione dei social media: modello di Vincenzo Cosenza

Il modello di adozione dei social media di Vincenzo Cosenza, derivato dalla legge di Roger per l'adozione delle innovazioni tecnologiche:

Social Networks Adoption Lifecycle

29 gennaio 2014

FameLab Italia 2014. 3 minuti per comunicare la scienza! Istruzioni per l'uso

Sei uno scienziato, un ricercatore o uno studente universitario in ambito scientifico e sei bravo a raccontare quello che fai? Allora FameLab è quello che fa per te! 
FameLab è il talent-show di comunicazione scientifica: 3 minuti per comunicare la scienza! Le selezioni locali sono in programma a Napoli il 16 Marzo 2014
FameLab, il talent-show per giovani ricercatori scientifici con il talento della comunicazione, mette a disposizione dei partecipanti 3 minuti e una manciata di parole per spiegare al pubblico e alla giuria in modo accessibile e divertente un argomento scientifico che li appassiona.


In palio per i migliori comunicatori un premio in denaro, la possibilità di partecipare a una masterclass dedicata alla comunicazione scientifica e l’accesso alla competizione internazionale!
FameLab è un evento ideato da Cheltenham Festival e promosso a livello mondiale dal British Council in 24 Paesi. 

In Italia l’evento è organizzato da Psiquadro-Perugia Science Fest, in collaborazione con il British Council Italia.
La competizione FameLab Italia prevede una prima fase di selezioni locali in sette città: Ancona, Genova, Milano, Napoli, Perugia, Trento e Trieste.

 
La selezione FameLab di Napoli, in programma il 16 marzo 2014 alle 11:00 nel Teatro Le Nuvole Galilei 104 (Città della Scienza), è organizzata da:
Le Nuvole
Fondazione IDIS - Città della Scienza
Centro di Ricerca Interdipartimentale sui Biomateriali dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”
Il Torchio
Linguaggio Macchina (Cagliari)
Spazio per Tempo (Cagliari)
Teatro Kismet Opera (Bari).

Per mezzo delle selezioni locali verranno scelti 14 finalisti (2 per ogni città) che parteciperanno alla FameLab Masterclass – un workshop di formazione in comunicazione della scienza – e alla finale nazionale.
Il vincitore di FameLab Italia parteciperà alla finale internazionale di FameLab International, gareggiando con 23 concorrenti di altrettanti Paesi. La gara si svolgerà nel Giugno 2014 a Cheltenham (Inghilterra), nel corso del Cheltenham Science Festival. 


Requisiti per la candidatura
  • I candidati devono aver compiuto il diciottesimo anno di età e non aver compiuto il quarantunesimo alla data della finale nazionale di FameLab Italia, il 3 maggio 2014.
  • Possono partecipare studenti universitari, specializzandi, dottorandi o chiunque lavori in ambito scientifico o nei settori di ingegneria o medicina.
  • I candidati potranno essere di qualsiasi nazionalità (le presentazioni potranno essere fatte sia in italiano che in inglese).
  • Non rientrano nella competizione coloro che già ricoprono un impiego a tempo pieno nell’ambito della comunicazione o promozione scientifica.
  • Non sono ammessi coloro che abbiano raggiunto la fase finale (masterclass e finale nazionale) in precedenti edizioni di FameLab.
Per iscriversi è necessario compilare l'apposito modulo in italiano (o in inglese) e inviarlo a: napoli@famelab-italy.it entro il 7 marzo 2014.
Durante la selezione locale i partecipanti avranno a disposizione per fare colpo sui giudici. FameLab è alla ricerca di presentazioni affascinanti e coinvolgenti che possano essere comprese da un pubblico generale adulto. È permesso utilizzare materiali di piccole dimensioni e che non richiedano un tempo di allestimento. Non sono consentite presentazioni di diapositive né proiezioni e immagini di alcun tipo.

Per la selezione locale è necessario preparare 2 diverse presentazioni di 3 minuti ciascuna: una per la pre-selezione e una per la selezione finale, nel caso in cui si superi la pre-selezione.
 

Al termine della pre-selezione verrà comunicata dalla giuria la lista dei partecipanti che disputeranno la selezione locale finale, dopo la quale la giuria comunicherà il vincitore della competizione locale e il secondo classificato, che accederanno alla fase nazionale di Perugia. La FameLab Masterclass
:
Tutti i primi e secondi classificati delle 7 selezioni locali (e nel caso di selezioni locali con più di 15 partecipanti sarà ammesso alla Masterclass anche il 3° classificato) avranno l’opportunità di partecipare gratuitamente alla FameLab Masterclass, un appuntamento di 2 giorni (in programma a Perugia, nei giorni precedenti la finale nazionale del 3 maggio) durante i quali professionisti della comunicazione scientifica aiuteranno i partecipanti a sviluppare ulteriormente le capacità comunicative in modo da poter preparare al meglio la presentazione per la finale nazionale. 


La finale nazionale (Perugia – 3 maggio 2014)
Durante la finale nazionale ogni finalista dovrà nuovamente presentare due interventi di 3 minuti ciascuno. Uno dei due interventi potrà essere scelto fra quelli presentati nelle selezioni locali, mentre l’altro dovrà essere nuovo. Come nelle fasi precedenti è permesso utilizzare piccoli oggetti ma non diapositive e proiezioni.
Alla fine delle presentazioni la giuria decreterà il vincitore di FameLab Italia 2014, che parteciperà alla finalissima internazionale del concorso FameLab International 2014. Al 1° e 2° classificato delle selezioni locali, oltre ad accedere alla selezione nazionale e alla masterclass, andrà un premio in denaro di 400,00 e 200,00 euro rispettivamente.
Il 1° classificato della selezione nazionale parteciperà alla finale internazionale e si aggiudicherà un premio in denaro di 1.000,00 euro. 


Cos'è FameLab?
Tre minuti e una manciata di parole per comunicare al pubblico un argomento scientifico che ti appassiona. Se sei uno scienziato, un ricercatore o uno studente universitario e hai voglia di mettere alla prova il tuo talento di comunicatore, puoi partecipare a FameLab Italia.
Come in ogni talent show, i partecipanti vengono giudicati da una giuria di esperti provenienti dal mondo della scienza e della comunicazione.
I vincitori nazionali si confrontano con i vincitori della competizione in altri Paesi del mondo.
La finale internazionale si svolge a giugno durante il Cheltenham Science Festival, nel Regno Unito. 


FameLab Italia: i requisiti per la candidatura

  • aver compiuto il diciottesimo anno di età e non aver compiuto il quarantunesimo alla data della Finale Nazionale (3 maggio 2014)
  • essere ricercatori o dottorandi o studenti di una scuola di specializzazione o studenti universitari in ambito scientifico, medico o ingegneristico o persone che lavorano in ambito scientifico, o nei settori ingegneria o medicina in aziende e istituzioni pubbliche o private non aver raggiunto la fase finale, Masterclass o Finale Nazionale, in precedenti edizioni di FameLab.
Non rientrano nella competizione coloro che svolgono attività di comunicazione della scienza come professione.
Questo significa che, per esempio, non potremo accogliere le candidature appartenenti a persone che sono:

  • Addetti stampa e PR, compresi coloro che operano presso organizzazioni scientifiche
  • Artisti che lavorano su temi scientifici
  • Performer le cui rappresentazioni riguardano scienza e ingegneria
  • Personale di musei o centri scientifici che abitualmente, o esclusivamente, lavorano con il pubblico
  • Giornalisti o annunciatori radio/televisivi (che ricoprono tale mansione come loro principale, o esclusiva professione)
  • Studenti, ricercatori e scienziati nell’ambito delle scienze sociali
  • Insegnanti di scuola primaria e secondaria
Queste cause di esclusione non si applicano qualora le predette attività sono di carattere temporaneo, o riconducibili a incarichi di breve termine e il lavoratore sia in procinto di ritornare alla pratica o alla ricerca in ambito scientifico o ingegneristico. Saranno accolte, invece, le candidature di coloro che sono:
  • Lettori/docenti universitari in materie scientifiche, matematiche o ingegneristiche, compresi i docenti specialisti in materie scientifiche in possesso di laurea in ambito scientifico
  • Ricercatori che utilizzano ricerche preesistenti o operanti nell’ambito dei meta-studies
  • Persone che lavorano nell’ambito delle scienze, tecnologie, matematica applicate – per esempio addetti ai brevetti, statisti, tecnici informatici, consulenti per l’industria ecc.
  • Studenti universitari che studiano materie in ambito scientifico, matematico o ingegneristico (che abbiano compiuto il diciottesimo anno di età)
  • Persone che operano nel settore scientifico, matematico o ingegneristico presso le forze armate o corpi governativi
  • Persone che svolgono professioni nel settore scientifico, matematico o ingegneristico presso aziende private o pubbliche
In caso di dubbi, rivolgersi al referente della selezione locale per avere il supporto in merito alla propria candidatura. Ogni caso dubbio, che non rientri nella casistica qui presentata, sarà analizzato dagli organizzatori del concorso i quali decideranno irrevocabilmente l’ammissibilità o meno al concorso.

28 gennaio 2014

Estensione del brevetto dedicato alla produzione di materiali utili a spedizioni umane su Marte (ASI, CRS4, Università di Cagliari)


COSMIC video Marte MarsOggi, 28 gennaio 2014 il brevetto PCT/IB2012/053754 “Procedimento per l’ottenimento di prodotti utili al sostentamento di missioni spaziali sul suolo marziano mediante l’utilizzo di risorse reperibili in situ” ha ottenuto la nazionalizzazione in Europa, Cina, Giappone, India, Russia, Stati Uniti
Il brevetto (richiedenti: ASI, CRS4, Università di Cagliari e inventori: Giacomo Cao, Alessandro Concas, Gianluca Corrias, Roberta Licheri, Roberto Orrù, Massimo Pisu) riguarda un procedimento per ottenere sostanze utili al sostentamento degli astronauti durante le missioni spaziali permanenti su Marte (acqua, ossigeno, monossido di carbonio, ammoniaca, fertilizzanti azotati e biomassa edibile) utilizzando risorse reperibili sulla superficie del pianeta rosso.  
Le nazionalizzazioni interessano Paesi che hanno in programma una missione su Marte e che quindi potrebbero utilizzare le tecnologie brevettate.
Inoltre il brevetto sembra particolarmente adatto ai piani della NASA per le missioni su Marte: nel 2013 infatti, la NASA ha emanato il bando MARS 2020 grazie al quale nel 2020 verrà spedita una sonda robotizzata in grado di sperimentare alcune tecnologie utili alle missioni umane.
Il brevetto si inserisce all’interno delle attività del progetto COSMIC, finanziato dall’ASI (Agenzia Spaziale Italiana) per studiare nuovi processi utili all’esplorazione umana e robotica dello spazio. Il progetto è coordinato da Giacomo Cao, ordinario di Principi di Ingegneria Chimica all’Università di Cagliari (Dipartimento di Ingegneria Meccanica, Chimica e dei Materiali) e ricercatore del CRS4, e coinvolge, oltre all’Università di Cagliari e al CRS4, il CNR e la società COREM Srl.
Anche l'ASI ha inserito l'esplorazione umana dello spazio come priorità per i prossimi anni. 


Per Marte non mettere da parte. Ancora sul cibo degli astronauti (Linguaggio Macchina, 26 Gennaio 2013)

Processi e tecnologie per l’esplorazione umana di Luna e Marte. Un progetto e due brevetti “made in Italy (Linguaggio Macchina, 28 Luglio 2011)

Esplorazione umana su Luna e Marte (Sardinews, luglio 2011)
 

27 gennaio 2014

Matricola 33825. La storia di Virgilio Bidotti, sopravissuto a Dachau.

Virgillio Bidotti, nato nel 1913 a Ilbono, in provincia di Nuoro, fu arrestato dai nazisti a Verona il 20 Settembre 1943. Due giorni dopo varcò il cancello del campo di concentramento di Dachau, lo stesso che ho fotografato un mese fa, dal quale uscì con le sue gambe il 29 Aprile 1945.
Ringrazio il Centro di Aggregazione Sociale di Ilbono per avermi fatto scoprire la storia di Siu Virgiliu.
Dachau, il cancello di'ingresso [Foto: Andrea Mameli, Dic. 2013]


