.

You do not really understand something unless you can explain it to your grandmother
Non hai veramente capito qualcosa fino a quando non sei in grado di spiegarlo a tua nonna
A. Einstein

07 ottobre 2011

Massimo Carlotto e Salvatore Mereu svelano misteri e segreti dei libri e dei film

Tuttestorie 2011 Bocca della Verità Il tradimento necessario era il tema sul quale si sono confrontati questa sera a Cagliari lo scrittore Massimo Carlotto e il regista Salvatore Mereu. Li ha intervistati il giornalista Giacomo Mameli, sul palco del Festival di letteratura per ragazzi Tuttestorie, a pochi metri dalla grande bocca della verità allestita nella Piazza Bla Bla del centro culturale Exmà, a Cagliari.
La prima domanda è sull'argomento dell'incontro: quali sono le sfide del portare al cinema le storie e i personaggi di un libro.
«Il regista ha la sfrontatezza - ha detto Mereu - di sostituirsi al lettore, traducendo l'immaginazione in immagini. Ci sono molte sfide nella sfida, come la scelta di riprendere luoghi e persone che andranno a rappresentare luoghi e personaggi scelti dallo scrittore. E poi stiamo lavorando per questo film da due mesi mentre il libro racconta la storia di un solo giorno. Da un anno mi sono trasferito a Cagliari per capire la città, e ho insegnato Educazione all'immagine in scuole di via Meilogu e di via Schiavazzi».
«Il mondo del cinema, dal regista all'elettricista, è in grado di reinterpretare il libro con una diversa sensibilità artistica - è l'opinione di Carlotto - ed è bene che sia così. Per me è importante che ci siano altre interpretazioni».
Giacomo Mameli ha poi chiesto ai due ospiti un'opinione sul silenzio e sull'omertà.
Per Carlotto: «Il silenzio è una grande forma di comunicazione. Ma a volte può essere fonte di malintesi. Il silenzio può essere anche la non informazione. Mentre l'omertà è un crimine, una pessima forma di silenzio».
Secondo Mereu: «L'omertà presuppone una complicità che il silenzio non ha».
Testo e foto: Andrea Mameli - www.linguaggiomacchina.it - 7 ottobre 2011

Le Olimpiadi Italiane di Astronomia. Edizione 2012

astronomia La Società Astronomica Italiana e l’Istituto Nazionale di Astrofisica, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, organizzano le Olimpiadi Italiane di Astronomia. Le Olimpiadi Italiane di Astronomia sono inoltre collegate con le Olimpiadi Internazionali di Astronomia.
Chi può partecipare?
Studenti e studentesse nati nel 1997 e 1998 (categoria junior) e nel 1995 e 1996 (categoria senior). Gli studenti o studentesse nati nel 1997 che hanno già partecipato a una precedente edizione delle Olimpiadi Internazionali di Astronomia dovranno partecipare nella categoria Senior.
La partecipazione è individuale.
Come si partecipa?
- Per prima cosa scarica il Bando ufficiale delle Olimpiadi di Astronomia 2012.
- Poi, se hai passione per l’astronomia, consulta tuoi insegnanti, la biblioteca della tua scuola, l’Osservatorio Astronomico, e scrivi un tema originale in tema astronomico.
- Rgistrati alle preselezioni e invia il tuo elaborato entro il 14 novembre 2011.
- Se supererai la fase di preselezione, potrai sostenere la prova scritta interregionale il 20 febbraio 2012.
- Se supererai la fase interregionale potrai partecipare alla finale italiana il 15 aprile 2012.


Referente per la Sardegna: Silvia Casu: silvia@oa-cagliari.inaf.it +39 3296603815.
(Foto: Silvia Casu. Alcuni partecipanti alla fase interregionale della passata edizione in visita all'Osservatorio di Cagliari, cupola del Meade).

