20 agosto 2015

Dare un nome ai naufraghi. Questione di civiltà. E di scienza.

Chi identifica i corpi delle persone scomparse in mare? E come? Per questa questione di civiltà e di scienza, è attivo il protocollo europeo per l’identificazione dei corpi dei naufraghi. Ma non è per niente semplice: manca una banca dati dei cadaveri senza nome e si lavora in assenza di di una metodologia comunitaria per il riconoscimento, che resta totalmente a carico dei singoli procuratori. Il 30 Settembre 2014 il capo Dipartimento per le Libertà Civili e l'Immigrazione, Mario Morcone e il Commissario straordinario del Governo per le persone scomparse, Vittorio Piscitelli, hanno siglato un protocollo con il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense (Labanof) dell'Università Statale di Milano Gianluca per riconoscere i numerosi naufraghi dei mari italiani. Tra questi i 400 morti dei naufragi dell'Ottobre 2013 e i circa 800 del 18 Aprile 2015.
Le analisi riguardano principalmente le impronte dentali e i tatuaggi, cui si aggiungono immagini dei social media. Le indagini possono partire solo dopo la segnalazione da parte dei parenti della persona scomparsa, anche se questo può costituire un problma in Paesi come l'Eritrea, nei quali il regime impone una tassa alle famiglie dei migranti.
Recapiti a cui rivolgersi per cercare notizie di parenti scomparsi o per fornire indicazioni per il rinvenimento di cadaveri o di oggetti utili alle indagini:
0646529980 - 0646529993 - ufficiocommissario.personescomparse@interno.it

http://www.labanof.unimi.it/Cadaveri%20senza%20nome.htm
LABANOF: CADAVERI NON IDENTIFICATI
Con il permesso delle Autorità Giudiziarie competenti vengono pubblicati gli identikit di cadaveri non ancora identificati giunti all'osservazione dell'Istituto di Medicina Legale di Milano.


Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 20 Agosto 2015

Nessun commento: