03 maggio 2015

Perché le marce della morte? Vittore Bocchetta ha una risposta

Vittore Bocchetta, a Cagliari per la mostra delle sue opere, ha raccontato la sua ipotesi sulle cosiddette marce della morte (Todesmärsche). 
Bocchetta nel 1945 è prigioniero nel campo di Hersbruck.
Nel mese di aprile il campo viene evacuato con le marce della morte.
Una notte, in prossimità dell'abitato di Schmidmühlen, Bocchetta riesce a fuggire insieme a un deportato francese, Marcel Maurin.
Per Vittore Bocchetta la marcia della morte si trasforma, paradossalmente, nella marcia verso la vita.
Ecco come racconta quella fuga in RIVISITAZIONE A FLOSSENBÜRG ED A HERSBRUCK (© Vittore Bocchetta 2010):
«Qualcuno mi scuote, è Marcel. Marcel Morin, tipografo marsigliese, il più giovane dei sei francesi: "Maintenant Victor! C'est arrivé le moment! Allons on! Ecoute alors, je ne suis pas un trouillard! (Adesso! È arrivato il momento. Andiamocene. E ascoltami bene: io non sono un vigliacco!)." Mi spiega il suo piano e ignoriamo gli altri. Come d’accordo, mi avvicino a quel Posten sonnolento con la sua pipa spenta e, levandomi umilmente il berretto: "Abort? (Latrina?)." Questi poveri veterani non sanno molto di noi, quelli del Lager ti avrebbero detto di servirti davanti a loro, questo, invece, mi lascia anda- re sotto gli alberi. Marcel, d’accordo con me, fa lo stesso con il Posten dell'angolo opposto. Non abbiamo altra soluzione. Entro nel bosco e, dopo un paio di minuti, Marcel mi raggiunge e si affida alla mia guida. Dobbiamo nasconderci fino a che l'intera colonna se ne sia andata. Poi vedremo! Risaliamo il bosco per un centinaio di passi, troviamo, ai piedi di un gigantesco abete, un fosso coperto da rami bassi e generosi. Ci rannicchiamo come due ricci, coperti dalle folte frasche di pino e, in assolu- to silenzio, aspettiamo. Dormiamo senza cambiare la nostra postura, fino al tramonto, per lo meno sei o sette ore. Il resto della colonna che dorme è già tutta fuori di noi. D'improvviso, al calar della sera, l'odiato latrato di un SS fa sus- sultare ogni cosa: "Appel ... Los ... Aufstehen, Appell! (Appello ... avanti ... sveglia, appello ...!)" Immagino la scena come se la vedessi. Contano, ricontano, poi contano ancora: "Zwei Leute weniger ... zwei ... zwei fehelen! (Mancano due uomini ... due ... mancano due!)" Intanto il sole se n'è andato e comincia a farsi buio. Due SS lan- ciano il loro cane su per il bosco per cercarci e ci oltrepassano non più di una decina di metri da noi; la bestiaccia non ci percepisce. Forse non pensano di trovarci così prossimi agli altri, forse il cane ha il fiuto trop- po pieno del fetore di tutti, forse ... forse ... chissà? Passano pochi minuti, sentiamo due spari e i due aguzzini con il cane scendono dal lato opposto del bosco gridando che ci hanno scovati e ci hanno fatti “Kaputt”! Danno ordini concitati e la colonna si aduna sulla strada e riprende la marcia "Die Todesmärsche" (La marcia della morte). Restiamo nel nostro buco un'altra buona mezz'ora. Quando tutto è in perfetta pace, usciamo. Siamo intorpiditi e doloranti per le ore di immobilità, ma non ci vuol molto a riprenderci, torniamo sul prato del bivacco sperando, ovviamente, di trovare tracce di cibo, ma ci sono solo degli indumenti consunti e delle coperte arrotolate, ultimo lascito di qualcuno morto nel sonno selvatico. Cambiamo i nostri stracci per altri meno consunti e, a tracol- la, ciascuno, il rotolo d'una coperta. Ci affidiamo alla ventura di un ignoto cammino. Purtroppo io ho quasi passato la soglia delle mie pos- sibilità, non riesco a fare più di un centinaio di passi per volta, poi le mie gambe si piegano e sono colto da capogiri. Marcel mi incita e mi sostiene, mi aspetta paziente e ci sentiamo fra- telli e parliamo delle cose più belle e più assurde, le cose di chi sente cosa vuol dire essere libero. Nel mio sangue si è trasfuso quel coraggio spa- valdo che può sentire solo chi è appena risuscitato, il coraggio di Lazzaro che esce dal suo sepolcro. Troviamo delle lumache e cerchiamo di mangiarle crude. Marcel le sputa, io le ingoio, ma subito le vomito. Abbiamo gli alberi di una grande foresta tutti per noi e, per la prima volta, dai miei secoli dei secoli, vedo anche la bellezza di Madre Natura. La bellezza straordinaria della Germania. Come può esserci nato Adolfo?

Negli ultimi tempi ha iniziato a chiedersi il perché di queste marce. In questo breve video fornisce la sua risposta.

Ecco come Vittore Bocchetta ha ritratto la marcia della morte:

L'opera è esposta a Cagliari fino al 17 Maggio all'interno della mostra: Vittore Bocchetta, vita e arte di un antifascista.

Nessun commento: