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Le razze non esistono: «Veniamo tutti dall'Africa» (15 Settembre 2015)

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Pochi giorni fa in una grotta del Sud Africa sono stati portati alla luce 1.500 reperti fossili appartenenti a 15 individui di una nuova specie di ominidi. I ricercatori hanno chiamato la nuova specie Homo naledi e l'hanno descritta come dotata di alcune caratteristiche tipiche degli australopitechi, altre dei sapiens e altre mai viste prima in nessuna specie ominide. Questo ritrovamento renderà ancora più complessa la storia della nostra specie? O contribuirà a delineare meglio il puzzle evolutivo? Gli antropologi spiegano che discendiamo dal gruppo umano che sessantamila anni fa partì dall’Africa, raggiunse l'Europa, dove c'erano i Neandertal , ed ebbe la meglio su tutte le altre forme umane preesistenti. Così all'interno della nostra spece, esistono e sono evidenti molteplici differenze, ma sono distribuite in modo continuo nello spazio geografico, così le caratteristiche di ogni popolazione si sovrappongono e sfumano gradualmente in quelle delle popolazioni vicin...

Quelle orme di Homo erectus di 1.5 milioni di anni fa sono tracce di una battuta di caccia

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In articolo pubblicato su Science il 27 Febbraio 2009 Early Hominin Foot Morphology Based on 1.5-Million-Year-Old Footprints from Ileret, Kenya (Science, ) un gruppo di ricercatori coordinato da Matthew R. Bennett forniva le prove del ritrovamento di 22 impronte di ominidi databili fra 1.51 e 1.53 milioni di anni fa a Ileret, in Kenya. Ieri Nature dava notizia di una nuova ricerca, condotta recentemente da Neil Roach (American Museum of Natural History, New York) in quello stesso luogo, che ha portato alla scoperta di altre 100 orme: Homo erectus footprints hint at ancient hunting party (Nature, 17 April 2015). Neil Roach ipotizza che quelle orme non siano altro che la registrazione di una giornata di caccia. La prova evidente della capacità di cooperare e di attuare strategie che superano la semplice sopravvivenza. Ancient footprint, Ileret, Kenya Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 18 Aprile 2015

Avamposti del progresso. Dalla Terra allo spazio, dal racconto di Joseph Conrad al diario di bordo di Samantha Cristoforetti

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Un tempo gli avamposti del progresso si trovavano sul nostro pianeta e sfruttare le loro risorse comportava disagi, sofferenze, sopraffazioni, che ora risciamo a immaginare solo grazie alla letteratura e al cinema. Esemplare in questo senso il racconto di Joseph Conrad Un avamposto del progresso (An Outpost of Progress, 1897) ambientato in Africa. Dal 1957, con lo Sputnik, l'idea di frontiera si è allontanata dalla Terra.  E quelle orme impresse sulla sabbia lunare nel 1969 sono un timbro indelebile sulla trasformazione del concetto di avamposto: l'esplorazione si estende allo spazio .  Le ripetute missioni robotizzate su Marte e l'uscita delle sonde Voyager dal sistema solare sono solo alcune delle conferme di questo grande sogno diventato realtà. Ma il concetto di avamposto non si è modificato solo in virtù della distanza percorsa per le esplorazioni. Vi è, secondo me, qualcosa di più profondo: la nostra specie, allontandosi dal suo pianeta, trova motivo di cresc...

Francesco Mulas e il Kilimanjaro: «Rinunciare a volte richiede più coraggio»

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Franz nel deserto del Saddle (Kibo Hut) 4720 m slm Conosco Francesco Franz Mulas dal 1996: da allora sono andato a trovarlo diverse volte, in Trentino e dintorni. Ricordo in particolare una splendida settimana bianca, suo ospite, e una indimenticabile escursione a Bolzano (per l'inaugurazione del Museo Archeologico con Ötzi in primo piano). Ho sempre apprezzato molto la sua curiosità e la sua generosità. Ma anche la capacità di far diventare semplici anche le cose più complesse. Non mi ha stupito, quindi, leggere che ha organizzato una spedizione sul Kilimanjaro, raccontata passo dopo passo su un blog: Franz al Kilimanjaro . Ho chiesto a Francesco di spiegare ai lettori di Linguaggio Macchina com'è nata, come si è sviluppata e cosa resta di questa bella impresa. Com'è nato il progetto Franz al Kilimanjaro? «Il progetto è nato dal desiderio di spingermi più in alto rispetto alle cime che si possono raggiungere nelle Alpi. Sfiorare i 6000 metri, per di più in un ...

