27 agosto 2011

Ghiaccio e sole. Come scongelare un pokemon ibernato.

pokemon ibernato Materiale occorrente: bicchiere di vetro, acqua, congelatore, sole e uno o più specchietti.
L'esperimento è stato condotto con un Dragonite, un Pokémon leggendario, classificato di tipo Drago e Volante.
Inserire il Pokemon in un bicchiere precedentemente riempito per metà con acqua. Porre in congelatore e lasciare tutta la notte. A ibernazione avvenuta il Pokemon deve risultare completamente prigioniero del ghiaccio.
L'esperimento si conclude la mattina dopo con l'analisi dello scongelamento sotto il sole o per mezzo di uno o più specchi atti a concentrare l'energia del sole. Porre il blocco di ghiaccio contenente il pokemon ibernato su una superficie in grado di accogliere l'acqua che sarà generata dallo scongelamento.
La prova può essere ripetuta più volte al variare delle situazioni climatiche (stagione/orario), energetiche (con o senza specchi), di contorno (il blocco di ghiaccio può essere estretto o lasciato nel bicchiere), allo scopo di verificarne se e come la rapidità varia al mutare delle configurazioni.
Non puntate i riflessi del sole verso gli occhi del fratellino o della sorellina.
Richiudete bene lo sportello del congelatore per evitare sprechi energetici.


pokemonibernato
pokemon
specchio scongelante
Note. Nonostante siano massicci, i Dragonite sono incredibilmente agili e veloci. A differenza delle loro pre-evoluzioni, sono arancioni e possiedono braccia e gambe dotata di tre artigli ciascuna. I Dragonite sono molto rari in natura, ammettendo che sia possibile trovarli. Alcune persone affermano che da qualche parte esiste un'isola abitata esclusivamente da Dragonite.
[Fonte: Pokémon Central Wiki, enciclopedia Pokémon in italiano]

PS Ringrazio Luca e Marco per aver ideato e condotto l'esperimento in totale autonomia.

Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it 27 agosto 2011

26 agosto 2011

Bonificare conviene per ambiente, economia e salute. CNR 26 agosto 2011.

cnr NOTA STAMPA del 26/08/2011
Sezione Epidemiologia, Istituto Fisiologia Clinica del CNR
Bonificare conviene per ambiente, salute ed economia
L’analisi costi-benefici di uno studio italo-inglese sulle bonifiche dei siti inquinati di Priolo e Gela, illustra i vantaggi derivanti dal risanamento delle due aree.

Interventi di bonifica dei siti inquinati di Priolo e Gela si rivelano vantaggiosi sia per l’ambiente che per la salute, prevenendo decessi e ricoveri e i relativi costi per la salute pubblica. È il risultato di una ricerca dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ifc-Cnr) di Pisa e della London School of Hygiene and Tropical Medicine di Londra, pubblicata sulla rivista internazionale Environmental Health, specializzata sulle relazioni tra ambiente e salute.
Da lungo tempo questi due grandi siti industriali sono fonte di preoccupazione per le comunità locali e sono stati oggetto di numerosi studi scientifici su ambiente e salute. Su queste aree esiste un interesse rilevante da parte delle amministrazioni pubbliche nazionali e locali, anche per gli investimenti pubblici e privati in gioco o necessari.
Già nel 1998 le due aree furono dichiarate ad alto rischio per il consistente tasso di inquinamento, ed inserite nella lista dei primi 15 Siti di interesse nazionale per le bonifiche (SIN), ma non si è ancora giunti a un’operazione di risanamento vera a propria.
Con questo nuovo studio i ricercatori del CNR, Fabrizio Bianchi e Liliana Cori, e della London School, John Cairns e Carla Guerriero, hanno applicato modelli analitici per quantificare i risparmi economici nel settore sanitario che si potrebbero ottenere investendo in bonifiche dei siti contaminati.
Gli eventi negativi di salute presi in considerazione sono stati stimati attribuendo all’inquinamento ambientale i decessi e i ricoveri ospedalieri (per cause tumorali e non tumorali) che risultano in eccesso rispetto a quanto osservato nei comuni limitrofi alle aree di bonifica (dati pubblicati dall’Osservatorio Epidemiologico della Regione Sicilia).
Il valore monetario dei decessi e dei ricoveri è stato assegnato con due diversi approcci: il costo di malattia, che considera i costi sanitari diretti e la perdita di produttività, e il così detto metodo della disponibilità a pagare, willingness to pay, che misura quanto gli individui sono disposti a pagare per avere una riduzione del rischio di mortalità e malattie. Questo metodo include i costi non materiali come ad esempio il dolore, la paura e lo stress.
La conseguente analisi costi-benefici, assumendo che gli effetti dell’inquinamento terminino 20 anni dopo la bonifica e che gli effetti positivi durino 50 anni, produce una cifra definita indicatore di beneficio netto, che tiene conto dei risparmi in cure e sofferenze (evitando il verificarsi dei decessi e dei ricoveri in eccesso) e dei costi fino ad oggi stimati per le bonifiche.
Lo studio ha stimato che in media, rimuovendo le fonti di esposizione e bonificando le due aree in studio, potrebbero essere evitati ogni anno 47 casi di morte prematura, 281 casi di ricoveri ospedalieri per tumori e 2.702 ricoveri ospedalieri per tutte le cause.
Il beneficio netto ammonta a 3,6 miliardi di euro per il sito di Priolo e 6,6 miliardi di euro per il sito di Gela, cifre ben distanti dai fondi allocati fino ad oggi per le bonifiche, pari a 774,5 milioni di euro per il sito di Priolo e 127,4 milioni di euro per il sito di Gela.
“La ricerca non intende monetizzare il rischio e tanto meno il danno alla salute, ma fornire stime economiche basate su dati epidemiologici per definire piani di bonifica di lungo respiro e adeguatamente finanziati che, oltre a rappresentare un beneficio netto per l’ambiente e la salute, potrebbero dare sbocchi positivi sul piano dello sviluppo tecnologico ed occupazionale” ha affermato Fabrizio Bianchi, dirigente di ricerca di Ifc-Cnr.

