01 dicembre 2012

Giochi inventati. Tenda, fionda e tappo.

Chi l'ha detto che i giochi non si possono inventare?
I giochi si possono inventare. O reinventare. Chissà quante volte sono stati inventati giochi simili o uguali, nella storia dell'umanità. Sarà successo anche con la musica, con la tecnologia e con tante altre abilità umane.
Ecco un gioco inventato oggi (da Luca Mameli e Marco Mameli) con tre cose: una tenda di cotone con le tasche (appesa normalmente: davanti alla finestra), una fionda, un tappo di sughero da spumante.
Le tasche della tenda fungono da canestri e l'abilità va messa tutta nel dosare la forza e la precisione del lancio in modo da che la tenda attenui la corsa del tappo lasciandolo cadere per gravità dentro la tasca.
Non so se è mai stato inventato, altrimenti lo invento io, il detto: gioco inventato, gioco fortunato.
Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it 1/12/2012

Il papà controlla il figlio con un piccolo drone (Arduino + Gyrocopter)

La telecamera montata sul piccolo elicottero a quattro eliche. Una scheda Arduino in configurazione ArduPilot Mega (APM) per controllare il volo del drone. Sono questi gli ingredienti della storia che ha per protagonista un papà, Paul Wallich, desideroso di osservare il figlio nel tragitto da casa alla fermata del bus. Laurea in Fisica a Yale (1981), giornalista scientifico (dal 1988 al 1997 per Scientific American, dal 1997 a oggi per IEEE Spectrum), Wallich ha costruito l'elicottero a quattro eliche e l'elettronica di controllo e ha raccontato come ha fatto: The DIY Kid-tracking Drone.
Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it 1/12/2012

30 novembre 2012

Per capire le emozioni non basta guardare la faccia. Uno studio pubblicato su Science

Ritenete di poter giudicare dall'espressione del volto di una persona se ha vinto o ha perso a tennis? Sbagliato: guardare la faccia non basta. È quanto suggerisce uno studio pubblicato oggi su Science e firmato da: Hillel Aviezer (dipartimento di psicologia, The Hebrew University of Jerusalem), Yaacov Trope (New York University), Alexander Todorov (Princeton University).
La ricerca mostra che la differenza tra le emozioni positive e negative nei gruppi di prova sfuma tanto che per la comprensione dello stado d'animo diventa fondamentale il contrubito del resto del corpo.
Da un punto di vista clinico questi risultati potrebbero aiutare a capire in che modo il viso cinteragire in situazioni emotive. Ad esempio persone con autismo possono non riconoscere le espressioni facciali, ma forse se addestrati a elaborare altri segnali del corpo importanti le loro prestazioni possono migliorare in modo significativo.
Ai partecipanti allo studio (45 studenti di Princeton di età compresa fra 18 e 21 anni) sono state mostrate 176 immagini (88 persone fotografate dopo aver vinto, 88 dopo aver perso) ottenute con ricerche su Google: “reacting to winning a point” e “reacting to losing a point”, con l'aggiunta della parola "tennis".
Ripensavo al mio post del 24 Dicembre 2011 - Come evolve la mimica facciale? Le risposte in una ricerca di Azim F. Shariff e Jessica L. Tracy - in cui scrivevo che "le espressioni facciali potrebbero essersi evolute non solo per segnalare stati d'animo e sensazioni agli altri ma anche per rappresentare segnali di difesa, come le reazioni di disgusto a un odore sgradevole, segnale di qualcosa di potenzialmente dannoso".
Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it 30 Novembre 2012 
Nella foto in alto: esempi di espressioni facciali di vincitori della finale Wimbledon finals. [Intense (A) face expressions and (B) body expressions occurring immediately (< 1 second) after winning the match]
Body Cues, Not Facial Expressions, Discriminate Between Intense Positive and Negative Emotions
Science 30 November 2012:
Vol. 338 no. 6111 pp. 1225-1229
DOI: 10.1126/science.1224313
Abstract
The distinction between positive and negative emotions is fundamental in emotion models. Intriguingly, neurobiological work suggests shared mechanisms across positive and negative emotions. We tested whether similar overlap occurs in real-life facial expressions. During peak intensities of emotion, positive and negative situations were successfully discriminated from isolated bodies but not faces. Nevertheless, viewers perceived illusory positivity or negativity in the nondiagnostic faces when seen with bodies. To reveal the underlying mechanisms, we created compounds of intense negative faces combined with positive bodies, and vice versa. Perceived affect and mimicry of the faces shifted systematically as a function of their contextual body emotion. These findings challenge standard models of emotion expression and highlight the role of the body in expressing and perceiving emotions.


29 novembre 2012

Prolungare la vita delle matite con i "cannotti".


Nella società dell'usa e getta la sola parola prolunga-matite (o "cannotto") appare del tutto fuori luogo. A chi verrebbe mai in mente di utilizzare i mozziconi delle matite? La cosa più semplice è buttarli via quando scendono sotto i quattro centimetri. Ma ecco che invece quel semplicissimo strumento ideato con lo scopo di prolungare la vita delle matite sta ricomparendo, nei negozi specializzati. Si diffonde la voglia di non sprecare? Parrebbe di sì. 
Qui sopra il modello mostratomi stamani dall'amico Bruno D'Aguanno, acquistato in Germania.
Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it 29 Novembre 2012

27 novembre 2012

Scienza allo stato brado. Un capolavoro di tv.

Una decina di anni fa, in Inghilterra, mi sono imbattuto in un programma tv e ricordo di aver pensato: non ho mai visto niente di più bello. Si chiamava Rough Science, era realizzato dalla BBC in collaborazione con la Open University e si basava su una semplicissima intuizione: mettere insieme scienziate e scienziati di diverse discipline e portarli a risolvere problemi complessi con attrezzature di fortuna. Un programma divulgativo girato in chiave reality che ora va in onda su Rai 5 ogni mercoledì alle 21 e 15 (Scienziati alla prova).
La prima serie fu girata nell'isola di Capraia, la seconda ai Caraibi, la terza in Nuova Zelanda, la quarta in California, la quinta a Zanzibar e la sesta in Colorado.
Dal punto di vista narrativo è il mito dell'avventura che si fonde quello di Robinson Crusoe (non a caso molte puntate si svolgono in un'isola). E per quanto concerne la trasmissione di contenuti scientifici (e cirla la loro prossimità al reale e al concreto) mi sembra davvero una bella idea. Anzi magnifica.
Basta guardare alcune delle creazioni di questi scienziati allo stato brado: determinare la propria posizione e costruire una radio (episodio 1), costruire batterie ad acqua e fotocamera (episodio 2), mulino a vento (episodio 3).

Non so voi, ma io questo genere di cose le trovo bellissime.
Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it 26 Novembre 2012
 
Per saperne di più:
'Survivor' for Scientists (Science, John Pickrell, 19 June 2001)  

Rough Science 3: New Zealand in more depth (The OpenLearn team, The Open University, August 2006) 

Rough Science 4: Death Valley in more depth (The OpenLearn team, The Open University, August 2006)



26 novembre 2012

Imprese sostenibili sulla rete: corsi targati Etandu e Banca Etica

Come usare gli strumenti digitali a sostegno della sostenibilità: è l'obiettivo dei corsi organizzati dai soci di Banca Etica della Sardegna Meridionale e dalla società Etandu azienda specializzata nella creazione di web application.
    Argomenti
  • Impariamo a stare in rete (2 Dicembre 2012)
    Le caratteristiche vincenti per la creazione di un sito Intenet efficace. L'economia sociale, sostenibile e solidale in rete, il ciclo del prodotto, presentarsi al pubblico e presentarsi in rete, elementi di riconoscibilità dell'economia sociale, sostenibile e solidale, storytelling. Come strutturare un sito chiaro, emozionante e attraente, il sito web come modello di comunicazione, regole per fare un buon sito, Software libero, costruiamo insieme un sito.
  • Web 2.0 e sostenibilità (26 e 27 Gennaio 2013)
    (in collaborazione con la Fondazione Culturale Responsablilità Etica) Per un'azienda, l'uso di massa dei social media si traduce nella necessità di creare una relazione con i propri clienti, coltivando delle community che soddisfino sia il cliente che le imprese.
  • Cooperazione dall'interno (22 Febbraio 2013)
    Collaborare all'interno dell'azienda è fondamentale sia per essere competitivi sia per gestire le community on-line. All'interno del workshop vedremo come alcuni strumenti informatici (videoconferenze, piattaforme di collaborazione) e metodologie partecipative ci possono semplificare la vita.
    Relatori
  • Andrea Salidu (Etandu)
  • Roberto Sedda (Referente dei soci Banca Popolare Etica, Area Centro Italia)

25 novembre 2012

Se la mancanza di pressione evolutiva rende deboli le nostre intelligenze, la forza è tutta nella società.

«Sarei disposto a scommettere che se un cittadino di Atene dell'anno mille avanti Cristo dovesse apparire improvvisamente in mezzo a noi, potrebbe risultare più brillante e intellettualmente vivo rispetto ai nostri colleghi e amici». Con queste parole si apre l'articolo pubblicato su "Trends in Genetics" e firmato da Gerald R. Crabtree, docente di patologia e di biologia dello sviluppo alla Stanford University. Secondo Crabtree l'intelligenza umana avrebbe iniziato lento ma inesorabile declino da quando i nostri antenati hanno smesso di vivere esclusivamente di raccolta di frutti spontanei e di caccia. Così, con la diffusione dell’agricoltura e la nascita dei villaggi, la pressione evolutiva sui geni legati all’intelligenza si è ridotta notevolmente.
Lo studio, intitolato "Our Fragile Intellect", indica che i geni connessi con le emozioni e l'intelligenza sarebbero fra 2 mila e 5 mila, e furono selezionati in un periodo compreso fra 50.000 e 500.000 anni fa, all'interno della comunità di antenati comuni a tutti gli esseri umani.
«Le pressioni selettive che la sopravvivenza hanno imposto agli umani cacciatori/raccoglitori - scrive Crabtree - hanno portato all'evoluzione di un cervello in grado di scrivere sinfonie e di elaborare raffinati concetti matematici». Secondo il genetista di Stanford la nostra intelligenza è più debole ripetta a quella dei nostri simili di un periodo comprefo fra 2.000 e 6.000 anni fa. La nostra forza viene dall'organizzazione della società, dalla trasmissione della conoscenza e dalla tecnologia.

Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it 25 Novembre 2012

In the figure: expansion of endocranial volume during the past 2.5 million years among Homo Sapiens ancestors. Note that language follows the expansion.

P.S. Strepitoso il modo in cui Crabtree chiude il suo articolo: «The sciences have come so far in the past hundred years that we can safely predict that the accelerating rate of knowledge accumulation within our intellectually robust society will lead to the solution of this potentially very difficult problem by socially and morally acceptable means. But in the meantime I’m going to have another beer and watch my favorite rerun of “Miami CSI” (if I can figure out how to work the remote control)»

«Le scienze hanno fatto tanta strada nel corso degli ultimi cento anni che possiamo tranquillamente prevedere che il tasso di accelerazione dell'accumulo di conoscenza all'interno della nostra società intellettualmente forte porterà alla soluzione di questo problema, potenzialmente molto difficile, con mezzi socialmente e moralmente accettabili. Ma nel frattempo ho intenzione di bene un'altra birra e guardare la mia replica preferita di "CSI Miami" (sempre che riesca a capire come funziona il telecomando)»