04 febbraio 2012

Vega flight VV01 is set to lift off on 13 February

Vega Kourou ESA’s new, small launcher will carry nine satellites into orbit on its very first flight: Italian space agency’s LARES and ALMASat-1 with seven CubeSats from European universities.
The very first Vega will lift off from Europe’s spaceport in Kourou, French Guiana, to release nine satellites into orbit and add a new capability to Europe’s fleet of launch systems.
The first mission, designated VV01, is scheduled for liftoff during a two-hour launch window during 10:00–12:00 GMT (11:00–13:00 CET; 07:00–09:00 local time)
This first flight marks the culmination of nine years of development by ESA and its partners, the Italian space agency (ASI) and ELV SpA, the prime contractor for developing the vehicle.
This programme was supported by seven ESA member states: Belgium, France, Italy, The Netherlands, Spain, Sweden and Switzerland.
Designed to provide Europe with a safe, reliable, competitive and efficient launch capacity for scientific and Earth observation payloads, Vega is compatible with payload masses ranging from 300 kg to 2500 kg, depending on the type and altitude of the orbit required by the customers.
This new capacity will complement the family of launch services already available from French Guiana: the Ariane 5 heavy-lift vehicle and the Soyuz medium-class launcher, introduced October 2011.
Vega set for its inaugural flight (ESA, 3 February 2012)

Caratteristiche del lanciatore Vega. Con motori prodotti a Colleferro (Roma) e testati in Sardegna (Quirra)

vega lanciatore Vega, il nuovo lanciatore europeo pensato per trasferire in orbita circolare bassa (700 km) e sincrona con il Sole a una quota di 700 km satelliti fino a 1500 Kg, rende accessibile lo spazio anche a realtà che prima non avrebbero potuto affrontarne i costi: Università e centri di ricerca.
Vega è un razzo-vettore a quattro stadi: i primi tre sono alimentati da propellente solido, il quarto è costituito da un modulo a propellente liquido.
Il motore del primo stadio, P80, è stato progettato con tecnologie innovative come l’utilizzo della fibra di carbonio, e sviluppato dalla Avio a Colleferro (Roma). Il p80 è il più grande motore monolitico a propellente solido mai realizzato con la tecnologia del Filament Winding. Nel 2006 è stato effettuato con successo il primo test al banco statico presso il Centro Spaziale Guyanese a Kourou, poi confermato alla fine del 2007 dal pieno successo del test di qualifica eseguito sempre nella Guyana francese.
Il motore del secondo stadio, Zefiro 23, stessa tecnologia Filament Winding del P80, ha effettuato con successo il primo test al banco statico presso il Poligono Sperimentale di Salto di Quirra, in Sardegna, alla metà del 2006. Il tiro di qualifica è avvenuto alla fine di marzo 2008, sempre presso il poligono interforze di Salto di Quirra in Sardegna.
Il motore del terzo stadio, Zefiro 9, prodotto con la tecnologia del Filament Winding, è stato il primo motore provato al banco statico con successo nel Poligono Sperimentale del Salto di Quirra, in Sardegna, alla fine del 2005. Il tiro di qualifica, eseguito nei primi mesi del 2007, non ha avuto successo per un problema all'ugello poi risolto. Il tiro di qualifica del 28 aprile conferma l’esito positivo del tiro dello Zefiro 9A potenziato di fine 2008.

Scheda tecnica Vega
Altezza totale: 30,152 metri
Diametro max: 3,005 metri
Peso totale: 136 tonnellate
Carico utile: da 300 kg a 1500 kg
Note sul carico: diminuendo il carico può essere fatta aumentare la quota dell’orbita. È possibile modificare anche l’inclinazione dell’orbita rispetto all’equatore terrestre, andando da orbite polari a orbite equatoriali.

Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it 4 febbraio 2012


vega

Vega: lanciatore europeo con tecnologia italiana

vega Da qualche giorno si trova sulla rampa di lancio della base di Kourou, nella Guyana Francese, dove sarà preso in carico dall’ESA (Agenzia Spaziale Europea) per il suo primo volo (previsto per il 13 febbraio): è Vega (Vettore Europeo di Generazione Avanzata), il nuovo lanciatore europeo creato per trasferire in orbita bassa (700 km) satelliti fino a 1500 Kg,
Vega è un lanciatore per satelliti di piccole dimensioni, che affiancherà l’Ariane 5, un lanciatore per satelliti fino a 10 tonnellate, e i Soyuz.
Tra gli artefici di questo successo europeo anche l'industria italiana con il gruppo internazionale esperto nella progettazione e produzione di componenti e sistemi per la propulsione aerospaziale Avio (con sede a Colleferro, Roma). In questo modo l’Italia diventa uno dei sei Paesi al mondo in grado di realizzare un lanciatore completo. Negli ultimi otto anni il gruppo Avio ha sviluppato un lanciatore fortemente innovativo: il primo interamente in fibra di carbonio, con controlli digitali avanzati e una grande flessibilità di configurazione per mettere in orbita satelliti di diverse dimensioni e funzionalità”.

03 febbraio 2012

La fisica quantistica e il problema del bravo cameriere. Una ricerca di Oliver Morsch (INO-CNR)

bravo cameriere cnr Ricercatori dell’Istituto nazionale di ottica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ino-Cnr) dell’Università e del Nest della Scuola Normale ha sviluppato delle tecniche per rendere più efficiente e veloce il controllo di sistemi che possono essere studiati con la fisica quantistica.
«Un cameriere che deve portare un vassoio di bicchieri al tavolo di un cliente - spiega Oliver Morsch, primo ricercatore dell’Ino-Cnr e autore del lavoro - ha due scopi: farlo il più presto possibile e senza versare le bibite. Similmente, nella fisica quantistica che descrive il comportamento della materia a livello dell’atomo o subatomico, spesso è necessario controllare lo stato di un oggetto in modo accurato e rapido».
Una tecnica utile in tal senso è ispirata proprio al problema del cameriere: «Una possibile strategia - prosegue Morsch - sarebbe portare il vassoio molto lentamente, tenendolo rigorosamente orizzontale in modo da non agitare le bibite, ma un bravo cameriere inclinerà il vassoio in maniera opportuna mentre cammina a passo sostenuto. Nel linguaggio della fisica quantistica, il primo approccio si chiama "adiabatico" e consiste nell’effettuare il controllo dell’oggetto molto lentamente. Il secondo, chiamato "superadiabatico", permette invece di accelerare il controllo in modo considerevole».
Realizzando tali protocolli in un sistema modello, composto da un gas di atomi molto freddi dentro dei cristalli artificiali prodotti con la luce laser, i ricercatori di Pisa hanno dimostrato da un lato che la strategia del "bravo cameriere" può essere applicata al mondo quantistico e dall’altro che essa non viene alterata da eventuali variazioni del percorso.
«Tale caratteristica è cruciale in applicazioni realistiche della fisica quantistica, visto che gli stati quantistici, cioè le rappresentazioni matematiche di un sistema quantistico come un atomo o una molecola, sono molto fragili e vengono facilmente perturbati da campi elettrici o magnetici presenti praticamente ovunque».
La scoperta potrebbe avere ricadute notevoli in vari rami della fisica: «Per esempio, nella risonanza magnetica - conclude Morsch - bisogna controllare la direzione in cui punta lo spin nucleare delle molecole, che serve a descrivere lo stato delle particelle che costituiscono il nucleo dell’atomo ed è paragonabile all’ago magnetico di una bussola. Nelle tecnologie informatiche del futuro, invece, tali spin potranno essere utilizzati per creare dei bits quantistici, detti "qubits", ovvero le unità d’informazione dei computer quantistici (mentre i bit sono le unità d’informazione dei computer classici), che permetteranno di fare calcoli complessi in tempi molto più rapidi di quelli raggiungibili con i computer di oggi».

