09 ottobre 2011

Pensieri sul set (7). Aspettando Bellas Mariposas...

Mameli Bellas Mariposas Cagliari E ora? Ora aspetto l'uscita del film per capire cosa succede con il montaggio e con l'inserimento della musica. Che effetto mi farà vedere un film dopo avere visto la preparazione di alcune scene? E che effetto mi farà vedere me stesso nel film? Vi racconterò tutto quando Bellas Mariposas sarà nelle sale (ieri al Festival Tuttestorie il regista Salvatore Mereu parlava di qualche mese di attesa).
Ho tratto non poche lezioni da questa mia, pur modesta, esperienza sul set. Mi sono lasciato coinvolgere totalmente, in quei cinque giorni o per meglio dire notti (dalle 7 di sera alle 5 del mattino) senza risparmiarmi nessuno dei tipici aspetti del lavoro della comparsa: attendere per ore il tuo turno senza sapere cosa succederà, ricevere (a volte bruscamente) indicazioni (spesso imprecise) che cambiano in continuazione. Ribellarsi? E a che scopo? Tutto serve d'esperienza! Così mi dicevo quando restavo immobile nella posizione assegnatami e con le piante dei piedi che iniziavano a far male. A volte conta solo il risultato. Non la forma o la gentilezza dei tuoi interlocutori. E per me il risultato era restare sul set e fare quello che mi chiedevano di fare. In fondo era anche un modo per seguire le indicazioni di Italo Calvino: "E' soltanto su una certa solidità prosaica che può nascere una creatività: la fantasia è come la marmellata, bisogna che sia spalmata su una solida fetta di pane."
In ogni caso raccontare quel che si vive sul set può diventare molto interessante. Per me lo è stato, in piccolo, scrivere questi sette post. Altri hanno scritto pagine importanti, come David Foster Wallace, nel 1995, dopo aver visitato per tre giorni il set del film "Strade perdute". Ringrazio Marco Cogoni per la segnalazione.
L'autore di "Infinite Jest" ha analizzato il lavoro di un regista del calibro di David Lynch ricavandone un'analisi del cinema profonda e acuta come poche altre. Nel saggio "David Lynch keeps his head", Wallace scrive: Per me la decostruzione, come avviene nei film di Lynch, di questa "ironia del banale" ha influenzato il modo in cui vedo e strutturo mentalmente il mondo. Dal 1986 (quando fu girato Blue Velvet) ho notato che un buon 65% della gente che vedi al capolinea degli autobus in città fra mezzanotte e le sei del mattino tende ad avere i requisiti tipici delle figure lynchiane."
Ma a me Wallace piace anche quando rivela qualcosa di intimo, che è forse una ricerca di senso universale: "Niente mi fa sentire male quanto vedere sullo schermo alcune delle parti di me che sono andato al cinema per cercare di dimenticare".

Alle mie spalle, nella foto di Francesco Primavera, si vedono le luci del set nella piazzetta del quartiere Sant'Elia nella quale ho trascorso gran parte delle mie 5 notti sul set di Bellas Mariposas.
Andrea Mameli, 9 ottobre 2011

Puntate precedenti:
Pensieri sul set (6). Uniforme o divisa?
Pensieri sul set (5). Dolly, Dolly, manualmente Dolly.
Pensieri sul set (4). Batterie, pellicole e senso del limite.
Pensieri sul set (3). Il senso del ciak.
Pensieri sul set (2). Stuntman, tra azione e finzione.
Pensieri sul set (1). Il "Video assist" modifica il lavoro del regista

Approfondimenti:
An interview with David Foster Wallace (video, March 27, 1997)
Lost Highway article (Premiere, Sept. 1996)

2 commenti:

Gianfranco Meloni ha detto...

È proprio vero, anche da un punto di vista di "spettatore", che il cinema è disciplina della fantasia!
Molto bello il riferimento a Calvino per decodificare questa esperienza nella periferia (da comparsa) del cinema!

Stefano S. ha detto...

Ho letto tutti i tuoi post sul film che ho visto e ho apprezzato per vari motivi, un film non perfetto ma originale e coraggioso, e ti ringrazio di cuore per tutte le tue osservazioni e per i tuoi "dietro le quinte".

È vero che un film è molto di più di ciò che viene poi proiettato (riesco a immaginarmi perfettamente le ore di attesa, l'indolenzimento, la confusione e l'eccitazione del set), e leggere i tuoi commenti me lo hanno fatto apprezzare ancora di più.

Anche come cagliaritano, sono orgoglioso che si sia stati in grado di dar vita a una trasposizione cinematografica di un'opera complessa, strettamente legata al vissuto della città, trasposizione resa difficile anche da alcuni problemi tecnici (ho notato un certo anacronismo in alcune scene, d'altronde impossibile fare altrimenti senza una ricostruzione storica anche dei luoghi), ma comunque assolutamente originale e personale nella sua realizzazione, pur rimanendo fedele allo spirito dell'opera. Soprattutto nell'ambito di un panorama cinematografico ormai appiattito sui clichè delle produzioni multimiliardarie holliwoodiane, mirabolanti dal punto di vista tecnico quanto povere dal punto di vista dei contenuti.