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Con Silvia Rosa Brusin, la mente del Tg Leonardo (8 novembre 2014)

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Se una critica può essere mossa, agli organizzatori del Cagliari FestivalScienza, è di che gli eventi sono tantissimi e seguirli tutti è impossibile. Oggi, penultima giornata, ce ne sono in programma 14, distribuiti tra ExMà e MonteClaro. Per gli amanti degli sguardi alti, tra scienza e filosofia segnaliamo la presentazione del libro “Vita e natura. Una visione sistemica” di Fritjof Capra e Pier Luigi Luisi (Sala conferenze ExMà) alle 10 e 30. Allo stesso orario e a pochi metri di distanza Alessia Zurru (Laboratorio Scienza) fa giocare i bambini con la fisica: “Newton e la mela in testa”. Sempre alle 10 e 30 ma nel Teatrino di Monte Claro i divulgatori svizzeri Giorgio Hausermann e Marco Miranda celebrano i 10 anni del progetto “La scatola di Einstein”. Nel pomeriggio Silvia Rosa Brusin, ideatrice e conduttrice del Tg Leonardo racconta la sua, straordinariamente unica, esperienza di telegiornale scienficico, alle 16 e 30 nella Sala conferenze ExMà. Stesso luogo, ma alle 18, il fisic...

Ötzi, l'uomo dei ghiacci così "sardo" (L'Unione Sarda, 9 maggio 2014)

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Stretta vicinanza genetica Ötzi, l'uomo dei ghiacci così "sardo" I resti mummificati di Ötzi, rinvenuti nel 1991 in provincia di Bolzano, al confine con l'Austria, continuano a riservare sorprese scientifiche. Dell'Uomo venuto dal ghiaccio sappiamo che era un maschio di 46 anni, alto un metro e 60, e che visse circa 5300 anni fa, quindi in un tempo in cui l'aspettativa di vita non superava i 35 anni. Ieri la rivista Plos Genetics ha fatto luce su altri aspetti della vita di Ötzi con un articolo intitolato “Studio di genomi antichi e moderni rivela vicinanza genetica tra Sardi e Ötzi e suggerisce nuovi scenari nell'Europa del Neolitico” e firmato da ricercatori delle università di Stanford, Michigan, Lima, Sofia, Barcellona e dell'Eurac di Bolzano, da Francesco Cucca, Serena Sanna, Maristella Pitzalis, Carlo Sidore, Fabio Busonero, Andrea Maschio, Andrea Angius dell’Istituto di Ricerca genetica e Biomedica del CNR di Monserrato, e da Ilenia Zara del CRS...

Il genoma più antico svela l'albero genealogico dei nativi americani

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Il più antico genoma mai sequenziato appartiene a un ragazzo vissuto in Siberia 24 mila anni fa . La ricerca, condotta dal Natural History Museum di Copenhagen , racchiude un secondo risultato straordinario: i cromosomi del ragazzo han no molto in comune con quelli de i nativi americani e con quelli dei moderni europei . Ciò potrebbe significare che alcuni antenati dei nativi americani erano anche antenati di noi europei.  In altre parole il DNA eurasiatico dei moderni nativi americani non deriva solo dagli apporti post- colombiani, come finora si riteneva , ma anche da l patrimonio genetico dei primi americani . Lo studio, c oordinato da Eske Willerslev , è stato pubblicato oggi su Nature con il titolo: Upper Palaeolithic Siberian genome reveals dual ancestry of Native Americans . Andrea Mameli Blog Linguaggio Macchina 20 Novembre 2013

105 anni di simpatia. Zia Consola Melis e il segreto (non segreto) della longevità