High-fidelity quantum driving
Mark G. Bason (1), Matthieu Viteau (1), Nicola Malossi (2), Paul Huillery (1, 3), Ennio Arimondo (1, 2, 4), Donatella Ciampini (1, 2, 4), Rosario Fazio (5), Vittorio Giovannetti (5), Riccardo Mannella (4), Oliver Morsch (1)
1) INO-CNR, Pisa
2) CNISM UdR, Dipartimento di Fisica Enrico Fermi, Università di Pisa
3) Laboratoire Aimé Cotton, Univ. Paris-Sud 11
4) Dipartimento di Fisica Enrico Fermi, Università di Pisa
5) NEST, Scuola Normale Superiore, and Istituto di Nanoscienze—CNR
Nature Physics (Published online: 18 December 2011)
Abstract
Accurately controlling a quantum system is a fundamental requirement in quantum information processing and the coherent manipulation of molecular systems. The ultimate goal in quantum control is to prepare a desired state with the highest fidelity allowed by the available resources and the experimental constraints. Here we experimentally implement two optimal high-fidelity control protocols using a two-level quantum system comprising Bose–Einstein condensates in optical lattices. The first is a short-cut protocol that reaches the maximum quantum-transformation speed compatible with the Heisenberg uncertainty principle. In the opposite limit, we realize the recently proposed transitionless superadiabatic protocols in which the system follows the instantaneous adiabatic ground state nearly perfectly. We demonstrate that superadiabatic protocols are extremely robust against control parameter variations, making them useful for practical applications.

02 febbraio 2012

Pestalotiopsis Microspora: il fungo mangia-plastica scoperto da studenti di Yale in Amazzonia

Pestalotiopsis Microspora Un gruppo di studenti di Yale, guidato dal professore di biochimica Scott Strobell, ha scoperto che il fungo Pestalotiopsis Microspora si nutre di poliuretano sfrutta l'enzima serina idrolasi. La scoperta, avvenuta nel 2008 corso di una spedizione didattica in Ecuador (Rain Forest Expedition and Laboratory), è descritta in un articolo pubblicato il 15 luglio 2011 su Applied and Environmental Microbiology. Il fungo riesce a degradare il poliuretano anche in assenza di ossigeno: questa scoperta si potrebbe rivelare molto utile nel biorisanamento intervenendo nella trasformazione sostenibile di una parte rilevante dei rifiuti altrimenti non biodegradabili.
Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it 2 febbraio 2012
(Nelle foto: lo studente Jonathan Russel in Amazzonia e una coltura del fungo Pestalotiopsis Microspora)


Biodegradation of Polyester Polyurethane by Endophytic Fungi
Abstract
Bioremediation is an important approach to waste reduction that relies on biological processes to break down a variety of pollutants. This is made possible by the vast metabolic diversity of the microbial world. To explore this diversity for the breakdown of plastic, we screened several dozen endophytic fungi for their ability to degrade the synthetic polymer polyester polyurethane (PUR). Several organisms demonstrated the ability to efficiently degrade PUR in both solid and liquid suspensions. Particularly robust activity was observed among several isolates in the genus Pestalotiopsis, although it was not a universal feature of this genus. Two Pestalotiopsis microspora isolates were uniquely able to grow on PUR as the sole carbon source under both aerobic and anaerobic conditions. Molecular characterization of this activity suggests that a serine hydrolase is responsible for degradation of PUR. The broad distribution of activity observed and the unprecedented case of anaerobic growth using PUR as the sole carbon source suggest that endophytes are a promising source of biodiversity from which to screen for metabolic properties useful for bioremediation.

01 febbraio 2012

If I were not a physicist, I probably be a musician

“If I were not a physicist, I would probably be a musician. I often think in music. I live my daydreams in music. I see my life in terms of music. I get most joy in life out of music.”

