28 gennaio 2008

Il ruolo delle immagini nella scienza.

galileo Nature, il 30 gennaio 2003, pubblicava un articolo di Julio M. Ottino (ricercatore della Northwestern University, Evanston, Illinois, USA) dal titolo Is a picture worth 1,000 words? (dal quale è tratta la splendida immagine riportata qui a sinistra, disegnata da Gelileo nel 1609). La quantità (e la qualità) delle immagini scelte per rappresentare la scienza, è la tesi di Ottino, sarebbe tanto elevata da far temere per la reale aderenza tra la ricerca e la loro corretta presentazione e propone una sorta di codice di autoregolamentazione degli illustratori scientifici. Ottino suggerisce ai ricercatori di inserire le immagini nei loro articoli solo per soddisfare tre scopi: insegnare, stupire o aiutare a immaginare l'aspetto di oggetti non fotografabili. Frank Ippolito (illustratore del Museo di storia naturale di New York) il 6 marzo 2003 rispondeva, sempre su Nature, con una lettera dal titolo The subtle beauty of art in the service of science nella quale smontava la tesi di Ottino. Per Ippolito le lune di Galileo o una copertina di Science sono "arte al servizio della scienza".
Secondo lo storico dell'arte Samuel Edgerton, l'abilità di Galileo nel disegnare gli splendidi acquarelli della Luna e ancor più nel riconoscere le macchie lunari come ombre proiettate dai rilievi derivava proprio dalla formazione prospettica maturata in ambiente fiorentino (Samuel Edgerton. Galileo, florentine Disegno, and the Strange Spottedness of the Moon, in Art Journal (XLIV, 1984, pp. 225-33).
Anche per la fotografia il confine tra espressione artistica e documento scientifico (ancorché come rappresentazione della strumentazione). Come nella foto riprodotta sotto (per gentile concessione dell'autore: Antonio Saba) che rappresenta il rivelatore di muoni costruito dal gruppo di Cagliari dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare per l'esperimento NA60 del CERN di Ginevra.
NA60

1 commento:

comidademama ha detto...

Ciao Andrea. Grazie per avermi scritto una email, mi ha fatto molto piacere. Sì, le fotografie sono mie.

Mi ha colpito questo titolo perché è un tema molto caro e scandagliato a fondo dal papà di mio marito, che di mestiere insegna storie e tecnica della fotografia all'Accademia Albertina.
A presto!