Un'Isola in Rete. Castelsardo 26-29 agosto 2011

UnIsolaInRete conversazioni e navigazioni sul futuro digitale nel Mediterraneo a cura di Carlo Infante e Marco De Pascale. Evento promosso dal Comune di Castelsardo e dal Centro di ricerche filosofiche, letterarie e scienze umane di Sassari, in collaborazione con inschibboleth.org e urban experience
All’interno del PerformingMediaLab curato da Urban Experience, UnIsola inRete naviga nel web, lascia il suo segno e raccoglie input su quelle esperienze che coniugano innovazione e territorio.
E’ in questa alchimia che si giocherà la partita per il futuro digitale in un Paese come il nostro che gode di una ricchezza straordinaria, dai paesaggi alle culture enogastronomiche, da valorizzare nel globale del web a partire dalle peculiarità locali. Glocal non a caso è una delle parole chiave dell’intero progetto.
Prossima Isola presenterà una demo di Realtà Aumentata con la passeggiata radioguidata che attraverserà il borgo di Castelsardo.

25 agosto 2011

Bufale di fine estate. Tra informazione acritica e bisogno di storie.

presunti fantasmi Il 22 agosto un lancio ANSA (Sos fantasmi dal museo archeologico di Napoli) proponeva la presunta foto di un piccolo fantasma con una incredibile descrizione: "la sagoma di una bimba che, secondo quanto e' stato accertato, non e' la figlia di nessuno degli http://www.blogger.com/img/blank.gifoperai". Un lancio d'agenzia a cavallo tra il procurato allarme e l'abuso della credulità popolare, i cui effetti si sono riverberati per alcuni giorni sulla stampa italiana. Io mi sono limitato a pubblicare il lancio ANSA nella mia bacheca facebook sbeffeggiando gli autori e i complici (consapevoli o meno) della burla. Poi Massimo Polidoro (Bufala estiva il fantasma al museo) e Paolo Attivissimo (La foto del “fantasma” napoletano non è un equivoco: è un falso fabbricato intenzionalmente) sono entrati nel merito della presunta notizia fornendo alcune interessanti interpretazioni, in particolare sulla foto, chiarimente manipolata (l'immagine che riporto in alto a sinistra è del fototecnico Paolo Bertotti curatore del blog PhotoBuster, intervistato da Attivissimo sulla vicenda napoletana).
pantera Maremma Pantera. Qualche giorno fa si era sparsa (nei giornali e come sempre sull'ANSA) la presunta notizia dell'avvistamento di una pantera nera in Toscana, come accade ormai da svariati anni praticamente ogni estate. Ma la sindrome di Bagheera, credere di aver visto pantere nere nel bosco, non è la sola colpevole di queste fuge di bufale: due giorni fa la Gazzetta di Reggio riportava la notizia di un avviso di smarrimento, come quelli riferiti a gatti e cani che si vedono spesso in città, avvistato a Sasso Gattone, il comune di Baiso, provincia di Reggio Emilia: «Ho perso un giaguaro, aiutatemi».
Nel luglio 2010 fu avvistato uno squalo nel tevere: la segnalazione di un turista irlandese era accompagnata da una foto, manco a dirlo, poco chiara. squalo tevere. Tra felini, serpenti, alieni, l'elenco di avvistamenti burla sarebbe lunghissimo. Poche settimane fa la storia dei 10 cavalli in svendita (“Urgentissimo! Ci sono 10 cavalli di cui 2 puledri che un maneggio che ha chiuso deve cedere… Il prhttp://www.blogger.com/img/blank.gifezzo e’ di circa 300 euro a cavallo (quanto gli da’ il macello). Se qualcuno sa dove poterli portare magari qualcuno lo salviamo.").
