05 gennaio 2015

Le infinite e complesse reti che intrappolano l'universo

Cosa sarebbe successo 65 milioni di anni fa se quell'asteroide che colpì il
nostro pianeta, mandando letteralmente a farsi friggere i dinosauri che la popolavano, avesse seguito una traiettoria leggermente diversa? Perché l'unico abitante della Terra dotato di intelligenza è anche l'unico a causare la distruzione sistematica del proprio ambiente? Ma in fondo l'uomo è la punta dell'evoluzione o costituisce un errore madornale della genetica? Con queste domande il biochimico Pier Luigi Luisi aveva stuzzicato il pubblico del Cagliari Festivalscienza, l'8 Novembre, presentando il libro scritto a quattro mani con il fisico Fritjof Capra: “Vita e natura. Una visione sistemica” (578 pagine, 34,50 €, edizioni Aboca), una vera e propria Enciclopedia del pensiero complesso.
A Fritjof Capra, celebre per aver dato l'avvio al confronto creativo fra la fisica e la filosofia orientale con il suo “Tao della fisica” (1975), abbiamo chiesto di rispondere a quelle domande.
Cosa significa ricercare una visione sistemica della vita?
«Nel corso degli ultimi 30 anni si è sviluppata una nuova concezione scientica della vita. Si tratta di una visione unificata che integra, per la prima volta, le dimensioni biologica, cognitiva, ecologica e sociale. L'universo non è più visto come una macchina composta di blocchi elementari. Abbiamo scoperto che il mondo materiale, in ultima analisi, è una rete di schemi inseparabili di relazioni. E il pianeta, nel suo complesso, è un essere vivente, un sistema che si auto-regola. L'immagine del corpo umano come una macchina e della mente come entità separata è stata sostituita da una visione in cui non solo il cervello, ma anche il sistema immunitario, i tessuti corporei e ogni cellula compongono un essere vivente dotato di coscienza. L'evoluzione non è più vista come una competitiva lotta per l'esistenza, ma piuttosto come una danza cooperativa nella quale le forze motrici sono la creatività e l'emergere costante di novità. E con la nuova enfasi sulla complessità, le reti e i modelli di organizzazione, sta lentamente emergendo una nuova scienza delle qualità. Questa nuova scienza comprende molti concetti e idee che vengono sviluppate da ricercatori eccellenti in tutto il mondo. Il libro integra queste idee in un unico quadro coerente: quello che noi chiamiamo “visione sistemica”, perché coinvolge una nuova modalità di pensare, un pensare in termini di relazioni, modelli e contesto. In scienza questo modo di pensare è noto con il nome di “pensiero sistemico”.
La scienza è riuscita a creare un modello soddisfacente della complessità?
Una delle più importanti intuizioni della comprensione sistemica della vita è stata considerare le reti come il modello base dell'organizzazione di tutti i sistemi viventi. Gli ecosistemi sono ricondotti a catene alimentari, ad esempio le reti di organismi; gli organismi sono reti di cellule, organi e sistemi di organi; le cellule sono reti di molecole: i sistemi sociali sono reti di comunicazione. La rete è un modello valido per ogni forma di vita. Ovunque osserviamo la vita, vediamo reti. In effetti, nel cuore del cambiamento dei paradigmi dal meccanicistico al sistemico troviamo un cambiamento fondamentale di metafora un cambiamento fondamentale di metafore: dal vedere il mondo come una macchina al vederlo come una rete.
Noi umani possiamo essere più sostenibili?
«Quel che trova sostegno in una società sostenibile non è la crescita economia o un vantaggio competitivo, ma l'intera rete della vita dalla quale dipende la nostra sopravvivenza a lungo termine. In altre parole, una società sostenibile è quella che viene progettata in modo tale che i suoi stili di vita, le imprese, l'economia, le infrastrutture e le tecnologie possano cooperare rispettando la capacità intrinseca della natura di sostenere la vita. Una descrizione dettagliata di questa visione di una società sostenibile è fornita dalla Carta della Terra, una dichiarazione di 16 principi fondamentali, redatta attraverso un processo di consultazione globale.»
Andrea Mameli [Articolo pubblicato il 5 Gennaio 2015 nella pagina della Cultura del quotidiano L'Unione Sarda]

1 commento:

Carmine ha detto...

Ottimo articolo davvero interessante che da una nuova prospettiva o meglio riafferma quell´equilibrio imprescindibile tra industria e economia con la natura. Cosa che molte persone potenti non sono molto d´accordo.