06 ottobre 2011

Pensieri sul set (5). Dolly, Dolly, manualmente Dolly.

dolly Chi si aspetta sistemi azionati solo da motori elettrici può restare deluso: esistono ancora macchine che non richiedono energia esterna per muoversi oltre quella muscolare di pochi operatori. Nella mia esperienza sul set sono stato sorpreso dal vedere che il posizionamento del Dolly avviene manualmente. Ma cosa è il Dolly? È un sistema di ripresa dotato di braccio mobile in grado di sollevare e abbassare la posizione di ripresa grazie a un sistema di contrappesi.
La piattaforma su cui si posizionava l'operatore è di quelle che permettono di salire fino a 4 metri dal suolo. Il movimento viene studiato nelle prove e alcuni segni con nastro adesivo aiutano a ritrovare le giuste posizioni. Per me vedere che il tutto dipende dai contrappesi è davvero intrigante: ho visto due persone impegnate a togliere dalla scatola dei contrappesi una ventina di pesanti piastre metalliche per consentire all'operatore di scendere dal seggiolino. Poi li ho visti rimetterli accuratamente in posizione per avere l'equilibrio tale da muoversi senza sforzo. Anche se, secondo le mie personali vedute, questo sistema può in qualche modo aiutare a sviluppare la pazienza di chi lavora nel mondo del cinema, è vero che si tratta essenzialmente di un modo per seguire le indicazioni del regista, in merito alle posizioni di ripresa. Tecnicamente Dolly e Steadycam sono solo due sistemi di supporto alla ripresa.
Ma dal punto di vista del risultato sono come due strumenti di un'orchestra o due tipi di pennelli che partecipano alla stessa creazione artistica.
Per me è stata una bella scoperta vedere gli operatori del set di Bellas Mariposas usare con disinvoltura i pesi e dopo alcuni minuti vederli armeggiare intorno alla modernissima Steadycam. In fondo, è una bella soddisfazione vedere all'opera nel 2011 un sistema sofistiticato che non ha bisogno di consumare elettricità per muoversi.
Testo e foto: Andrea Mameli - www.linguaggiomacchina.it - 6 ottobre 2011

Puntate precedenti:
Pensieri sul set (4). Batterie, pellicole e senso del limite.
Pensieri sul set (3). Il senso del ciak.
Pensieri sul set (2). Stuntman, tra azione e finzione.
Pensieri sul set (1). Il "Video assist" modifica il lavoro del regista

05 ottobre 2011

Pensieri sul set (4). Batterie, pellicole e senso del limite.

cinepresa Le batterie si scaricano anche sul set. E i 122 metri di pellicola si esauriscono. Questa per me è una delle tante lezioni apprese sul set: alle già numerose variabili che entrano in gioco nella lavorazione di un film si aggiungono anche piccoli e grandi imprevisti. Ne elenco alcuni: le grosse batterie della steadycam o quelle da 9 volt dei radiomicrofoni che si consumano imponendo lo stop delle riprese. Un cane abbaia vicino al set, una moto romba in lontananza, le urla di due ragazzi giungono alle cuffie del fonico... Per non parlare dei piccoli e grandi errori da parte di attori e comparse (anche io ho provato l'orribile sensazione di causare l'interruzione delle riprese). Ma in fondo questo senso del limite impone una bella lezione di umiltà e di pazienza: mai avere fretta di arrivare alla conclusione.

Testo e foto: Andrea Mameli - www.andreamameli.it - 5 ottobre 2011


Puntate precedenti:
Pensieri sul set (3). Il senso del ciak.
Pensieri sul set (2). Stuntman, tra azione e finzione.
Pensieri sul set (1). Il "Video assist" modifica il lavoro del regista

04 ottobre 2011

Presentazione Alieni in visita, Biblioteca comunale di Sestu, 4 ottobre 2011

presentazione alieni in visita biblioteca sestu
sidegni di fabrizio colorati dai bambini a sestu
bambini colorano disegni fabrizio pani panif alieni in visita
autografi mameli e pani su libro alieni in visita

Alieni in visita a Sestu, il 4 ottobre 2011

Alieni in visita a Sestu L'assessorato alla cultura del Comune di Sestu organizza la presentazione del libro "Alieni in visita. Esplorazioni scientifiche del cosmo" (Taphros, Olbia, 2010).
Biblioteca comunale di Sestu, martedì 4 ottobre, con inizio alle 17. Ingresso libero. Per bambini e ragazzi dai 7 anni.
Intervengono: Andrea Mameli (autore dei testi) e Fabrizio Pani (autore delle illustrazioni).

