23 febbraio 2013

Alien a Cagliari il 20 Marzo 2013. Una mia riflessione sul film.

Il mio intervento per la guida del ciclo di film "Il cinema di fantascienza. Da Kubrick al digitale", pubblicata dalla Cineteca Sarda nel Febbraio 2013. 


ALIEN
Andrea Mameli

La sfida di Ridley Scott era quasi diesperata: rappresentare l'alieno e rendere credibile l'incredibile. Per raggiungere questo risultato era necessaria una storia forte e un lavoro cinematografico impeccabile. A mio parere Alien è riscito nell'intento, divenendo un punto di riferimento assoluto per il genere. E lo dimostra il fatto che, a 34 anni di distanza, il film mantiene inalterato il suo fascino. Lo dimostrano anche le innumerevoli citazioni, più o meno riuscite, senza contare i cambiamenti che questa pellicola ha di fatto imposto: non a caso c'è chi parla di un prima e un dopo Alien.
Ma quali sono gli elementi che hanno decretato questo successo? Che cos'ha di speciale questo film?
Innanzitutto Scott ha scelto il nero, respingendo l'estetica del cinema di fantascienza degli anni '70 quella delle astronavi bianchissime, stile "2001 Odissea nello spazio". E questo, insieme alla colonna sonora di Jerry Goldsmith, forma le basi su cui si sviluppa l'angoscia: riecheggiando i film di fantascienza degli anni '50 (le uova dell'alieno come i baccelli del 1956: “L'invasione degli Ultracorpi”) ma evitando le loro goffe ingenuità, Scott costruisce una meravigliosa macchina della paura. Ma dentro Alien ci sono anche altri ingredienti, come i miti classici, con quella squadra di astronauti che si trasformano in vittime sacrificali della bestia, c'è l'eroina Ripley, che tiene testa all'alieno e rischia la vita per salvare un gatto, c'è la multinazionale che vuole l'alieno per farne il prototipo di un'armai invincibile: la creatura, si scopre, era il vero obiettivo della società proprietaria del Nostromo.
In Alien c'è anche un computer di bordo, Mother, che parla e risponde, ma non è la tecnologia salvifica. Come in 2001 Odissea nello spazio, in cui HAL 9000 tradisce la fiducia umana, così in questo film il computer si rivela un nemico. Un nemico che esegue gli ordini: l'alieno va trasportato sulla Terra anche a costo di sacrificare l'equipaggio.
Poi c'è quella forma che si svela poco a poco, disegnata dall'artista svizzero Hans Ruedi Giger, e animata da Carlo Rambaldi (premiati con l'Oscar per i migliori effetti speciali nel 1980). Una forma che colpisce, con le sue forti allusioni sessuali e con quella terrificante schiera di denti. Una creatura dalla forza devastante e dotata di un acido corrosivo al posto del sangue. Un impianto simbolico formidabile che spaventa e confonde. Non a caso è l'androide dell'equipaggio, l'ufficiale scientifico Ash (Ian Holm) l'unico a elogiare il mostro: “Ancora non hai capito con cosa hai a che fare, vero? Un perfetto organismo. La sua perfezione strutturale è pari solo alla sua ostilità.”
Alien è un film che ha fatto discutere, e continua a farlo. In “Aliens R Us. Eclissi, mimetismo e società nella tetralogia di Alien” (2011) Isabella Nicky Plantamura ha scritto: “La scena più famosa e più inquietante di Alien è quella in cui Kane resta ucciso, durante il pranzo dell’equipaggio della Nostromo, dalla nascita del piccolo alieno, che esce squarciandone il torace. In questa scena si riassumono due dei temi che caratterizzano il film e, in generale, l’intera saga: la fobia dell’identità e la violazione del corpo.”

Ecco, alla fine forse anche Alien, come altri film di fantascienza, contiene più un'analisi delle paure e delle caratteristiche di noi umani che degli stessi alieni.

La proiezione di Alien è in programma il 20 Marzo 2013 alle 20 e 30
Società Umanitaria, Cineteca Sarda, viale Trieste 126, Cagliari  
(ingresso libero).

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