18 agosto 2013

E d'estate torniamo a rimirar le stelle (L'Unione Sarda, inserto Cultura Estate, 18 Agosto 2013)

L'estate non è soltanto la stagione delle “stelle cadenti”. È anche il periodo nel quale, per molti di noi, è più facile trovarsi all'aperto, di notte, con poche luci intorno. Osservare il cielo in queste condizioni può regalare gradevoli sorprese, anche senza strumenti di osservazione e in queste settimane a gareggiare in luminosità con Giove e Venere ci sono anche i satelliti artificiali in orbita attorno al nostro pianeta.
Ma l'oggetto più visibile è sicuramente la Stazione Spaziale Internazionale, per la quale si è accesa una straordinaria attenzione in gran parte grazie alle immagini che Luca Parmitano ci mostra ogni giorno dal suo profilo Twitter. La stazione è grande come un campo da calcio (mentre le dimensioni dei satelliti sono paragonabili a quelle di un pallone da pallacanestro) e in condizioni favorevoli può essere più visibile dei pianeti più luminosi.
Ma come orientare lo sguardo? Se le nozioni di astronomia sono un tantino arrugginite può essere sufficiente una app (come SkyMap, SkyView, Pocket Universe). Per capire dove guardare è sicuramente molto utile il sito wwwas.oats.inaf.it/aidawp5 sviluppato nell'ambito dell'Osservatorio Virtuale Europeo. Contiene due programmi: Stellarium riproduce il cielo come lo si vede da qualsiasi luogo della Terra, Aladin è un atlante celeste interattivo.
Ma forse è sempre un'ottima alternativa ricorrere a un buon libro, come per esempio “Stelle, pianeti e galassie. Viaggio nella storia dell'astronomia dall'antichità a oggi” (Editoriale Scienza, 2013, 112 pagine, euro 12,90), scritto da Margherita Hack insieme all'astrofisico Massimo Raella. Il volume si apre con le osservazioni dei Babilonesi e le loro registrazioni dei cicli lunari e della visibilità di Venere (1700 avanti Cristo) e contiene risposte a domande fondamentali: come nascono le stelle? Cosa sono le galassie? Cosa c'è nella profondità dell'universo? Cos'è la radiazione fossile?
Particolarmente interessanti sono le pagine dedicate all'astronomia del Cinquecento, con il modello eliocentrico di Copernico, le osservazioni di Tycho Brache e le leggi di Keplero. È però con il capitolo “La Rivoluzione Scientifica” che il libro offre il suo lato migliore: le innovazioni di Galileo (il cannocchiale, i rapporti delle osservazioni con testi e disegni, la nascita del metodo scientifico), il genio di Newton (telescopio riflettore, leggi del moto, gravitazione universale).
La storia dell'astronomia è anche la storia dell'organizzazione dei dati astronomici e della stessa evoluzione della tecnologia: nel libro viene spiegato che cosa sono i cataloghi delle osservazioni e si sottolinea l'importanza della fotografia per la conservazione dei dati. C'è poi spazio per la nascita della spettroscopia “che è forse il più importante strumento a disposizione degli astronfisici per sondare l'Universo” e per la cosmologia: Big Bang, radiazione fossile, espansione dell'Universo.
Margherita Hack, scomparsa due mesi dopo la pubblicazione di “Stelle, pianeti e galassie”, ha presentato il libro in un video, di fatto uno delle ultime apparizioni pubbliche: «In tutto il pianeta la popolazione ha avuto il cielo come primo libro di testo scientifico. E guardando il cielo s'è domandato cos'eran le stelle, ha tentato delle teorie per spiegare l'esistenza di queste queste strane luci che s'alzavano, tramontavano, riapparivano regolarmente. In tutto il pianeta tutti gli uomini si son sempre chiesti cos'era il cielo, che cos'eran le stelle».
Andrea Mameli 
(articolo pubblicato il 18 Agosto 2013 nella pagina Cultura dell'inserto Estate del quotidiano L'Unione Sarda)

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