05 marzo 2013

Ricordo la Città della Scienza di Napoli come un presidio culturale e sociale

Il 4 dicembre 2008 sono a Napoli all'ottavo convegno annuale sulla comunicazione della scienza. L'evento, organizzato dalla SISSA di Trieste in collaborazione con la Fondazione Idis di Napoli, si svolge nella Città della Scienza. Non c'ero mai stato. Mi colpisce, appena scendo dall'autobus, quella struttura variopinta in mezzo ai grigi muri delle fabbriche dismesse. Ecco Bagnoli, penso. Ma dura pochi secondi: l'atmosfera del primo centro della scienza italiano mi rapisce completamente. Quelle ampie stanze dedicate a giocare con la simulazione di esperimenti e leggi fisiche ("Hands-on") mi fanno pensare all'importanza di questo approccio per l'avvicinamento del grande pubblico alla scienza. Penso alla ricerca che devo presentare: "Il Concetto di Energia nei Bambini di Seconda Elementare", condotta in alcune scuole di Cagliari con pochi mezzi, e immagino cosa si potrebbe fare con una struttura stabile dello spessore di questa che sto vedendo a Napoli. E immagino lo sforzo che è stato necessario per arrivare a questo risultato: un accordo di Programma (sottoscritto nel 1996) fra Ministero del Bilancio, Regione Campania, Provincia e Comune di Napoli e Comune di Napoli.
Un progetto straordinario, che incarna la necessità culturale (e sociale) di rendere la scienza una cosa viva e nel contempo il bisogno di trasformare una zona devastata dall'industria in qualcosa di nuovo (per questo accanto al centro della scienza è nato un incubatore d'impresa).
"Città della Scienza - ha scritto Marco Cattaneo nel blog Le Scienze - era una speranza solida, mattone su mattone, un'impresa titanica e coraggiosa. Tra i drammi e le contraddizioni di Napoli, persino nella nefasta stagione della monnezza Città della Scienza era un monumento a ciò che si può essere, a un futuro che si alimenti di conoscenza, di iniziativa, di volontà."
Oggi vedo quelle foto del cielo e del mare avvolti in un'immensa fiammata e penso: è finita.
Ma no. Non è finita. Nel gruppo Facebook "Ricostruiamo Città della Scienza" si parla già di cosa fare: "una campagna di crowdfunding legata alle aziende e ai singoli cittadini per la ricostruzione".
In bocca al lupo, Scienza!
Andrea Mameli (Giornalista scientifico freelance)
Cagliari Globalist, 5 Marzo 2013

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