Ma da dove viene questa parola? Secondo il linguista Tullio De Mauro deriva dall'uso in senso figurato di "bufalo" a indicare una persona ottusa e rozza. La parola inglese Hoax, burla, viene comunemente usata come sinomimo di bufala. La più famosa è quella legata alla missione Apollo: la tesi del complotto per simulare l'allunaggio, chiamata Moon Hoax. Ma vi sono una serie di altri casi come quello del Big Foot e altre creature mostruose avvistate negli Usa o in Europa (Loch Ness su tutti).
Per fortuna c'è anche chi desidera svelare presunti enigmi (come quello dei
semafori semi intelligenti a firma di Valter Cav. Stabile) e i già citati Paolo Attivissimo e Massimo Polidoro. Tuttavia la più grande bufala, che prospera anche nella tv di stato italiana, si chiama Oroscopo. Come prosperano le attività di presunti maghi e fattucchiere... Eppure la legge lo vieterebbe: l'articolo 121 del Testo unico leggi di pubblica sicurezza ci ricorda esplicitamente che "il mestiere di ciarlatano".
Sembra quasi che ci sia il bisogno di storie impossibili. Forse abbiamo tutti bisogno di essere, come dire, immersi in una narrazione. L'importante è ehttp://www.blogger.com/img/blank.gifsserne consapevoli e non vittime.
Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it 25 agosto 2011


PS - Nuova ANSA del 22 agosto a firma di Francesco Tedesco molto critica nei confronti dell'evento:
"Qui - denuncia ancora il restauratore - i fantasmi veri siamo noi, che presto andremo in pensione e abbandoneremo il Museo, visto che non c'é turn-over e il personale è sempre più scarso". E se il fantasma rilanciasse il Museo Nazionale?
"In fondo - aggiunge, saggio, Mario - a Loch Ness hanno costruito un turismo enorme su un mostro inventato e i castelli scozzesi puntano da sempre sui fantasmi".

24 agosto 2011

Quante specie vivono sulla Terra? 8 milioni e 700 mila. Una ricerca pubblicata ieri su Plos Biology.

species
Sono circa 2 milioni le specie classificate e descritte negli ultimi due secoli e mezzo. Ma quante ce ne sono realmente? Uno studio pubblicato ieri su PLoS Biology risponde a questa domanda con una cifra precisa: 8 milioni e 700 mila. Ciò significa che più dell'85 percento delle specie non è stato ancora scoperto. E alcune rischiano di scomparire prima che si riesca a individuarle.
Il sistema di classificazione ideato nel 1758 dallo scienziato svedese Carl Nilsson Linnaeus ha permesso finora di archiviare un milione e 25 mila specie. In 253 anni sono 4.940 all'anno, quindi di questo passo a classificarle tutte ci vorrebbero 1.356 anni.
Lo schema illustrato nell'articolo è il seguente: circa 7.77 milioni di specie di animali (di cui 953,434 sono stati descritti e catalogati), circa 298.000 specie di piante (215,644 già note), circa 611.000 specie di funghi (43,271 già note), circa 36.400 specie di protozoi (organismi unicellulari con comportamento simil-animale, di cui 8.118 già noti), circa 27.500 specie di cromisti (alghe, diatomee, ecc, di cui 13.033 già noti), per un totale di 8.74 milioni di specie.

