26 agosto 2012

Venere, tutti a caccia del pianeta bollente (L'Unione Sarda, 26 Agosto 2012)

Il 27 agosto 1962 alle 6 e 53, ora della Florida, un razzo Atlas-Agena si stacca dalla rampa di Cape Canaveral. La missione, portare la sonda Mariner 2 nell'orbita di Venere, è ambiziosa: bisogna superare 40 milioni di km, cento volte la distanza Terra-Luna. Le premesse non sono incoraggianti: i precedenti quattro tentativi (uno statunitense e tre sovietici) sono falliti. Il volo dura meno di quattro mesi e durante il tragitto la sonda misura la polvere interplanetaria, che si scopre più scarsa del previsto, la densità della polvere cosmica, più bassa rispetto alle regioni vicine alla Terra, e il vento solare, che nello spazio interplanetario appare scorrere in modo continuo. La sonda rileva anche particelle cariche provenienti dal Sole e raggi cosmici originati all'esterno del sistema solare.
Il Mariner 2 entra nell'orbita di Venere il 14 dicembre 1962 e raccoglie dati per 129 giorni. È un successo scientifico e tecnologico enorme: per la prima volta una sonda sorvola un pianeta diverso dal nostro. Nel corso di questo sorvolo ravvicinato - a 35.000 km dalla superficie di Venere - la sonda raccoglie e invia a Terra una serie di dati che emozionano il grande pubblico e destano l'interesse della comunità scientifica mondiale, confermando alcune misurazioni come la temperatura media, che si aggira intorno ai 480°C, e l'atmosfera, che risulta composta al 98% da anidride carbonica. In base agli studi condotti sulla Terra si è poi determinato che il diverso sviluppo dell'atmosfera terrestre rispetto a quella venusiana ha avuto origine dal ruolo di raccolta di quasi tutta l'anidride carbonica presente nell'atmosfera svolto dagli oceani, mentre su Venere l'alta temperatura media superficiale (circa 480°C) ha impedito la formazione degli oceani. La sonda Mariner 2 ha poi determinato che l'atmosfera di Venere è molto densa: al suolo raggiunge le 90 Atmosfere (quanto la pressione dell'acqua a mille metri di profondità). Ne ha fatto le spese la sonda sovietica Venera 4 distrutta dalla pressione prima di raggiungere il suolo nel 1967.
Alcuni osservatori del XIX secolo ritenevano che periodo di rotazione di Venere fosse simile a quello terrestre. Il primo a ipotizzarne una molto più lenta, compresa tra 6 e 9 mesi, fu Giovanni Schiaparelli nel 1890. Il Mariner 2 ha confermato che Venere ruota intorno a se stesso in 243 giorni terrestri, e intorno al Sole in 224,68 giorni, essendo l'unico pianeta del Sistema Solare con il giorno maggiore del suo anno. Ma è anche l'unico a ruotare da est verso ovest, nello stesso senso in cui si compie il moto di rivoluzione: un fenomeno che tuttora non ha trovato spiegazione.
Dobbiamo attendere un altro agosto, quello del 1990, per avere la prima mappatura di Venere. La sonda Magellano, dotata di un potente radar, effettuò misurazioni altimetriche e riprese tridimensionali della superficie. I risultati della missione hanno consentito di mappare il 98% della superficie di Venere con particolari dell'ordine di grandezza di 100 metri. Le mappe venusiane sono state poi completate dalla sonda europea Venus Express, che ha raggiunto l'atmosfera di Venere il 10 aprile 2006 e ha permesso di analizzare i meccanismi di natura chimico-fisica che regolano il funzionamento della atmosfera di Venere e il suo drammatico effetto serra.
Il 20 maggio 2010 il Giappone ha lanciato la sonda Akatsuki, che ha però fallito l'ingresso in orbita attorno a Venere, previsto per il 7 dicembre 2010, e riproverà nel 2016. Un nuovo sistema di sorvolo ravvicinato, non ancora ufficiale, consiste nell'invio in atmosfera di un aereo alimentato con pannelli fotovoltaici, la cui alimentazione, abbinata alla durata del giorno venusiamo, potrebbe consentire il volo illimitato a una velocità inferiore a 20 km orari. Avrà invece lo scopo di studiare la composizione delle rocce e di individuare il luogo adatto in cui far sbarcare un equipaggio umano una sonda che partirà dalla Russia nel settembre 2013 e raggiungerà Venere nel gennaio 2014.
Andrea Mameli (L'Unione Sarda, 26 Agosto 2012, Cultura)

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