15 ottobre 2011

Le radici dei Ficus, lentamente, hanno la meglio sull'asfalto (Cagliari, Piazza Garibaldi)

radici ficus cagliari

Le radici dei Ficus, lentamente, hanno la meglio sullo strato di asfalto (la miscela di ghiaia, sabbia e bitume) che ricopre la Piazza Garibaldi di Cagliari.


Le radici del Ficus e la cultura penetrante (Linguaggio Macchina, 3 giugno 2011)

14 ottobre 2011

Caccia ai segreti della Fisica nel Golfo degli Angeli (L'Unione Sarda, Cultura, 30 novembre 2005) Andrea Mameli

Elmas 1953 Incontro a Cagliari per ricordare un pezzo di storia: emulsioni nucleari con palloni-sonda lanciati da Elmas.
Riflettere sulle conquiste, ma anche sulle sconfitte, del pensiero razionale nelle diverse epoche storiche, lente d'ingrandimento per analizzare accuratamente la storia dell'umanità. È il compito dello studioso di storia della scienza. Ne ha parlato nei giorni scorsi a Cagliari Luisa Bonolis, ricercatrice di Storia della fisica all'università La Sapienza di Roma e redattrice del bimestrale 'Sapere', in occasione della conferenza 'La ricostruzione della fisica in Italia' organizzata dal comitato Scienza Società Scienza. «Nei primi decenni del Novecento - ha spiegato Luisa Bonolis - la fisica italiana, dominata da esasperati sperimentalismi e grandi personalità geniali, tarda a riconoscere le idee rivoluzionarie che si vanno affermando in quegli anni: relatività e teoria dei quanti. Possiamo ipotizzare che l'eredità di Galilei aveva creato tra i fisici la convinzione che il tratto distintivo della loro attività fosse l'esperimento, e di conseguenza la speculazione teorica veniva tenuta in bassissima reputazione».
Erano gli anni della creazione del celebre Istituto romano di via Panisperna, che si ritrovò a competere con i migliori laboratori del mondo nello studio della struttura atomica. Vi lavorarono Enrico Fermi (che nel 1926 ottenne la prima cattedra italiana di fisica teorica, dopo aver perso l'anno precedente un concorso per una cattedra di matematica teorica bandito dalla Regia Università di Cagliari), Franco Rasetti, Emilio Segrè, Edoardo Amaldi, Bruno Pontecorvo. «Un periodo fortunato - ha sottolineato Luisa Bonolis - che purtroppo durò poco: nel marzo 1938 l'Anschluss dell'Austria, nel luglio dello stesso anno la campagna antisemita con la pubblicazione del Manifesto della Razza, in autunno la promulgazione delle leggi razziali, e fu il colpo di grazia.
Nel novembre del 1938 Enrico Fermi recandosi a Stoccolma per ritirare il Nobel sapeva che non sarebbe rientrato subito in Italia: con la moglie, ebrea, si reca negli Usa e vi resta fino alla fine della guerra». E chi non avrà modo di espatriare subirà soprusi, umiliazioni, violenze, deportazioni. Così, nel volgere di pochi anni, la fisica italiana scompare quasi del tutto. Ma i pochi superstiti non si arrendono e continuano, sotto i bombardamenti, gli esperimenti sull'assorbimento dei muoni, in quello che viene considerato l'atto di nascita della moderna fisica delle particelle elementari.
La ricostruzione della fisica italiana parte da qui, nel 1945, e dallo studio dei raggi cosmici, protrattosi fino agli anni Cinquanta.
«La posta in gioco - ha spiegato Luisa Bonolis - era alta: mantenere il passo con la fisica mondiale. C'è un ritardo strutturale da recuperare, e in questa eroica impresa si cimentano gruppi di numerose sedi italiane. Nei primi anni Cinquanta il neonato Istituto nazionale di Fisica nucleare coordina le attività di studio della radiazione cosmica condotte per mezzo di emulsioni nucleari portate in alta quota dai palloni sonda. Dopo alcuni tentativi fallimentari effettuati a Napoli la spedizione si spostò a Cagliari: nel giugno-luglio 1952 e nel maggio-giugno 1953 i palloni vennero lanciati dall'aeroporto di Elmas. Le spedizioni del 1953 furono un successo, con 12 carichi di emulsioni recuperate su 17 voli effettuati».
Franco Erdas, docente di Fisica all'Università di Cagliari in pensione, ricorda quell'impresa: «Seguivamo i palloni dalla terrazza del palazzo delle scienze, in via Ospedale, con un cannocchiale astronomico ora esposto al Museo di Fisica di Monserrato, e fornivamo le coordinate del punto di ammaraggio alle navi della Marina coinvolte nelle operazioni di recupero. Poi le lastre venivano portate dal professor Nino Marongiu a Padova per lo sviluppo».
Il Giornale di Fisica del luglio 1979, dal quale è tratta la fotografia che pubblichiamo scattata a Elmas nel 1953, ricorda che nell'ottobre di quell'anno fu organizzato in Svizzera un convegno internazionale «con lo scopo di distribuire fra le università partecipanti i pacchi di emulsioni, esposte, sviluppate e fissate» e nell'aprile dell'anno successivo fu organizzato a Padova un congresso internazionale per discutere i risultati della spedizione e programmare nuove attività.
«Ma l'aspetto più importante dell'intera vicenda - ha sottolineato Luisa Bonolis nel convegno - è che nel 1955, studiando al microscopio le lastre fotografiche esposte alla radiazione dei lanci effettuati in Sardegna nell'estate del 1953, il gruppo di Amaldi trovò in una di esse un evento che sembrava potesse rappresentare la traccia di un fenomeno di annichilazione di un antiprotone. Amaldi scrisse a Segrè, che all'epoca si trovava a Berkeley, dove poteva disporre dell'unica macchina acceleratrice, il Bevatrone, in grado di raggiungere l'energia necessaria per produrre una coppia protone-antiprotone. Solo nel novembre del 1955 Amaldi fu in grado di confermare la validità dell'esperimento e con essa l'alta qualità della fisica 'povera' italiana. Ma Segrè negò l'importanza dei risultati italiani, ottenuti con le lastre esposte nel Golfo degli Angeli, e riuscì a dimostrare l'esistenza dell'antiprotone con tecniche diverse da quelle utilizzate da Amaldi e per questo nel 1959 fu insignito del Nobel insieme a Owen Chamberlain. Per la fisica delle particelle elementari questa vicenda decreta il passaggio dallo studio dei raggi cosmici all'impiego degli acceleratori. È la nascita della Big Science».
Andrea Mameli

13 ottobre 2011

Manuale di sopravvivenza energetica a Sestu, Biblioteca Comunale, 18 ottobre 2011

manuale sopravvivenza energetica Sestu Comune di Sestu. Assessorato alla Cultura. Biblioteca Comunale di Sestu. Martedì 18 ottobre ore 18.00
Presentazione del libro: “Manuale di sopravvivenza energetica. Come consumare meglio ed essere felici”.
Interverranno: l’autore (Andrea Mameli), l’illustratore (Fabrizio Piredda) e il fisico
Michele Saba.
La Biblioteca Comunale di Sestu è in Via Roma 35. Per informazioni: tel. 070 262291 e-mail: bibsestu@tiscali.it

«Manuale di sopravvivenza energetica, scritto da Andrea Mameli e illustrato da Fabrizio Piredda, racconta la grande sfida della questione energetica attraverso piccole azioni quotidiane. Il Manuale - ha scritto Michele Saba sul mensile Sardinews (maggio 2011): "La sindrome dell'Isola di Pasqua e l'abuso scorretto dell'elettricità - è la prima pubblicazione dell’editore torinese Scienza Express, che si propone di trattare temi scientifici in modo per tutti accessibile e interessante. Perché allora iniziare dalla questione energetica, che è spinosamente tecnica e, fino a pochi anni fa, interessava solo pochi specialisti e qualche ecologista?

Evento Facebook

12 ottobre 2011

Test genetici, tra certezze e misfatti. Un approfondimento del Journal of Science Communication (Sissa, Trieste)

SISSA Jcom, rivista online della Sissa di Trieste, affronta il tema dei test genetici: esperti di biomedicina e comunicazione fanno luce sugli aspetti medici, etici e sociali legati ai servizi commerciali di genomica personalizzata.
L'articolo (Know your genes. The marketing of direct-to-consumer genetic testing), è firmato da Alessandro Delfanti, PhD in Scienza e società all'Università di Milano dove è assistente del corso di Sociologia dei New Media.
“Negli ultimi anni - spiega Delfanti - la possibilità di analizzare il genoma umano ha alimentato un nuovo mercato, dove potenziali consumatori sono tutti coloro che desiderano scoprire i segreti scritti nel proprio Dna”.
Alessandro Delfanti Non poche aziende promettono informazioni sulle possibilità di ammalarsi di gravi malattie, inviando un campione della propria saliva (e pagando alcune centinaia di euro). Un passo avanti verso la medicina personalizzata, si interroga Delfanti, o solo un nuovo e disordinato business? Ma quanto sono affidabili le analisi del patrimonio genetico effettuate in questo modo? E quali sono le strategie usate dalle aziende per vendere questi prodotti?
Secondo Timothy Caulfield (direttore del gruppo di ricerca Health Law and Science Policy dell’Università di Alberta, in Canada) senza un adeguato supporto degli operatori sanitari e dei ricercatori, i pazienti sono realmente esposti al rischio di usare test completamente inattendibili o quantomeno di difficile interpretazione.
I test genetici, dai quelli per malattie ereditarie come la Corea di Huntington a quelli di suscettibilità per patologie multifattoriali di diversa gravità come tumori e demenze, sollevano inevitabilmente questioni controverse e complesse: problemi legati alla libertà di scelta, alla medicalizzazione della vita, alla brevettabilità, alla diffusione di informazioni non corrette, agli interessi economici delle aziende private che commercializzano i test attraverso il web.
“Il fatto - sottolinea Delfanti - che siano prodotti commerciali fa sì che, come ogni altro prodotto, siano soggetti a strategie di marketing da parte delle aziende produttrici. Anche sotto questo punto di vista la regolamentazione è in ritardo rispetto a un mercato così nuovo e così delicato”.
Inoltre, combinando i risultati della ricerca genomica con le strategie di marketing e i nuovi media, si nota che le imprese stanno trasformando i consumatori in pazienti pre-sintomatici, e questo potrebbe avere effetti imponenti sugli stessi sistemi sanitari: lo sostengono Marina Levina, del Dipartimento di comunicazione dell’Università di Memphis e Roswell Quinn (University of Utah Medical Centre).
Andrea Mameli - www.linguaggiomacchina.it


JCOM è una rivista open access che da dieci anni analizza le dinamiche della comunicazione: interne alla comunità scientifica e tra scienziati e cittadini. Se l'open access è una realtà in crescita nella scienza, JCOM è invece una delle rare esperienze di questo tipo nei settori della comunicazione e delle scienze sociali.

What is: Journal of Science Communication (Bora Zivkovic, Scientific American, September 29, 2011)

11 ottobre 2011

Alig’art 2011: Manuale di sopravvivenza energetica

Alig’art 2011 all’Abitare Sostenibile Manuale di sopravvivenza energetica a Alig’art 2011 Abitare Sostenibile martedì 11 ottobre 2011 alle 19:00 (Muzak, via stretta 3).
Saranno resenti l'autore, Andrea Mameli (fisico e giornalista scientifico) e Gianluca Carta (ingegnere e divulgatore scientifico).

Segnaliamo il fuori programma "Catene" di Gerardo Ferrara (Radio Press) e gli inserimenti musicali di Nick Rivera. Ingresso libero.
Evento su Facebook.

10 ottobre 2011

LHSee e vedi l'esperimento LHC sul tuo cellulare Android

LHC per Android LHSee: scopri cosa succede all'interno del Large Hadron Collider.
Vuoi sapere come procede la ricerca del bosone di Higgs. Ti sei mai chiesto come funzionano gli esperimenti al Large Hadron Collider e come sono fatte le collisioni? Grazie al programmatore Christopher Boddy (Dipartimento di Fisica dell'Università di Oxford) potrai avere risposte a queste domande direttamente sul tuo smartphone Android.
Con LHC, Large Hadron Collider, si cerca di rispondere a domande fondamentali sulla natura dell'universo, le origini della massa e la struttura dello spazio e del tempo.
Qui accanto riporto un'immagine tratta dall'applicazione LHSee con la quale, grazie al touch screen è possibile navigare tra le strumentazione e i componenti dell'esperimento. Sono disponibili anche un piccolo gioco denominato “Hunt the Higgs Boson” e una serie di articoli sull'esperimento ATLAS (A Toroidal LHC ApparatuS): uno dei cinque rivelatori di particelle (ALICE, ATLAS, CMS, TOTEM e LHCb) costruiti per LHC. C'è anche un piccolo gioco denominato “Hunt the Higgs Boson”.

09 ottobre 2011

Dalla "Macchina produci parole" ai "MiniDarwin". Questo e altro a Tuttestorie 2011

