27 maggio 2018

Si possono mettere a confronto Blade Runner (1982) e Blade Runner 2049 (2017)?

No, perché Blade Runner (Ridley Scott, 1982) e Blade Runner 2049 (Denis Villeneuve, 2017) non sono proprio paragonabili.
Il primo è un film che si rivede sempre volentieri, forse perché è animato da un climax che cresce fino all'ultima scena, con un monologo memorabile.
Il secondo invece, con la mano di Deckard che tocca la cupola di vetro in cui la figlia postumana vive isolata dal mondo, sembra dire ma non dice, illude ma non mantiene.
Quello di Ridley Scott, in fondo, è il racconto della disillusione umana, in linea con il migliore Philip K Dick. Un tema gigantesco, fatto di paure e di malinconie. Per questo la storia è davvero una corsa sul filo del rasoio. E forse per questo il film del 1982 è indimenticabile. Quello di Villeneuve invece è un sontuoso trionfo dei simboli, emozionante e a tratti stupefacente, ma a mio.modo di vedere è un film senza un'anima.

Ritorno volentieri al copione dell'ultima scena del primo Blade Runner.

«Bella esperienza vivere nel terrore, vero?
In questo consiste essere uno schiavo.
Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi:
navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione
e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.
E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo,
come lacrime nella pioggia.
È tempo di morire.»

Secondo me suona meglio l'originale, spece nelle ultime battute:

«Quite an experience to live in fear, isn't it?
That's what it is to be a slave.
I've seen things you people wouldn't believe,
attack ships on fire off the shoulder of Orion,
I watched c-beams glitter in the dark near the Tannhäuser Gates.
All those moments will be lost in time,
like tears in rain.
Time to die.»




Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 27 Maggio 2018


Ideology as Dystopia: An Interpretation of "Blade Runner"
DOUGLAS E. WILLIAMS International Political Science Review (1988), Vol. 9, No. 4, 381-39

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