«Mi chiamo Virgilio Bidotti, sono nato a Ilbono il 4 aprile 1913, e dal settembre 1943 all’aprile 1945 sono stato internato per oltre un anno e otto mesi nel campo di concentramento di Dachau, a circa 20 km da Monaco di Baviera. Dachau fu il primo campo di concentramento fatto costruire dai tedeschi e in assoluto uno dei più grandi e disumani. Fui catturato il 20 settembre 1943 a Verona, a dodici giorni dall’armistizio, firmato dal governo italiano con gli alleati Anglo – americani. L’ufficiale che stava a capo del mio battaglione rifiutò di collaborare con l’esercito nazista, perché questo avrebbe significato combattere contro altri soldati italiani: il nostro commando di oltre 400 uomini fu perciò messo agli arresti e portato a Dachau.
Già durante il viaggio in treno verso la Germania ci rendemmo conto della crudeltà disumana dei nazisti, che non tolleravano il minimo accenno a proteste e ribellioni, ed uccidevano brutalmente e senza alcuna pietà chiunque di noi osasse ribellarsi ai loro ordini. In una stazione nei pressi del Brennero, ad esempio, alcuni prigionieri tentarono di evadere mentre il treno che li trasportava era fermo, nascondendosi sotto il treno stesso, fra i binari; ma i nazisti se ne accorsero e fecero spostare il treno a marcia indietro, per così travolgere e uccidere brutalmente i malcapitati.
La nostra prigionia fu durissima: vestiti con una leggerissima divisa e con ai piedi un paio di zoccoli malconci (sia d’estate che d’inverno, quando la temperatura raggiungeva anche i 40 gradi sottozero), eravamo costretti a svegliarci alle 5 del mattino e a lavorare per dodici ore al giorno, sotto il costante controllo degli aguzzini nazisti, che non tolleravano che parlassimo tra di noi o che riposassimo anche solo per un istante. I pasti erano tre al giorno: un po’ di the caldo al mattino, rape, cavoli o patate sia a pranzo che a cena.
Ognuno di noi doveva imparare a memoria il proprio numero di matricola in tedesco, che era appuntato sulla divisa di ciascuno. Chi non riusciva a ripeterlo correttamente veniva picchiato a sangue. Il mio numero era il 33825, il mio simbolo era un triangolo di colore rosso con una lettera “I”, che indicava che ero un Internato Militare Italiano. Ebbi qualche difficoltà a pronunciarlo solamente il primo giorno di prigionia, ma dopo le violenze che fui costretto a subire (pugni, calci, manganellate) imparai presto le cinque cifre.
I detenuti morivano a migliaia, a causa della fame, delle malattie e delle infezioni o delle percosse che erano costretti a subire. Una sera, nella nostra baracca andammo a dormire in una ventina, ma solo cinque di noi si risvegliarono al mattino: gli altri erano morti durante la notte. Gettammo i cadaveri di questi, secondo l’abitudine quotidiana, fuori dalla finestra: all’esterno di ogni baracca, al mattino, si presentava il macabro spettacolo dei mucchi di cadaveri che altri detenuti, armati di tridente, caricavano su camion che poi uscivano dal lager.
Solo al momento della liberazione mi resi conto di quale fine facessero quei cadaveri, perché ne vidi centinaia, ormai ridotti a scheletri, accatastati davanti ai forni crematori, di cui solo in quel momento appresi l’esistenza.
Quando gli americani liberarono il lager, molti dei miei compagni sopravvissuti, in preda a una gioia irrefrenabile, si lanciarono di corsa verso l’uscita del campo e molti di loro si gettarono sul filo spinato, ancora percorso dall’alta tensione: almeno centocinquanta fra essi rimasero fulminati.
Al momento dell’arresto pesavo 72 kg; quando Dachau fu liberato, il 29 aprile 1945, ne pesavo 32, e la mia pelle era arrossata per la fame, il freddo, i maltrattamenti subiti. Dopo la liberazione, fui tenuto in quarantena perché nelle mie precarie condizioni di salute non avrei potuto affrontare il viaggio di ritorno a casa; potei quindi rivedere i miei cari solamente il 5 giugno 1945.
Io e mia moglie abbiamo avuto cinque figli e tanti nipoti, che ci hanno consentito di vivere una vita felice. Ma l’esperienza che ho vissuto a Dachau mi ha segnato per sempre, non ho potuto mai dimenticare lo spavento e il terrore che provai lì dentro. Qualche volta i miei figli mi hanno fatto domande sulla mia prigionia, ma solo negli ultimi anni ho raccontato loro qualche episodio, senza entrare troppo nei dettagli. Credo che comunque sia giusto che tutti vengano a conoscenza delle cose che sono avvenute a Dachau, in modo che si possa evitare che si ripetano. Non potrò mai perdonare i nazisti per quello che hanno fatto a tanti miei compagni di prigionia, e credo che per tutto ciò che hanno fatto non siano stati puniti come meritavano.»

Virgilio Bidotti fotografato a Ilbono il 27 Gennaio 2007

26 gennaio 2014

Dachau: camera a gas e celle delle torture

Dachau, camera a gas [Foto: A. Mameli, 2013]

Dachau, cella delle torture [Foto: A. Mameli, 2013]
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Dachau, cella delle torture [Foto: A. Mameli, 2013]