Carboni ardenti Oggi pomeriggio ho ammirato l'allestimento della Macchina produci parole frutto del laboratorio "Se del giardino la porta à mia" di Alessandro Carboni e Elena Morando per il festival Tuttestorie. I bambini hanno costruito le loro scatole porta misteri e hanno poi registrato i loro segreti. Con l'apparato elettro-cartonico tutte le parole registrate dai bambini sono state restituite al pubblico come primizie dell'orticello dei segreti, come ortaggi emotivi, ricchi di vitamine per il nostro immaginario e di fibre per la comunicazione, di cui nutrirsi per migliorare il buonumore.
Questa mattina, sempre al festival Tuttestorie, ho avuto il piacere di presentare Paola Catapano (CERN) e la sua esperienza di missione scientifica con bambini "Mini Darwin in Amazzonia". Una ventina di bambini molto interessati e qualche adulto hanno ascoltato con curiosità dalle 12:01 (ormai sto facendo a gara con me stesso per iniziare puntuale, mi sono davvero stufato di quegli incontri che iniziano 20 o 30 minuti oltre l'orario prefissato!) le parole di Paola. Tutti hanno gradito anche le belle immagini mostrate per far capire come è stata vissuta l'esperienza di viaggio sulle orme di Darwin.
In una mia intervista di qualche anno fa Paola Catapano spiegò così il senso profondo di questa particolare esperienza: «Il progetto MiniDarwin non è un gioco molto costoso per pochi fortunati ma un tentativo di fare comunicazione della scienza con strumenti nuovi».
Testo e foto: Andrea Mameli - www.linguaggiomacchina.it - domenica 9 ottobre 2011

Pensieri sul set (7). Aspettando Bellas Mariposas...

Mameli Bellas Mariposas Cagliari E ora? Ora aspetto l'uscita del film per capire cosa succede con il montaggio e con l'inserimento della musica. Che effetto mi farà vedere un film dopo avere visto la preparazione di alcune scene? E che effetto mi farà vedere me stesso nel film? Vi racconterò tutto quando Bellas Mariposas sarà nelle sale (ieri al Festival Tuttestorie il regista Salvatore Mereu parlava di qualche mese di attesa).
Ho tratto non poche lezioni da questa mia, pur modesta, esperienza sul set. Mi sono lasciato coinvolgere totalmente, in quei cinque giorni o per meglio dire notti (dalle 7 di sera alle 5 del mattino) senza risparmiarmi nessuno dei tipici aspetti del lavoro della comparsa: attendere per ore il tuo turno senza sapere cosa succederà, ricevere (a volte bruscamente) indicazioni (spesso imprecise) che cambiano in continuazione. Ribellarsi? E a che scopo? Tutto serve d'esperienza! Così mi dicevo quando restavo immobile nella posizione assegnatami e con le piante dei piedi che iniziavano a far male. A volte conta solo il risultato. Non la forma o la gentilezza dei tuoi interlocutori. E per me il risultato era restare sul set e fare quello che mi chiedevano di fare. In fondo era anche un modo per seguire le indicazioni di Italo Calvino: "E' soltanto su una certa solidità prosaica che può nascere una creatività: la fantasia è come la marmellata, bisogna che sia spalmata su una solida fetta di pane."
In ogni caso raccontare quel che si vive sul set può diventare molto interessante. Per me lo è stato, in piccolo, scrivere questi sette post. Altri hanno scritto pagine importanti, come David Foster Wallace, nel 1995, dopo aver visitato per tre giorni il set del film "Strade perdute". Ringrazio Marco Cogoni per la segnalazione.
L'autore di "Infinite Jest" ha analizzato il lavoro di un regista del calibro di David Lynch ricavandone un'analisi del cinema profonda e acuta come poche altre. Nel saggio "David Lynch keeps his head", Wallace scrive: Per me la decostruzione, come avviene nei film di Lynch, di questa "ironia del banale" ha influenzato il modo in cui vedo e strutturo mentalmente il mondo. Dal 1986 (quando fu girato Blue Velvet) ho notato che un buon 65% della gente che vedi al capolinea degli autobus in città fra mezzanotte e le sei del mattino tende ad avere i requisiti tipici delle figure lynchiane."
Ma a me Wallace piace anche quando rivela qualcosa di intimo, che è forse una ricerca di senso universale: "Niente mi fa sentire male quanto vedere sullo schermo alcune delle parti di me che sono andato al cinema per cercare di dimenticare".

Alle mie spalle, nella foto di Francesco Primavera, si vedono le luci del set nella piazzetta del quartiere Sant'Elia nella quale ho trascorso gran parte delle mie 5 notti sul set di Bellas Mariposas.
Andrea Mameli, 9 ottobre 2011

Puntate precedenti:
Pensieri sul set (6). Uniforme o divisa?
Pensieri sul set (5). Dolly, Dolly, manualmente Dolly.
Pensieri sul set (4). Batterie, pellicole e senso del limite.
Pensieri sul set (3). Il senso del ciak.
Pensieri sul set (2). Stuntman, tra azione e finzione.
Pensieri sul set (1). Il "Video assist" modifica il lavoro del regista

Approfondimenti:
An interview with David Foster Wallace (video, March 27, 1997)
Lost Highway article (Premiere, Sept. 1996)