How Many Species Are There on Earth and in the Ocean? Camilo Mora, Derek P. Tittensor, Sina Adl, Alastair G. B. Simpson, Boris Worm
University of Hawaii and Dalhousie University in Halifax, Canada
Abstract
The diversity of life is one of the most striking aspects of our planet; hence knowing how many species inhabit Earth is among the most fundamental questions in science. Yet the answer to this question remains enigmatic, as efforts to sample the world's biodiversity to date have been limited and thus have precluded direct quantification of global species richness, and because indirect estimates rely on assumptions that have proven highly controversial. Here we show that the higher taxonomic classification of species (i.e., the assignment of species to phylum, class, order, family, and genus) follows a consistent and predictable pattern from which the total number of species in a taxonomic group can be estimated. This approach was validated against well-known taxa, and when applied to all domains of life, it predicts ~8.7 million (±1.3 million SE) eukaryotic species globally, of which ~2.2 million (±0.18 million SE) are marine. In spite of 250 years of taxonomic classification and over 1.2 million species already catalogued in a central database, our results suggest that some 86% of existing species on Earth and 91% of species in the ocean still await description. Renewed interest in further exploration and taxonomy is required if this significant gap in our knowledge of life on Earth is to be closed.

23 agosto 2011

Nasa: DNA dallo spazio. Adenina e Guanina trovate in meteoriti. Ricerca pubblicata su Pnas.

Meteorites La scoperta di DNA in meteoriti risale agli anni Sessanta del secolo scorso ma non si poteva determinare se il materiale genico proveniva da contaminazioni terrestri o dallo spazio. Ma ora per la prima volta possiamo affermare con certezza molto del DNA trovato è realmente di origine aliena. Michael Callahan (NASA's Goddard Space Flight Center, Greenbelt) è autore di un articolo pubblicato nei Proceedings della National Academy of Sciences degli Usa. I ricercatori hanno analizzato 12 campioni di meteoriti. di cui 9 provenienti dall'Antartide, La scoperta più rilevante riguarda la presenza di adenina e guanina: due delle quattro basi azotate che formano il DNA. Sono state trovate tracce di ipoxantina e xantina, sostanze che non hanno un ruolo diretto nel DNA, ma compaiono in numerosi processi correlati. Molto significativa è anche la scoperta di tre molecole, purina, 2,6-diaminopurine, e 6,8-diaminopurine, che sono legate alla formazione delle quattro basi azotate del DNA. Questa è la prova che si cercava da 50 anni: le tre molecole non sarebbero presenti se le meteoriti analizzate fossero state contaminate sulla Terra. Sono state individuate tracce di purina, proteina molto rara sulla Terra, inoltre i ricercatori sono riusciti a riprodurre quelle reazioni che, partendo da acqua, ammoniaca e cianuro, si ritiene possano aver dato origine alle molecole trovate nello spazio.



NASA Researchers: DNA Building Blocks Can Be Made in Space (NASA, 08.08.11)

Carbonaceous meteorites contain a wide range of extraterrestrial nucleobases. (PNAS, Michael P. Callahan et al, July 12, 2011)

Abstract
All terrestrial organisms depend on nucleic acids (RNA and DNA), which use pyrimidine and purine nucleobases to encode genetic information. Carbon-rich meteorites may have been important sources of organic compounds required for the emergence of life on the early Earth; however, the origin and formation of nucleobases in meteorites has been debated for over 50 y. So far, the few nucleobases reported in meteorites are biologically common and lacked the structural diversity typical of other indigenous meteoritic organics. Here, we investigated the abundance and distribution of nucleobases and nucleobase analogs in formic acid extracts of 12 different meteorites by liquid chromatography–mass spectrometry. The Murchison and Lonewolf Nunataks 94102 meteorites contained a diverse suite of nucleobases, which included three unusual and terrestrially rare nucleobase analogs: purine, 2,6-diaminopurine, and 6,8-diaminopurine. In a parallel experiment, we found an identical suite of nucleobases and nucleobase analogs generated in reactions of ammonium cyanide. Additionally, these nucleobase analogs were not detected above our parts-per-billion detection limits in any of the procedural blanks, control samples, a terrestrial soil sample, and an Antarctic ice sample. Our results demonstrate that the purines detected in meteorites are consistent with products of ammonium cyanide chemistry, which provides a plausible mechanism for their synthesis in the asteroid parent bodies, and strongly supports an extraterrestrial origin. The discovery of new nucleobase analogs in meteorites also expands the prebiotic molecular inventory available for constructing the first genetic molecules.



