18 giugno 2011

Dopo la pulsar doppia, una Mela d'oro (L'Unione Sarda, 17 giugno 2011)

Burgay at Parkes, courtesy of John Sarkissian @CASS
Marta Burgay davanti a Parkes. Foto: J. Sarkissian (CSIRO)
È arrivata in Sardegna dalla Valle d'Aosta nel 2004 inseguendo la sua passione: l'astrofisica. Ora Marta Burgay è un'affermata ricercatrice dell'Istituto nazionale di Astrofisica e dell'Osservatorio astronomico di Cagliari. Al Teatro delle Vittorie di Roma oggi le sarà conferita La Mela d'oro in occasione della XXIII edizione del Premio Marisa Bellisario. La giovane scienziata ha già vinto il Premio Tacchini 2005 della Società astronomica italiana, il Premio della Società italiana di Relatività generale e Fisica della gravitazione e lo Young Scientist Prize della International Union for Pure and Applied Physics, entrambi nel 2006, e più recentemente il Premio Brian G. Marsden dell'European Astrosky Network.
Da dove viene tutto questo successo? Dalla scoperta della pulsar doppia, pubblicata su Nature alla fine del 2003, a firma proprio di Marta Burgay, insieme a Nichi D'Amico (direttore del Sardinia Radio Telescope) e Andrea Possenti (direttore dell'Osservatorio di Cagliari).
Tutto nasceva dalla tesi di dottorato della ricercatrice, che consisteva nello scandagliare una sezione del cielo con il radiotelescopio australiano di Parkes, alla ricerca di nuove pulsar. Oggi il principale campo di interesse di Marta Burgay riguarda le osservazioni multifrequenza di stelle di neutroni, in particolare radio pulsar e binarie relativistiche. Fa parte del gruppo internazionale PulSE (Pulsar Science in Europe), insignito dall'Unione Europea del Premio Descartes 2005 “Excellence in scientific collaborative research”.
La scoperta di una pulsar doppia, ovvero due pulsar tanto vicine da orbitare una attorno all'altra, ha consentito la verifica della correttezza della teoria della Relatività generale di Einstein. Che emozione si prova a esserne stata la principale artefice?
«La scoperta del sistema è frutto del mio lavoro di dottorato e l'emozione che ho provato nello scorgere quel segnale inequivocabile in mezzo a tonnellate di interferenze, è stata unica, un insieme di euforia e sollievo. Il lavoro che ha poi portato a comprendere appieno tutte le potenzialità della scoperta è stato un lavoro di squadra condotto negli anni con un team di collaboratori provenienti da ogni parte del globo, dall'Australia alla Germania, dall'Inghilterra agli Stati Uniti. Il pensiero che tutto questo fervore scientifico è figlio della mia scoperta è forse ancora più emozionante del momento della scoperta in sé».
C'è chi sostiene che da questa scoperta prima o poi arriverà un Nobel...«Eh, sarebbe un colpaccio! Al momento i nostri studi ci dicono che la teoria della Relatività generale è corretta almeno al 99,95%. Forse il Nobel potrebbe arrivare se trovassimo che in quel restante 0,05% c'è qualcosa di imprevisto. I progressi maggiori nella scienza si fanno falsificando le teorie, non verificandole, perché questo ci costringe ad andare oltre, a cercare risposte nuove».
Di tanti riconoscimenti quale le sta più a cuore?«La cosa di cui continuo ad andare più fiera resta l'essere stata la voce 1 orizzontale delle parole crociate dell'Unione Sarda...».

Andrea Mameli

Articolo pubblicato nella pagina della cultura del quotidiano L'Unione Sarda, il 17 giugno 2011.

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