03 giugno 2008

Ecco perché la tiroide fa le bizze

L’Unione Sarda, Prov Ogliastra, Pagina 26, 31 maggio 2008
Nuova conquista scientifica dell’équipe di ProgeniA in collaborazione con i centri di ricerca americani
Scoperto in Ogliastra il gene che la può alterare

Le ricerche genetiche condotte su quattromila volontari ogliastrini hanno garantito all’équipe di ProgeniA una nuova sensazionale scoperta. È stata individuata la variante di un gene che può alterare la tiroide e provocare malattie endocrine
Le ricerche sulla longevità condotte in Ogliastra all’interno del progetto ProgeniA, grazie al coinvolgimento di brillanti ricercatori e 4300 volontari, continuano a regalare risultati scientifici di enorme importanza. L’ultimo in ordine di tempo è la scoperta di una correlazione tra una variante del gene chiamato Pde8b e l’ormone che stimola la tiroide (Tsh). La scoperta presentata ieri all’Istituto di Neurogenetica e Neurofarmacologia del Cnr, nella sede della Cittadella universitaria di Monserrato e pubblicata sulla rivista scientifica "American Journal of Human Genetics", sarà citata in molti dei successivi lavori di ricerca in questo campo.
L’ÉQUIPE SARDA Il gruppo di ricerca che ha annunciato la scoperta è guidato da Silvia Naitza, una delle scienziate di ventura nate in Sardegna: dopo 17 anni di esperienza professionale in giro per i più prestigiosi laboratori internazionali ha raccolto la proposta di rientrare nell’Isola e unirsi al gruppo ideato da Giuseppe Pilia, il ricercatore ogliastrino scomparso tre anni fa. Naitza, laurea in biologia alla Sapienza di Roma e dottorato di ricerca all’Imperial College di Londra, ricercatrice dell’Istituto di Neurogenetica e Neurofarmacologia (Inn) del Cnr di Cagliari, spiega: «In particolare la presenza di questa variante genetica è associata a un aumento dei livelli di Tsh nel sangue, indicatori sensibili della funzionalità della tiroide, una ghiandola che controlla il metabolismo corporeo e la cui alterazione porta allo sviluppo di alcune comuni malattie endocrine che colpiscono circa il 10 per cento della popolazione mondiale». I risultati sono stati confermati in popolazioni distinte, a indicare che le scoperte realizzate in Sardegna possono essere utili per studi genetici su ampia scala nella popolazione mondiale.
CAUTELA La scoperta potrà condurre, in futuro, a risultati applicabili clinicamente ma è opportuno non alimentare previsioni di soluzioni prodigiose: «Sono necessarie ulteriori indagini - prosegue Silvia Naitza - ma complessivamente i risultati di questa ricerca indicano chiaramente che varianti comuni del gene Pde8b influenzano la produzione dell’ormone tiroideo e il conseguente rilascio nella circolazione sanguigna di Tsh da parte dell’ipofisi. Questa scoperta apre nuove strade di ricerca che potrebbero condurre a risultati importanti. Al momento possiamo ipotizzare che questo gene possa costituire un bersaglio per il trattamento di alcune patologie tiroidee.»
GLI STUDIOSI AMERICANI Lo studio, come hanno sottolineato ieri i coordinatori del progetto ProgeNIA, Manuela Uda e Antonio Cao, nasce dalla collaborazione tra numerose figure professionali, come clinici, infermieri, biologi molecolari, informatici e statistici, appartenenti a gruppi di ricerca italiani e stranieri. Oltre all’Inn-Cnr hanno contribuito alla realizzazione di questa ricerca National Institute of Health (National Institute of Aging) di Baltimora, l’Università degli studi di Cagliari (il gruppo guidato da Stefano Mariotti), l’Università del Michigan, l’Università del Maryland di Baltimora, l’Università di Parma. Il finanziamento delle ricerche proviene dal National Institute of Health per lo studio della longevità.
ANDREA MAMELI

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