03 ottobre 2011

Pensieri sul set (3). Il senso del ciak.

ciak La prima cosa che noti è che il ciak italiano ha l'asticella, clachette, in basso, mentre quello americano in alto. Lo noti perché hai visto il ciak americano in tanti film e quello italiano ti sembra sbagliato. Poi noti che sulla tavoletta sono riportate alcune indicazioni e quindi capisci che è un oggetto utile: sono dati che serviranno al montatore per identificare con precisione il girato. Inoltre, in fase di sincronizzazione dell'audio, il rumore prodotto dal ciak e il movimento dell'asticella visibile serviranno a determinare il fotogramma esatto in cui agganciare la colonna sonora. Il ciak riporta il titolo del film, il numero della scena (scene), il numero della ripresa (take), il numero dell'inquadratura (roll). Oltre ovviamente la data eil nome del regista. Scopri anche che l'uso del ciak richiede una precisa sequenza: il regista esclama "motore!". Poi il fonico annuncia l'accensione della registrazione sonora: "partito!", di conseguenza l'assistente operatore avvia la macchina e grida "ciak!". A quel punto l'operatore ciacchista legge a voce alta ciò che è scritto sul ciak e sbatte con forza l'asticella. Alla fine di tutta la sequenza il regista può dare inizio alla scena con la parola "azione!".
Ma il ciak, il cui vero nome è clapperboard, non è solo l'inizio di una sequenza di controlli e di conferme indispensabile a dare l'avvio alla scena: è anche un simbolo del cinema proprio perché racchiude tutta la magia dell'esperienza cinematografica. E sicuramente chi lavora in questo campo deve imparare a concentrarsi usando il momento del ciak come punto di non ritorno. Un momento in cui anche se sei circondato da molte persone ti senti davvero solo, una condizione che fa della recitazione cinematografica un fatto veramente intimo e speciale.
Prima dell'inizio della scena non hai neppure il tempo di ripassare mentalmente la tua parte, e quando il regista esclama azione tutto il resto sparisce. A quel punto le emozioni non esistono. Esiste solo il film.
Sul set di Bellas Mariposas ho imparato che ci sono decine di persone impegnate nella riuscita del film e quando tocca a te devi farti trovare pronto, se non altro per rispetto nei loro confronti.
Dopo il ciak sei solo e non puoi chiedere aiuto a nessuno. Ecco, il senso del ciak forse è racchiuso proprio in questa condizione di isolamento, insieme debolezza e forza.
Testo e foto: Andrea Mameli - www.linguaggiomacchina.it - 3 ottobre 2011

02 ottobre 2011

The Stanford marshmallow experiment, 40 anni dopo.

marshmallow experiment "The Stanford marshmallow experiment" è il nome di uno degli esperimenti sul comportamento umano più lunghi, forse proprio il più lungo. Nel 1972 lo psicologo statunitense Walter Mischel organizzò a Stanford un test molto semplice: un bambino di quattro anni è messo nelle condizioni di accettare o rifiutare una caramella dolcissima. E il premio è altrettanto semplice: se rinuncia riceve in premio una seconda caramella. Mischel, 14 anni dopo, ha indagato le vite e i successi (o gli insuccessi) scolastici di alcuni di quei 600 bambini di Stanford. Si scoprì che i bambini che erano stati capaci di rinunciare alla caramella avevano ottenuto risultati scolastici migliori. Mentre i più golosi in media avevano punteggi al Sat (Scholastic Aptitude Test, obbligatorio per l'ammissione al college) inferiori di circa 200 punti.
Il 29 agosto 2011 la rivista PNAS ha pubblicato un nuovo articolo di Walter Mischel e colleghi ("Behavioral and neural correlates of delay gratification 40 years later") in cui i bambini di allora non sono stati sottoposti al test della caramella ma sono stati messi di fronte a un schermo: il test consisteva nel premere un tasto in presenza di immagini ancora una volta molto semplici: volti sorridenti secondo un ordine prestabilito. E i partecipanti più attenti sono stati quelli che 40 anni fa rinunciavano al marshmallow. Per mezzo delle tecniche di imaging cerebrale si sono identificati i neuroni implicati in questi comportamento: e il "giro frontale inferiore" del lobo frontale (connesso con l'inibizione di comportamenti indesiderabili) e lo "striato ventrale" (conesso con il cibo, il sesso, la droga, il gioco d'azzardo e le dipendenze in genere). Negli individui che mostravano i comportamenti peggiori al test si sono osservati: "un insufficiente reclutamento del giro frontale inferiore" e "una esagerata attivazione dello striato".



