09 agosto 2015

Disprezzo compulsivo e procurato allarme (sociale): miscela esplosiva.

Ricordate quella foto che ritraeva Steven Spielberg seduto accanto a un Triceratopo? Ricordate i commenti indignati sui social?
Il testo che accompagnava la foto (firmato da un provocatore seriale di nome Jay Branscomb: «Ecco la triste foto di un cacciatore che si mette felicemente in posa accanto ad un triceratopo appena ucciso. Per piacere condividetela affinché il mondo possa dare un nome e gettare discredito su quest’uomo deprecabile») ha fatto cadere nel tranello decine di persone, scandalizzate da quella (presunta) uccisione del dinosauro...
In questi giorni ho analizzato le reazioni alla chiusura della discoteca Cocoricò e i commenti derivati, quelli di contrapposizione ("a noi ci hanno chiso i Teatri") e altri più o meno viscerali, più o meno in linea con la condivisione compulsiva e la macchina del fango scatenata senza alcun controllo delle fonti (“La chiusura del Cocoricò? Un’ipocrisia che non aiuta nessuno"), ovvero del primato dell'ipocrisia sul ragionamento e sull'analisi circostanziata.
Ma il fatto che mi ha colpito di più è quello denunciato da Paolo Bolzani, vicepresidente provinciale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Alessandria: una ragazza ha postato su facebook la foto di una persona impegnata a usare un tablet con la segente didascalia: "un falso cieco che prende in giro tutti noi facendosi passare per non vedente mentre sa usare il telefonino di ultima generazione".
Il realtà non si trattava di un falso cieco ma di un vero nonvedente, socio dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti.
Un caso di procurato allarme sociale che è venuto a galla rapidamente, grazie a Paolo Bolzani, ma possiamo immaginare che molte altre discriminazioni non arrivino mai ai giornali.
Chissà cosa direbbe quella ragazza se vedesse Massimo Oddone (Campione del Mondo, Europeo e Italiano di tiro con l'arco, categoria non Vedenti) impegnato nel suo sport. Ma forse ora che Paolo Bolzani ha commentato l'episodio penso che quella ragazza, se ha letto Educare per combattere l’ignoranza, avrà imparato la lezione.
In realtà tutti abbiamo da imparare. E onestamente alcune sfumature meno pubbliche della vita non sono sempre a portata di mano di tutti.
Come non sono sempre accessibili le fonti con le quali verificare la "bontà" di una notizia.
Viviamo sospesi tra bufale, ipocrisie, falsi ciechi e nonvedenti veri...
Ho interpellato Andrea Ferrero per conoscere la sua opinione.
Andrea, da nonvedente che impressione ti fanno episodi di questo tipo? 
«Fa arrabbiare, ma non mi meraviglia troppo perché dimostra una grande e diffusa ignoranza: in molti casi una persona che scrive senza collegare il cervello può avere effetti devastanti. Io lo vivo sulla mia pelle: la tecnologia offre molte opportunità, come la sintesi vocale, ma non tutti lo sanno».
A te sono mai capitate situazioni del genere? 
«Per fortuna no. Ma ho notato che molte persone si soprendono quando vengono a sapere che io uso regolarmente il computer. C'è una sorta di caccia alle streghe insieme a molta superficialità. Non è facile veicolare informazioni corrette, è molto più semplice creare dei falsi mostri, che attecchiscono rapidamente. E poi c'è anche chi cerca quei cinque minuti di notorietà per aver scoperto un falso invalido. Sembra che tutti siano alla disperata ricerca di ladri e truffatori...».

Se si cerca "falso cieco" sul web o l'hashtag #falsocieco su twitter e facebook si trovano molti risultati. Sarà questa pressione mediatica a spingere a cercare di scoprirne qualcuno e di pubblicare la foto su Facebook?

Andrea Mameli Blog Linguaggio Macchina


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