Sapiens: autobiografia dell'umanità. A Trento la mostra sul percorso dell'Uomo per congedarsi dal Museo della Scienza (L'Unione Sarda, 4 gennaio 2013

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Siamo l'unica specie sulla Terra, per quanto ne sappiamo, che prova a rappresentarsi e a raccontare la propria storia. Ne è un esempio la mostra “Homo Sapiens. La grande storia della diversità umana” inaugurata a Trento il 20 settembre, ideata da Luca Cavalli Sforza e Telmo Pievani. La prima sezione, “Mal d’Africa” racconta i primi passi dell’umanità, milioni di anni fa, prima in Africa e poi in Europa e Asia, con una ricostruzione degli eventi arricchita da fossili originali. La seconda, “La solitudine è un’invenzione recente”, illustra la nascita della nostra specie, avvenuta circa 200.000 anni fa in Africa, e la convivenza con altre forme umane fino a 12.000 anni fa. La terza, “I geni, i popoli e le lingue”, presenta la rivoluzione culturale del Paleolitico, con il suo potente bagaglio simbolico rappresentato dalla nascita dell’arte e delle tecniche. La quarta sezione, “Homo sapiens, la specie planetaria”, mostra l'importanza dell’invenzione dell’agricoltura, avvenuta 10 mi...

SCAMBIANDO SI IMPARA - Educazione interculturale attraverso lo strumento dello scambio scolastico (Quartu, 4 dicembre 2008)

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Giovedì 4 dicembre (ex convento dei Cappuccini, Quartu Sant’Elena, via Brigata Sassari, alle 17) “SCAMBIANDO SI IMPARA - Educazione interculturale attraverso lo strumento dello scambio scolastico. Esperienze e buone pratiche sul territorio sardo”. Intervengono: Gigi Ruggeri (Sindaco di Quartu Sant'Elena), Stefano Delunas (Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Quartu Sant’elena), Piera Gioda (Presidente CISV). La scuola media “A. Rosas” di Quartu Sant'Elena presenta il progetto “Vorrei sapere... vorrei essere”: i progetti di educazione interculturale a scuola. Il Secondo Circolo Didattico di Selargius presenta il progetto “L'educazione interculturale attraverso lo strumento dello scambio”. Le due scuole, nell’arco dello scorso anno scolastico, hanno partecipato a un progetto di gemellaggio con le scuole di Louga, in Senegal. Augustine Okubo (Associazione Malik), Ghidey Sebhat e Maria Luisa Wells (Associazione Arcoiris onlus) illustreranno alcune buone pratiche di e...

Il concetto di razza? Per la scienza è una menzogna (L'Unione Sarda, 27 dicembre 2006)

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Fin dalla sua nascita, avvenuta nel 1700, l'antropologia ha fatto da ponte tra i due mondi in cui, arbitrariamente, dividiamo il sapere: la cultura scientifica e la cultura umanistica. Anche per questa ragione un concetto, quello di “razza umana”, è rimasto a lungo sospeso, in una sorta di limbo, tra realtà e immaginazione, fino al 1972: quando il genetista Richard Lewontin fu capace di dimostrare che la percentuale globale di variabilità del nostro genoma è vicina all'85%. In altre parole, se per una colossale catastrofe si salvasse solo una ristretta porzione della popolazione umana, in essa sopravviverebbe l'85% della variabilità genetica attuale. Dato che siamo nati in Africa, circa 200 mila anni fa, la maggiore variabilità genetica si riscontra in quel continente (“effetto fondatore"), poi abbiamo colonizzato Europa e Asia, portando con noi una variabilità genetica via via minore. Questo dato, poi confermato nel 2004 (da David Goldstein e Guido Barbujani) e nel 2...