20 gennaio 2019

Cry Havoc a Cagliari: Stephan Wolfert combatte contro i fantasmi (e le ipocrisie) della guerra

Se sono qui, due ore dopo la fine dello spettacolo, a tentare di riannodare il filo delle sensazioni, significa che Stephan Wolfert ha centrato il bersaglio. La storia che l'attore, ex militare, ha portato sul palcoscenico del TeatrExMa contiene l'archetipo degli archetipi: l'eroe. In più è una storia vera. In più, ancora, la storia del reduce di guerra che scopre la forza della narrazione di Shakespeare grazie a un incontro fortuito con il Riccardo III è la sua storia. Così in "Cry Havoc!" c'è tutta la potenza delle parole e del corpo, ovvero le armi che Stephan Wolfert ha imbracciato dopo aver smesso l'uniforme dell'esercito USA.
Dallo spettacolo (500 repliche, in 32 stati Usa e in giro per il mondo) è poi nato un programma di recupero per veterani di guerra colpiti da traumi, basato sul teatro - De-cruit - di cui Stephan Wolfert è ideatore e i cui risultati sono raccolti in pubblicazioni scientifiche. La battaglia di "Cry Havoc!" contro i fantasmi della guerra si combatte sul palcoscenico. Ma fa bene anche a chi non è mai stato in guerra, perché non trasmette solo emozioni: c'è un abbondante passaggio di informazioni verso lo spettatore, una seria e onesta diffusione di conoscenza intorno alla guerra, alle sue crudeltà e alle sue ipocrisie. Stephan Wolfert lo fa con il senso di responsabilità di chi conosce bene, per averlo provato sulla sua pelle, quello che succede sul fronte (e nell'addestramento): una disumanizzazione integrale, che al rientro a casa non viene risolta. E l'ipocrisia è tutta in questo addestrare alla guerrra e osannarla senza poi disinnescarla, riconoscendone l'inadeguatezza come strumento di risoluzione dei conflitti.
Stephan Wolfert incolla gli spettatori dalla prima scena (quando ci porta insieme a lui sul tetto di un treno), all'ultima (quando riassume tutto il percorso con l'aiuto della musica e della danza) e lo fa in jeans e maglietta, senza alcun oggetto sul palco. Dando prova di capacità attoriali notevoli.
A Cagliari Stephan Wolfert si è commosso ricordando le ingiustizie subìte dal soldato afroamericano Henry Lincoln Johnson, cui la Francia tributà la Croix de Guerre per eroisimo (sul fronte della prima guerra mondiale con il 369-simo reggimento di fanteria “Harlem Hellfighters") nel 1918, mentre gli Usa gli conferirono la Medaglia d'Onore solo nel 2015.
E io ringrazio vivamente il Teatro dall'armadio e il Consorzio Camù per aver portato Stephan Wolfert a Cagliari.

Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 20 gennaio 2019


Some publications:
  • The Therapeutic Effects of Imagination: Investigating Mimetic Induction and Dramatic Simulation in a Trauma Treatment for Military Veterans on The Arts in Psychotherapy. Authors: Alisha Alia, Stephan Wolferth, Patricia Fahmya, Meghan Nayyara, Amna Chaudhrya
    Abstract - The concept of mimesis has existed since the time of the ancient Greeks and continues to be debated by artists and scholars alike concerning its meaning and implications for our understanding of the effects of theatre and fiction. In this article, we consider the possible therapeutic potential of mimesis, which can be seen as a way of thinking about theatre as a form of simulated story in which we can imagine ourselves. We focus on the healing effects of the imagination by analyzing its application through DE-CRUIT, a theatre-based treatment program for traumatic stress in military veterans. Through examples of specific veterans who have taken part in DE-CRUIT, we show how the imagination opens up emotional and psychological space for the exploration of trauma, thereby constructing a path to recovery that draws upon the human capacity for story-telling and meaning-making.
  • Intersecting modes of aesthetic distance and mimetic induction in therapeutic process: Examining a drama-based treatment for military-related traumatic stress on Drama Therapy Review, Volume 4 Issue 2, October 2018. Authors: Alisha Ali, Stephan Wolfert, Ingrid Lam, Tazmin Rahman.
    Abstract - Can Shakespeare be a treatment for posttraumatic stress in military veterans? This is the question that our research team has been examining through the empirical investigation of the DE-CRUIT program. DE-CRUIT uses Shakespeare’s verse to help veterans with the articulation, sharing and processing of trauma. In this article, we focus specifically on the therapeutic process of the program that involves various modes of aesthetic distance in combination with mimetic induction, a treatment technique in which fictionalized narrative reflects the real-life experience of trauma. After describing that process, we illustrate these various intersecting therapeutic components through the case of ‘D.’, a military veteran who took part in DE-CRUIT after many years of living with a secret, non-disclosed trauma.

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