(Albert Einstein)

31 gennaio 2012

I cebi dai cornetti? Riconoscono gli oggetti anche senza toccarli (L'Unione Sarda, 31 gennaio 2012)

Istc-Cnr 31 gennaio 2012 Imparare a riconoscere le proprietà funzionali di un oggetto senza toccarlo è una capacità che nella nostra specie si sviluppa entro i primi tre anni di vita. Recentemente due ricercatrici dell'Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del Cnr (Istc-Cnr) di Roma, Gloria Sabbatini e Elisabetta Visalberghi, in collaborazione con ricercatori tedeschi del Max Planck Institute di Lipsia, hanno riscontrato la medesima capacità cognitiva in una piccola scimmia sudamericana: i cebi dai cornetti. Lo studio ha dimostrato che queste scimmie, evolutivamente lontane dall'uomo 35 milioni di anni, non hanno problemi a scegliere tra un bastoncino rigido e uno flessibile per prelevare una fetta di banana fuori dalla loro portata. Fra tre strumenti differenti per colore, diametro, materiale e rigidità, ma non per lunghezza, dovevano scegliere quello rigido per avvicinare la banana scartando gli altri due, troppo flessibili per quello scopo. Questi risultati non sono interessanti solo per i risvolti evolutivi ma anche perché potrebbero aiutare nella comprensione di patologie come deficit cognitivi e demenze.
In altre ricerche sull'uso di strumenti si è osservato che gli scimpanzé e alcune specie di uccelli sembrano scegliere lo strumento che possiede le opportune caratteristiche. Ma da nessuno di questi studi risulta chiaro se gli animali riescano a comprendere le caratteristiche dello strumento, come le due ricercatrici del CNR hanno dimostrato con i cebi. «Il test - spiega Elisabetta Visalberghi, coordinatrice dell'Unità di Primatologia Cognitiva dell'Istc-Cnr - prevedeva tre condizioni. Nella prima i cebi potevano toccare autonomamente i tre bastoncini prima di partecipare alla prova, così da ricavare informazioni dirette. Nella seconda dovevano osservare lo sperimentatore che manipolava i tre strumenti. Nella terza gli strumenti venivano posti su una piattaforma e nessuno li poteva toccare, in modo da escludere che i cebi fossero in grado di riconoscere lo strumento rigido senza manipolarlo o vederlo manipolare».
A Gloria Sabbatini abbiamo chiesto perché l'esito del test è considerato sorprendente. «Il risultato non era scontato per due ordine di motivi. Innanzitutto, i cebi sono stati in grado di scegliere lo strumento con le proprietà corrette per risolvere il problema posto, e questo anche se non lo avevano mai utilizzato prima. Questo fa escludere la possibilità che la scelta derivasse da esperienze passate con lo stesso strumento e che quindi, i cebi facessero una semplice associazione "oggetto x = cibo". Inoltre, la capacità di usare le informazioni che derivano dalla manipolazione altrui, è una conquista particolarmente sorprendente in scimmie che hanno limitatissime capacità di ripetere le azioni fatte da un dimostratore umano di fronte a loro».
Sotto il profilo evolutivo cosa può aver significato imparare a riconoscere le caratteristiche degli oggetti?
«Questa capacità può essere vantaggiosa perché fa risparmiare tempo nell'imparare cose nuove. Nei cebi, inoltre, la capacità di riconoscere lo strumento adatto in diverse situazioni permette di raggiungere del cibo altrimenti irraggiungibile senza tanti tentativi. Il riconoscere rapidamente le funzioni delle cose permette di operare in maniera più efficace per modificarle o avere accesso a nuove fonti di cibo».

