Tre ingredienti per divulgare efficacemente: raccontare bene, far mettere le mani, conoscere l'argomento
Oggi ho avuto l'onore di raccontare alle allieve e gli allievi del Master "Neuroscienze e comunicazione scientifica" le mie esperienze di divulgazione scientifica con i bambini e le mie considerazioni sul perché e come farlo. Il mio intervento al Master (proposto da Treccani Accademia, in collaborazione con Fondazione Santa Lucia IRCCS e CNR Consiglio nazionale delle ricerche, con il supporto di RAI News 24) è stato poi occasione di confronto con una lunga serie di domande da parte degli allievi e di uno dei docenti, nonché membro del Comitato Scientifico, Marco Ferrazzoli (Dirigente tecnologo CNR, docente di Divulgazione della conoscenza all'Università di Roma Tor Vergata e Giornalista).
Una proposta divulgativa rivolta a bambine e bambini - sono state le mie conclusioni - per essere realmente efficace richiede un adeguato bilanciando tra il fare (hands-on) e il raccontare (storytelling).
Ma oltre questo c'è una condizione fondamentale per il successo di tali attività che secondo me risiede nella padronanza della materia in cui la narrazione e l’azione sono immerse. In altre parole se non conosciamo bene (se non benissimo) tutto quello che facciamo e diciamo allora andiamo incontro al fallimento. E siccome il fallimento non è necessariamente sinonimo di catastrofe può diventare l'occasione per migliorare la nostra azione. Sempre consapevoli che quello che facciamo è solo un avvicinamento alla scienza, non un metodo scientifico Prêt-à-porter.




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