03 gennaio 2012

Quando le pecore osservarono le mucche passare. E un bel muro salvò i miei polpacci dalle fauci dei cani.

Bolotana transumanza mucche pecore Bolotana cani feroci pecore e mucche pecore e mucche Bolotana muucche e pecore mucche pecore cani pecore Accompagnate solo dal tipico concerto di campanacci, muggiti, e zoccoli, le mucche percorrono una strada del paese. Improvvismente, un secondo concerto: sono i belati di un gregge e il feroce abbaiare di due cani. Le pecore, quasi immobili, osservano le mucche passare. Riconosco da lontano le loro teste triangolari con le orecchie allargate a centottanta gradi. Sicuramente ci stavano ascoltando da tempo. E i cani? Quelli, se potessero, verrebbero fuori. E dento che, se uscissero, verrebbero subito da me. E affondarebbero i loro denti nei miei polpacci. Per fortuna un bel muro, eretto a custodire quel capitale vivente di carne, di latte e di lana, serve a proteggere anche me e le mie gambe dalle fauci delle due bestie furenti. E sì, perché sono sicuro che se ora i due mostri uscissero fuori non andrebbero di certo dalle mucche. E di certo non andrebbero dal signor Pietro che le accompagna con i suoi gesti misurati. Di certo verrebbero da me. Ma a pensarci bene non è solo il muro a proteggermi: questi cani, discendenti dei mastini del Tibet e imparentati con i molossi assiri, sono frutto di una selezionati durata migliaia di anni allo scopo di difendere il gregge. Morirebbero per salvare le pecore, quindi non si allontanerebbero mai da loro. O almeno questo penso io. E posso continuare a scattar foto tranquillo. Così mi accorgo che le pecore hanno preso a seguire non solo con lo sguardo le prime mucche. E si accalcano al cancello: quando passiamo accanto le sento belare con forza. Perché? Forse speravano di rivedere il loro pastore e ora gridano la cocente delusione? Non lo so. So solo che l'unica volta che ho avuto a che fare con le pecore, nel 1991 a Siligo, quando facevo il servizio civile, non sono riuscito a capirle. O meglio, a contarle. Nella comunità (S'Aspru) una sera mi diedero l'incarico di riportare il gregge all'ovile. Tutto bene per la prima fase dell'operazione. Un pezzo di sentiero percorso rapidamente e senza intoppi. Poi il disastro: una pecora vede un varco nella rete che delimita un campo di erba medica, è un attimo. Senza che io possa fare nulla sono tutte dentro. Per fortuna passava un ragazzo esperto e in pochi minuti il gregge era di nuovo sulla via di casa. E qui viene il bello. Ho sempre pensato che contare le pecore fosse un'attività tranquilla. Oserei dire pre-onirica. Anche perché mi era capitato di vedere dei pastori intenti a contare le loro pecore e mi era sembrato un gioco da ragazzi. Una parola! Dopo le prime dieci avevo già perso ogni riferimento: non capivo se quelle che passavano le avevo già contate. Non capivo se quelle che vedevo erano quelle che avevo già visto e contato un attimo. O forse non avevo contato neppure quelle... C'è poco da fare: quelle bestie erano molto più svelte di me. E forse anche più furbe.
Mi scuote dai ricordi di vent'anni fa, quasi ventuno (Maya permettendo), la voce di Pietro: "Siamo quasi arrivati". Pochi metri e le mucche sono a casa: ora Sergio apre il cancello, ed ecco il prato promesso... Calme, solenni, entrano e si dispongono per il banchetto. Non c'è dubbio: le mucche sono molto più facili da contare.
La transumanza è finita, andate in pace.
Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it 3 gennaio 2012



Vedi anche: Transumanza: una straordinaria esperienza. Bolotana, 30 dicembre 2011

See also: Transhumance in Sardinia, 30 dec 2011: cow bells, voices, street noises

1 commento:

Anna Rita Vizzari ha detto...

Mi ricorda una situazione analoga a Cala Gonone... http://www.flickr.com/photos/latiranna/21600248/in/set-764744