Andrea Mameli
L'unione Sarda, 31 gennaio 2012, pagina della Cultura


cebo maschio cerca di raggiungere un pezzo di banana foto di Noemi Spagnoletti
Nella foto di Noemi Spagnoletti: Gal, il cebo maschio coinvolto nell'esperimento, impegnato a recuperare un pezzo di banana con uno strumento rigido

30 gennaio 2012

L'esercizio musicale aiuta a mantenere il cervello giovane. Nina Kraus (Auditory Neuroscience Laboratory) spiega perché

Nina Kraus Nina Kraus insegna Neurobiologia e Fisiologia, Scienze della Comunicazione, Otorinolaringologia alla Northwestern University (USA) e dirige il laboratorio di ricerca Auditory Neuroscience Laboratory dove si indaga in tutte le direzioni nei rapporti fra cervello e udito, con un approccio multidisciplinare.
L'11 maggio 2011 la rivista PLoS One ha pubblicato un articolo di Nina Kraus dal titolo: "Musical Experience and the Aging Auditory System: Implications for Cognitive Abilities and Hearing Speech in Noise". Secondo questo studio l'educazione musicale protratta per tutto l'arco della vita consente di rallentare il decadimento cognitivo associato con l'invecchiamento. In altre parole, chi suona uno strumento sembra conservare meglio la memoria e la capacità di ascoltare il parlato in presenza rumori di fondo. Nina Kraus e i suoi colleghi hanno valutato la capacità di distinguere il parlato in ambienti rumorosi, la memoria di lavoro uditiva, quella visiva e i tempi di elaborazione cerebrale legata all'udito in 18 musicisti e 19 "non musicisti" di età compresa fra 45 e 65 anni. Il risultato? Chi aveva iniziato a suonare uno strumento intorno ai 9 anni, continuando per tutta la vita, ha ottenuto i risultati migliori. Solo nel caso della memoria di lavoro visiva le prestazioni erano pressoché uguali.
Il 7 gennaio 2012 la rivista Neurobiol of Aging ha pubblicato un nuovo articolo di Nina Kraus "Musical experience offsets age-related delays in neural timing" in cui vengono fornire per la prima volta le prove biologiche che dimostrano un impatto dell'esperienza musicale sui processi di invecchiamento: coloro che hanno suonato per tutta la vita mostrano di essere molto più svelti nelle risposte ai suoni rispetto ai non musicisti anche se più giovani.

Una ricerca del CNR aiuta a comprendere i meccanismi che regolano l’imprinting genomico. Tra genetica e epigenetica.