  • Resistere alle tentazioni (Il Sole 24 ore, 3 ottobre 2011)
  • Stanford marshmallow experiment (Wikipedia)
  • Deferred gratification and delayed gratification (Wikipedia)
  • Behavioral and neural correlates of delay of gratification 40 years later (PNAS August 29, 2011, Walter Mischel et Al)
    Abstract
    We examined the neural basis of self-regulation in individuals from a cohort of preschoolers who performed the delay-of-gratification task 4 decades ago. Nearly 60 individuals, now in their mid-forties, were tested on “hot” and “cool” versions of a go/nogo task to assess whether delay of gratification in childhood predicts impulse control abilities and sensitivity to alluring cues (happy faces). Individuals who were less able to delay gratification in preschool and consistently showed low self-control abilities in their twenties and thirties performed more poorly than did high delayers when having to suppress a response to a happy face but not to a neutral or fearful face. This finding suggests that sensitivity to environmental hot cues plays a significant role in individuals’ ability to suppress actions toward such stimuli. A subset of these participants (n = 26) underwent functional imaging for the first time to test for biased recruitment of frontostriatal circuitry when required to suppress responses to alluring cues. Whereas the prefrontal cortex differentiated between nogo and go trials to a greater extent in high delayers, the ventral striatum showed exaggerated recruitment in low delayers. Thus, resistance to temptation as measured originally by the delay-of-gratification task is a relatively stable individual difference that predicts reliable biases in frontostriatal circuitries that integrate motivational and control processes.

Andrea Mameli - www.linguaggiomacchina.it - 2 ottobre 2011

In missione nello spazio, a 73 anni (L'Unione Sarda, 2 ottobre 2011)

SpaceLand ottobre 2011 L'avventura di Gloria Coco (addestrata in Sardegna) per il progetto SpaceLand al via oggi.
Ci sarà anche una donna di 73 anni fra i membri della missione aerospaziale che oggi spiccherà il volo da una pista del celebre Johnson Space Center a Houston, in Texas. Gloria Coco, attrice romana in pensione, fa parte del gruppo che si imbarcherà su un velivolo messo a disposizione dalla Nasa per condurre gli esperimenti microgravitazionali. La missione è organizzata dalla prima agenzia non governativa per il volo aerospaziale, SpaceLand, che nel 2007 fece volare l'uomo più anziano (93 anni) e il bambino più giovane (11 ann) al mondo, in condizioni di assenza di gravità.
Gloria Coco si è sottoposta a tre cicli di addestramento: immersioni, controlli medici, esercizi di orientamento. I primi due, uno subacqueo e l'altro in grotta, si sono svolti in Sardegna, il terzo a Bruxelles. Lo scopo principale della missione è lo studio del comportamento neurobiologico grazie a un accordo con la Fondazione Rita Levi Montalcini, EBRI (European Brain Research Institute): «Campioneremo le reazioni del cervello - spiega Carlo Viberti, comandante delle missioni SpaceLand - in diversi stati di gravità. Queste attività saranno utili anche nella ricerca contro l'Alzheimer».
Viberti nel 2005 è stato il primo italiano a decollare dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral per una missione non governativa su un aereo per il volo parabolico che simula l'assenza di gravità. Lo scopo era testare un indumento biomedicale, sviluppato nel Centro di Bioingegneria della Fondazione don Gnocchi di Milano, in grado di controllare a distanza i parametri vitali.
Ora l'astronauta italiano pensa già alle prossime tappe: «La fase di addestramenti pubblici per le missioni del 2012 è in programma per fine 2011 al Campus SpaceLand di Rubiana, in provincia di Torino, ove è stato reinstallato il sistema di simulatori trasferito recentemente dall'aeroporto di Olbia. Purtroppo le trattative con la Regione autonoma della Sardegna si sono arenate e abbiamo dovuto cercare una nuova collocazione. Ora stiamo negoziando con enti svizzeri e degli emirati arabi il finanziamento dell'operazione SpaceLand che la Sardegna avrebbe potuto assicurare trasformando l'Isola nella prima regione del turismo spaziale con ricadute importanti in termini tecnologici, scientifici, ma anche di formazione e lavoro».
SpaceLand ha organizzato un congresso sulla sperimentazione medico-scientifica e tecnologica a bordo dei voli in gravità lunare, marziana e in assenza di gravità con il patrocinio della Regione Sardegna, delle Università di Cagliari e Sassari, svoltosi a Chia nel settembre 2009.
Più recentemente la biologa spaziale Daniela Santucci, ricercatrice nel reparto di Neuroscienze comportamentali dell'Istituto Superiore di Sanità, ha studiato il comportamento del fattore di accrescimento della fibra nervosa (alla cui scoperta Rita Levi Montalcini deve il Nobel per la medicina 1986) nei lanci parabolici a gravità ridotta.
Andrea Mameli (L'Unione Sarda, Cultura, 2 ottobre 2011)

