10 aprile 2012

Il declino cognitivo negli ultimi due anni di vita. Due studi del Rush Alzheimer's Disease Center di Chicago.

I due studi pubblicati il 4 aprile 2012 nell'edizione online di Neurology® (American Academy of Neurology) forniscono importanti indicazioni sull'invecchiamento cerebrale e sul deterioramento della memoria.
Il primo studio ("Terminal dedifferentiation of cognitive abilities", Robert S. Wilson, Eisuke Segawa, Patricia A. Boyle, David A. Bennett, Rush Alzheimer's Disease Center, Rush University Medical Center, Chicago) mostra un'intensa accelerazione nei due anni e mezzo che precedono la morte. L'analisi è stata condotta da monitorando lo stato di salute mentale di 174 sacerdoti, suore e monaci cattolici, senza problemi di memoria, in un periodo compreso fra 6 e 15 anni prima della loro morte. Dopo il decesso i ricercatori hanno esaminato la materia cerebrale per alla ricerca delle tracce caratteristiche dell'Alzheimer. Secondo questo studio, il cui punto di riferimento è la conclusione della vita, nel periodo medio di due anni e mezzo prima della morte diverse abilità mentali e di memoria declinano simultaneamente e con un'accelerazione da 8 a 17 volte superiore rispetto a qualsiasi altro periodo della vita del paziente. I risultati della ricerca suggeriscono che i cambiamenti nelle abitudini mentali durante gli ultimi due o tre anni di vita non sono sempre riconducibli direttamente alla malattia di Alzheimer, ma che il declino cognitivo può comportare alcuni cambiamenti biologici nel cervello, cambiamenti tipici delle ultime fasi della vita.

Il secondo studio ("Influence of late-life cognitive activity on cognitive health", Robert S. Wilson, Eisuke Segawa, Patricia A. Boyle, David A. Bennett, Rush Alzheimer's Disease Center, Rush University Medical Center, Chicago) ha interessato 1.076 persone con età media di 80 anni e senza diagnosi di demenza, il cui comportamento è stato osservato per circa cinque anni. Nello studio rientrava la frequenza con cui essi giocavano a scacchi e a dama, leggevano il giornale, scrivevano lettere, visitavano biblioteche. La frequenza di queste attività è stata valutata su una scala da uno a cinque (1: una volta l'anno, 5: ogni giorno). I risultati della ricerca mostrano che la partecipazione delle persone alle attività mentalmente stimolanti diminuisce parallelamente al loro funzionamento mentale nel corso degli anni. I ricercatori hanno scoperto che in qualche modo si piò prevedere il livello cognitivo dei pazienti misurando il loro livello di attività mentale. In altre parole i risultati suggeriscono un rapporto di causa-effetto: essere mentalmente attivi in età avanzata porta a una migliore salute cognitiva

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