(Picture. Artist concept credit: NASA's Goddard Space Flight Center/Chris Smith)

22 agosto 2011

Nei fossili più antichi la chiave per la vita su Marte?

microfossils La notizia del ritrovamento dei fossili più antichi mai rinvenuti sul nostro pianeta è stata pubblicata ieri su Nature Geoscience. L'articolo Geoscience Microfossils of sulphur-metabolizing cells in 3.4-billion-year-old rocks of Western Australia spiega che i batteri fossili datati 3,4 miliardi di anni, scoperti in una roccia a Strelley Pool, nella costa occidentale australiana, vivevano in acque prive di ossigeno. Le immagini [Picture: David Wacey, AFP/Getty Images] mostrano organismi simili ai microbi moderni: di forma sferica, ovale e tubolare, di diametro compreso fra 0,01 e 0,02 millimetri. I ricercatori hanno osservato che le pareti cellulari di questi fossili contenevano carbonio e azoto, proprio come nei microorganismi moderni, e ipotizzano che i microbi si nutrissero di pirite, producendo solfati come prodotti di scarto.
E Marte? Gli autori della ricerca, David Wacey (University of Western Australia) e Martin D. Brasier (University of Oxford) spiegano che a quei tempi l'atmosfera terrestre era composta quasi interamente di anidride carbonica e le acque marine non contenevano ossigeno molecolare, dato che non esistevano ancora organismi in grado di produrlo a partire dall’anidride carbonica.
Vivendo di pirite, un minerale molto comune, questi microorganismi si sarebbero trovati bene anche su altri pianeti, come appunto Marte.

Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it 22 agosto 2011


New candidates for oldest fossils (Nature News, 21 August 2011)

21 agosto 2011

La fisica e il sesso (Cultura, inserto Estate, L'Unione Sarda, 21 agosto 2011)

“La fusione dei corpi non e niente di più che un avvicinamento tra atomi e molecole”. Questa sentenza riassume egregiamente i contenuti del libro di due fisici: Emiliano Ricci e Monica Marelli, appena pubblicato da Rizzoli, intitolato “Sex & the Physics. Ovvero: tutto quello che già conoscete benissimo per esperienza, mi di cui ignorare i fondamenti teorici (che servono, eccome se servono!)”.
Il libro, illustrato da Caterina Giorgetti, spiega la fisica del sesso in maniera non convenzionale, passando dalla fluidodinamica all'energia, dall'elasticità all'attrito. Ma attenzione, Sex & the Physics non è (solo) un testo di fisica applicata (al piacere): è anche un libro divertente, una lettura rilassante e, a seconda della lettrice e del lettore anche un manuale di istruzioni per essere più felici. Il libro non lascia la fisica per strada: ogni capitolo ha la sua dose di approfondimenti, utili per chi non conosce la descrizione scientifica dell'amplesso o per chi ha difficoltà nell'associare statica, dinamica, termodinamica alle condizioni e alle sensazioni tipiche di una delle condizioni umane che meno frequentemente di affrontano in pubblico.
Nel volume di Ricci e Marelli non mancano le curiosità. Come la ricerca sulla fellatio dei pipistrelli, pubblicata su una rivista scientifica nel 2009, nella quale il rapporto orale serve a prolungare l'accoppiamento. O come la descrizione di rapporti sessuali a gravità zero (“La Nasa preferisce glissare: non sapremo mai ufficialmente se qualche astronauta abbia mai sesso in orbita”) o la “Fisica delle posizioni amorose” con un'analisi scientifica del Kāma Sūtra.
Emiliano Ricci e Monica Marelli oltre la laurea in fisica hanno in comune la passione per la scrittura. Ricci ha al suo attivo “Atlante di fisica”, “La fisica in casa”, “Osservare il cielo”, scritti per Giunti. Marelli ha scritto “La fisica del Bau”, “La fisica del Miao”, “La fisica delle ragazze”, tutti con Editoriale Scienza.
Andrea Mameli (articolo pubblicato nella pagina della Cultura, inserto Estate, quotidiano L'Unione Sarda, 21 agosto 2011, pag. XI)