Pensieri sul set (2). Stuntman, tra azione e finzione.

stuntman scena cagliari Lampeggianti accesi, pistole, spari, incidenti simulati e inseguimenti veri. Azioni che richiedono la presenza sul set di personale esperto. La produzione di Bellas Mariposas ha fatto le cose come si deve ingaggiando una squadra di stuntman professionisti. Gente che ha nel cv esperienze su set prestigiosi: "007. Quantum of Solace", "Romanzo Criminale", "Vallanzasca", "Gomorra". Alcuni di loro sono stati impegnati per anni in spettacoli motoristici e in esibizioni come "Scuola di StuntMan Scuola di Polizia" del parco tematico Mirabilandia. Per due notti ho avuto il piacere di lavorare con loro in scene d'azione. Devo dire che ci sanno fare, sono competenti e anche molto simpatici.
Ho pensato alla doppia veste dello stuntman. Da un lato è la persona che compie veramente le azioni in cui è coinvolto, in prima persona, affrontando situazioni potenzialmente pericolose. Ma se lo si osserva da un altro punto di vista questo professionista incarna alcune delle finzioni tipiche del cinema: fa finta di correre rischi, di farsi male, di morire, a volte in sostituzione di un vero attore. Avvicinandosi, nel caso della simulazione, al teatro, e discostandosene, nel caso della sostituzione. Il filosofo francese Jean Baudrillard definisce "iperrealtà" questa condizione in cui non vi è né finzione né realtà, anzi le due situazioni coesistono annullandosi a vicenda. Nello spettatore si verifica una sospensione dell'incredulità e, come accade nei film di Tarantino, spesso al centro vi è la strada, con auto e persone in movimento, tanto che per Baudrillard la strada diviene, anche grazie proprio all'immaginario filmico, l’unico autentico piacere dell’oggi.
Una cosa è certa: gli inseguimenti in auto con uno stuntman alla guida sono una bella botta di adrenalina. Ma la paura non esiste: razionalmente sai che sanno controllare le situazioni pericolose e le affrontano entro i limiti. E soprattutto sono così svelti che non hai neppure il tempo di aver paura.
Testo e foto: Andrea Mamelli - www.linguaggiomacchina.it - 2 ottobre 2011

Approfondimenti
- Jean Baudrillard and Cinema: The Problems of Technology, Realism and History Gerry Coulter (Film-Philosophy, ISSN 1466-4615, vol. 14, no 2, 2010)
- Jean Baudrillard: Indagine su un delitto perfetto: alla ricerca di segni e illusioni Francesca Marsilio (Cinemavvenire, 15 marzo 2007).