Uno studio del CNR di Napoli, pubblicato su Molecular Cell, aiuta a comprendere difetti alla base di malattie neurologiche e di disordini della crescita.
Fino a non molto tempo fa si riteneva che la genetica avrebbe svelato i segreti della vita. Poi è arrivata l’epigenetica, che alla decifrazione e interpretazione del codice genetico ha aggiunto le scoperte relative alle modificazioni scritte sulla sequenza del DNA e delle proteine su cui questo è avvolto che possono trasmettersi alle generazioni successive. Così ora sappiamo che ogni individuo è il risultato finale di un complesso gioco di interazioni, modificazioni e meccanismi di accensione e spegnimento del Dna, che cominciano nelle primissime fasi dello sviluppo.
Giovanna Grimaldi, dell’Istituto di genetica e biofisica "Adriano Buzzati Traverso" del Consiglio nazionale delle ricerche (IGB-CNR) di Napoli, firma l'articolo scientifico con Andrea Riccio e Paolo Pedone della Seconda Università di Napoli e a Didier Trono dell’Ecole Polytechnique Federale di Losanna.
«Questo studio - spiega Giovanna Grimaldi - riguarda la regolazione dei cosiddetti geni imprinted: gli unici che, sebbene ereditati da entrambi i genitori, vengono espressi per tutta la vita dell’individuo soltanto dalla copia proveniente da uno dei due, in seguito a modificazioni specifiche del Dna che avvengono durante la maturazione delle cellule sessuali maschili e femminili (gametogenesi) dei genitori stessi. L’imprinting genomico è fondamentale nella crescita degli individui e i suoi difetti sono alla base di disordini della crescita, come le sindromi di Beckwith-Wiedemann e di Silver-Russell, e malattie neurologiche, quali le sindromi di Angelman e Prader-Willi. Per questo la ricerca è stata finanziata anche da Telethon».
Comprendere i meccanismi che regolano l’imprinting genomico è quindi fondamentale per la salute dell’uomo. «Nei nostri laboratori abbiamo caratterizzato il ruolo di una proteina, Zfp57, che insieme ad altri fattori garantisce la conservazione dei segnali epigenetici dall’embrione all’adulto - aggiunge Andrea Riccio (Seconda Università di Napoli e Igb-Cnr) - Poiché i segnali epigenetici sono labili, l’aver scoperto un’intera filiera di proteine in grado di riconoscerli, preservarli e propagarli alla progenie rappresenta un passo avanti fondamentale nella definizione degli elementi che integrano codice genetico ed epigenetico. Contiamo in futuro di valutare se altri fattori affini a Zfp57 svolgano funzioni analoghe e partecipino quindi, come questa proteina, alla scrittura e lettura del codice epigenetico».
Questo studio aiuta a comprendere come la riprogrammazione epigenetica del Dna sia controllata da fattori genetici: «Ad esempio, in patologie dovute a disordini dell’imprinting genomico - prosegue Giovanna Grimaldi - potrebbero esserci difetti sia nella proteina Zfp57 sia nella sequenza del Dna cui essa si lega o nelle sue modificazioni epigenetiche. I segnali epigenetici sono importanti anche per il nostro benessere e stato di salute. Pertanto, la conoscenza di fattori che controllano l’interazione tra la scrittura genetica e quella epigenetica, come Zfp57 e proteine associate, diventa di fondamentale interesse per la comunità scientifica».
«Questo lavoro - è il commento del direttore dell’Igb-Cnr, Antonio Baldini - sarà di grande impatto. I ricercatori e le ricercatrici del nostro Istituto sono riusciti ad anticipare l’era della "Next Generation Sequencing". Per esplorare il mondo dell’epigenetica sarà fondamentale decifrare non solo il codice genetico ma anche le sue modificazioni e individuare gli attori di tali eventi. Confidiamo di poter crescere in questa direzione e di non mancare all’appuntamento con questa nuova frontiera della ricerca mondiale».
Ufficio Stampa CNR, Roma, 30 gennaio 2012

La plastica colpisce ancora. Ora i detriti più piccoli di un millimetro infestano mari e oceani. La colpa? Il lavaggio dei capi sintetici.

bicchiere plastica schiacciato da scarpone in campagna Andrea Mameli 2011 I detriti di plastica minacciano i mari e gli oceani. Ma stavolta non parliamo dell'ammasso galleggiante di spazzatura non biodegradabile conosciuta come Pacific Trash Vortex o Great Pacific Garbage Patch. In questo caso ci riferiamo alle microplastiche (detriti di dimensioni inferiori al millimetro) descritte in uno studio, pubblicato su Environmental Science and Technology. Questi piccoli scarti della civiltà dei Sapiens si stanno rivelando molto insidiosi per gli abitandi dei mari e degli oceani. Gli autori della ricerca, guidati dal biologo irlandese Mark Anthony Browne (University College in Dublin, hanno prelevato campioni da 18 spiagge di tutto il mondo scoprendo ovunque tracce di microplastiche: fibre di nylon, poliestere, acrilico. La gran parte di questi minuscoli detriti proviene dal lavaggio dei vestiti. Questo fatto è confermato dalle analisi delle acque reflue provenienti da lavatrici domestiche: il lavaggio di un singolo capo è in grado di produrre oltre 1900 fibre. I ricercatori hanno osservato anche che la proporzione delle diverse fibre sintetiche nelle acque analizzate è molto simile alla composizione media dei capi d'abbigliamento.
La destinazione delle microplastiche, in molti casi, è la catena alimentare: una volta ingeriti, questi piccolissimi detriti possono essere trattenuti nelle cellule dei pesci per mesi.
Gli autori suggeriscono di imporre ai produttori di lavatrici soluzioni per ridurre il rilascio di fibre sintetiche nelle acque di scarico.
Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it 30 gennaio 2012

