08 ottobre 2009

L'orologio cellulare che controlla il filo della longevità (L'Unione Sarda, 6 ottobre 2009)

unione sarda nobel medicina 2009 Il massimo riconoscimento internazionale per le ricerche biomediche è andato a tre scienziati statunitensi, Elizabeth H. Blackburn, Carol W. Greider e Jack W. Szostak, per la scoperta delle funzioni dei telomeri. Come dire che i tre ricercatori hanno risolto uno dei maggiori problemi della biologia. Ovvero, in che modo i cromosomi possono essere copiati completamente durante le divisioni cellulari e come vengono protetti dalla degradazione. A Manuela Uda, responsabile del progetto di ricerche genetiche ProgeNIA, del laboratorio Inn-Cnr di Lanusei, abbiamo chiesto un commento sulla notizia.
Cosa significa questo Nobel per la genetica?
«L'accorciamento dei telomeri, che corrisponde alla parte terminale del cromosoma, è stato proposto come “orologio” dell'invecchiamento delle cellule. In seguito alla riproduzione cellulare la loro lunghezza si riduce progressivamente fino a quando non riescono più ad agire in funzione protettiva nei confronti dei cromosomi. Le cellule quindi non riescono più a riprodursi correttamente e di conseguenza invecchiano e muoiono. Alla base del processo c'è un enzima chiamato telomerasi, che può scongiurare questo destino sintetizzando, ovvero duplicando, sempre nuove sequenze telomeriche. Questo enzima quindi, implicato nell'invecchiamento cellulare, viene considerato un indicatore di rischio di numerose malattie. In particolare alcuni tipi di tumori».
L'importanza per le ricerche biomediche?
«Quest'anno il Nobel per la Medicina ha ricompensato la ricerca di base premiando una scoperta fondamentale che ha stimolato lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche con importanti riflessi soprattutto in campo oncologico».
Perché questi studi sono importanti per gli studi sulla longevità?
«L'invecchiamento è determinato da numerosi fattori tra cui questo premiato con il Nobel. Nelle cellule tumorali i telomeri sono anomali e ci si è chiesti se vi può essere una relazione con la longevità. Questa ricerca entra in un contesto ampio che riguarda gli studi sulla longevità».
Perché la Sardegna è al centro di studi genetici sulla longevità?
«I sardi hanno conservato alcune caratteristiche e sono quindi ideali per questo tipo di studi. La popolazione sarda ha un patrimonio genetico unico, frutto di secoli di isolamento, e questo determina la sua grande importanza nel campo della ricerca. Inoltre i fattori ambientali sono molto omogenei. Ciò ha permesso di ritrovare ancora oggi delle caratteristiche molto preziose per questo campo scientifico».
Che effetto fa pensare che per la prima volta vengono premiate due donne mentre i Nobel al femminile sono appena il 10 per cento del totale?

«Fa sicuramente molto piacere vedere che il lavoro di due donne viene riconosciuto con il premio più importante. E questo in qualche modo riflette il loro impegno sempre più consistente nel mondo della ricerca. Si tratta sicuramente di un segnale importante che deve essere di grande stimolo per noi ricercatrici».
ANDREA MAMELI

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