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Mi sorprende già dai primi istanti del nostro incontro, nella sua casa di Perdasdefogu , 2200 abitanti, 600 metri sul livello del mare, un'ora e mezza di strada da Cagliari. Zia Consola mi sorprende per lo sguardo vispo e la stretta di mano vigorosa. E non solo. Ma prima di illustrare la mia sorpresa rispondo a una domanda fondamentale. Chi è questa questa donna minuta che io chiamo zia? Io la chiamo zia perché Eleonora Mameli (mamma di zia Consola) era sorella del padre di Felice Mameli (mio nonno). Ora, già il fatto che Consolata, nota Consola, sia nata nel 1907 , basterebbe da solo a spiegare l'emozione dell'incontro. Se poi ai 105 anni di Consolata sommiamo quelli dei fratelli e delle sorelle (Claudia 99 , Maria 97 , Antonio 93 , Concetta 91 , Adolfo 89 , Vitalio 86 , Fida Vitalia 81 , Mafalda 78 ) otteniamo 818 anni , ovvero una media di 90,8 anni a testa, numero entrato ufficialmente nel Guinness World Records . Proprio così: quella di zia Consola è la fami...

Tracce di DNA di virus antichi nel genoma umano. Uno studio pubblicato su PNAS

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Più del 90% del genoma di ogni mammifero è dedicato a funzioni tuttora sconosciute. Questa porzione del materiale genetico, chiamata "materia oscura", contiene pezzi di DNA che provengono da antichi virus. Sono stati scoperti migliaia di questi virus integrati nel DNA umano e i più antichi risalgono all'era dei dinosauri. L'articolo più recente, pubblicato alcuni giorni fa su PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences), frutto di ricerche condotte all'Università di Oxford, nel Rega Institute in Belgio e nel centro di ricerca Aaron Diamond AIDS Research Center di New York. I ricercatori hanno analizzato il genoma di 38 mammiferi (gatti, topi, pipistrelli, elefanti, delfini e Homo Sapiens). Per Robert Belshaw (Dipartimento di Zoologia dell'Università di Oxford), coordinatore della ricerca: "Sospettiamo che questi virus siano stati indotti a fare una scelta: mantenere il loro tipico comportamento da virus e diffondersi tra gli animali oppure en...

CRS4: seminari 2011, un'opportunità che apre la mente

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Il CRS4 (Centro di Ricerca, Sviluppo e Studi Superiori in Sardegna) organizza un ciclo di seminari aperti al pubblico in collaborazione con l'Università di Cagliari e con il patrocinio della Regione Autonoma della Sardegna. Il ciclo - denominato “Collana di Seminari per la Valorizzazione dei Risultati della Ricerca al CRS4” - avrà inizio il 16 febbraio e si concluderà il 21 dicembre 2011. Il primo appuntamento: 16 febbraio 2011, nell'Auditorium della Regione, in Via Roma 253, a Cagliari, con inizio alle 10 e 30: "Genotipizzazione e analisi 
dell'espressione genica" (Andrea Angius, CRS4).

Il concetto di razza? Per la scienza è una menzogna (L'Unione Sarda, 27 dicembre 2006)

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Fin dalla sua nascita, avvenuta nel 1700, l'antropologia ha fatto da ponte tra i due mondi in cui, arbitrariamente, dividiamo il sapere: la cultura scientifica e la cultura umanistica. Anche per questa ragione un concetto, quello di “razza umana”, è rimasto a lungo sospeso, in una sorta di limbo, tra realtà e immaginazione, fino al 1972: quando il genetista Richard Lewontin fu capace di dimostrare che la percentuale globale di variabilità del nostro genoma è vicina all'85%. In altre parole, se per una colossale catastrofe si salvasse solo una ristretta porzione della popolazione umana, in essa sopravviverebbe l'85% della variabilità genetica attuale. Dato che siamo nati in Africa, circa 200 mila anni fa, la maggiore variabilità genetica si riscontra in quel continente (“effetto fondatore"), poi abbiamo colonizzato Europa e Asia, portando con noi una variabilità genetica via via minore. Questo dato, poi confermato nel 2004 (da David Goldstein e Guido Barbujani) e nel 2...