Accumulation of Microplastic on Shorelines Woldwide: Sources and Sinks
Mark Anthony Browne (School of Biology & Environmental Sciences, University College Dublin), Phillip Crump (Centre for Research on the Ecological Impacts of Coastal Cities, School of Biological Sciences, University of Sydney), Stewart J. Niven (Marine Biology & Ecology Research Group, School of Marine Science & Engineering, University of Plymouth) et al.
Environ. Sci. Technol., 2011, 45 (21), pp 9175–9179. Publication Date (Web): September 6, 2011.
Abstract
Plastic debris <1 mm (defined here as microplastic) is accumulating in marine habitats. Ingestion of microplastic provides a potential pathway for the transfer of pollutants, monomers, and plastic-additives to organisms with uncertain consequences for their health. Here, we show that microplastic contaminates the shorelines at 18 sites worldwide representing six continents from the poles to the equator, with more material in densely populated areas, but no clear relationship between the abundance of miocroplastics and the mean size-distribution of natural particulates. An important source of microplastic appears to be through sewage contaminated by fibers from washing clothes. Forensic evaluation of microplastic from sediments showed that the proportions of polyester and acrylic fibers used in clothing resembled those found in habitats that receive sewage-discharges and sewage-effluent itself. Experiments sampling wastewater from domestic washing machines demonstrated that a single garment can produce >1900 fibers per wash. This suggests that a large proportion of microplastic fibers found in the marine environment may be derived from sewage as a consequence of washing of clothes. As the human population grows and people use more synthetic textiles, contamination of habitats and animals by microplastic is likely to increase.

Plastic fibre a "major pollutant" (BBC News, 6 May 2004).

From the Washer to the Sea: Plastic Pollution (New York Times, October 19, 2011)

Odio i bicchieri di plastica. Ma ho scoperto il PLA... (Linguaggio Macchina, 9 aprile 2011).

29 gennaio 2012

La proprietà della memoria. Dall'Apollo 13 all'Alzheimer.

Oggi una lettura dal domenicale del Sole 24 ore ("Di chi sono i ricordi dell'astronauta", Patrizia Caraveo, pag. 30) mi ha fatto riflettere sul senso degli oggetti che aiutano a ricordare gli eventi. Oggetti che vengono considerati arpioni per la memoria, ancore contro l'oblio. E dato che nella pagina seguente dell'inserto Domenica Arnaldo Benini ("Vivere 120 anni in pessima salute") descrive le mille mostruose sfaccettature dell'Alzheimer. apollo 13 checklist Patrizia Caraveo (astrofisica, una carriera scientifica dedicata alle stelle di neutroni) si interroga sulla sorte di centinaia di reliquie spaziali: il manuale dell'Apollo 13 con gli appunti e i calcoli scritti a matita dal comandante della missione, James Lovell, pietre lunari e altri oggetti. A chi appartengono? Secondo la Nasa nessuno può venderli (o metterli all'asta, come accaduto di recente per il quadernetto in questione) allo scopo di garantire una memoria collettiva e non individuale di quella stagione che oggi ricordiamo come "conquista dello spazio". La società che invecchia, come scrive Arnaldo Benini (docente di neurochirurgia e neurologia all'Università di Zurigo), è una società che in gran parte è destinata a dimenticare il suo passato.
A meno che la medicina non riesca a sconfiggere la malattia che ruba la memoria.
Buona domenica
Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it 29 gennaio 2012

Apollo 13: James Lovell's checklist sells for $388,375
apollo 13 checklist