Puntate precedenti:
Pensieri sul set (1). Il "Video assist" modifica il lavoro del regista

01 ottobre 2011

Pensieri sul set (1). Il "Video assist" modifica il lavoro del regista

video assist Prima del 28 settembre 2011 non sapevo quasi nulla di set: tutto il mio sapere si limitava alla lettura di articoli sul lavoro dei registi e sulla visione di alcunispoiler e backstage. Quel giorno ho iniziato una piccolissima esperienza di comparsa (in Bellas Mariposas, il film di Salvatore Mereu ispirato all'omonima opera di Sergio Atzeni) e ho scoperto un mondo di professionalità, metodologie, relazioni, tecnologie. Ho deciso di raccontarlo: saranno i miei Pensieri sul set.
Sia chiaro: prima dell'uscita del film non farò menzione delle scene o di altri particolari. Per ora mi limiterò a considerazioni e approfondimenti su ciò che ho visto e pensato. Posso solo dire che il set era a Cagliari nel quartiere di Sant'Elia.
Inizio il mio diario dal set a partire da un sistema che non avevo mai visto in azione: il Video Assist. Devo dire che me lo immaginavo proprio così: un monitor Lcd connesso con una videocamera installata accanto alla cinepresa. Uno strumento che mostra quel che vedono gli operatori, semplice e affidabile. Per prima cosa ho pensato che questo sistema deve aver modificato il lavoro dei registi. Certo, come spesso accade nelle professioni complesse e creative, alcuni non si adeguano alle novità: non tutti i registi amano questo sistema preferendo affidarsi agli operatori. Con il Video Assist è più semplice ricostruire le scene per le ripetizioni, per controllare gli angoli di ripresa, per riscontrare sovrapposizioni e per rifare le scene con le controfigure. La praticità dei monitor portatili per la visione in differita del girato è un ulteriore vantaggio introdotto da questo sistema digitale: ho visto il regista riguardare le scene durante le pause e ho intuito il valore dello strumento. Ma un'opera cinematografica è frutto di moltissimi fattori: le migliori tecnologie del mondo non bastano a fare un ottimo film. Il fattore umano, dalla creatività alle capacità organizzative, è sempre determinante.
Quanto alle modifiche nella professione del regista, trovo che la mia supposizione è sostenuta dalla fotografa Mary Ellen Mark in un articolo che restituisce il senso del cambiamento: secondo la fotografa di Philadelphia, autrice di migliaia di foto in centinaia di set di film, il più grande mutamento di visuale è stato l'intruduzione del Video Assist. "Prima le reazioni e le interazioni di un regista durante le prove e le riprese erano meravigliosi soggetti da fotografare. Ciò è particolarmente evidentemente in molte delle mie foto di Federico Fellini impegnato con i suoi attori e la sua squadra, dietro la sua camera. Oggi, durante una ripresa, spesso il regista non si trova accanto alla cinepresa, ma in una zona buia del set o in una tenda".
Condivido, per quel che può valere la mia opinione in questo campo, le osservazioni di Mary Ellen Mark. E aspetto di poter vedere un nuovo set per conoscere altre tecnologie per il cinema. La mia curiosità cresce anziché diminuire.
Testo e foto: Andrea Mameli - www.linguaggiomacchina.it

Note.
- The Bellboy, un film di Jerry Lewis del 1969, è stato il primo film con Video Assist sul set. Ma risale al 1945 il primo brevetto sul tema: System for supervising the taking of moving pictures
- A World Behind the Scene (Mary Ellen Mark, 2008): "Over the years I have worked on over a hundred film sets and made thousands of photographs. The greatest visual change on a film set has been the introduction of a video monitor - referred to as 'video assist' - which allows the director to look at a monitor and see exactly what the camera is seeing, rather than being behind the camera itself. Before the advent of the video assist, a director's reactions and interactions during rehearsals and takes were wonderful to photograph. This is particularly evident in many of my photographs of Federico Fellini working with his actors and crew from behind his camera. Today, during a take, the director is usually nowhere near the camera, but instead in front of a video monitor in a darkened area of the set or in a tent on location. This has cut out many photographic opportunities."