14 maggio 2012

Quanti luoghi comuni sulla pastorizia! Intervista a Marzia Verona

Lontano dai luoghi comuni, fuori dalle gabbie del romanticismo, testimone delle esperienze moderne. È la visione della pastorizia che Marzia Verona, laureata in Scienze Forestali e Ambientali a Torino nel 2001 descrive nei suoi libri: “Vita d'Alpeggio” “Dove vai pastore?”.“Intelligente come un asino, intraprendente come una pecora”, nel blog - pascolovagante.wordpress.com. Entro l'estate uscirà “Di questo lavoro mi piace tutto”: una raccolta di interviste a giovani pastori under 30.
Com'è nata questa passione?
«Fin da bambina sono stata abituata a frequentare la montagna. La tesi di laurea mi ha portata a frequentare gli alpeggi, per studiarne la vegetazione. Poi, nel 2003-2004 ho svolto un'attività di censimento per conto della Regione Piemonte e così ho incontrato i primi pastori vaganti. Mi ha incuriosito il fatto che esistessero pastori nomadi che conducevano al pascolo le loro greggi per 365 giorni l'anno, attraverso valli, pianure, colline».
Una passione che può diventare una professione?
«Non sono libri che danno da vivere. Però nel mio lavoro di tecnico riesco a svolgere incarichi proprio grazie alle conoscenze acquisite tra i pastori e a quanto appreso nel corso di studi. La professione sarebbe fare il pastore, ma è sempre più difficile. Essere pastore non è solo un mestiere, dicono sia una malattia!».
Cosa significa transumanza?
«Andare da un terreno all'altro. Sulle Alpi c'è la transumanza di salita e di discesa dagli alpeggi, e poi c'è il pascolo vagante per chi non chiude in stalla gli animali e quindi va alla ricerca di foraggio. La transumanza è spostarsi seguendo la disponibilità di foraggio. Non è che mancasse in pianura o in fondovalle d'estate, ma i prati di bassa quota nella bella stagione forniscono il fieno per l'inverno, e allora ci si spostava in montagna a consumare i pascoli d'alta quota, disponibili solo per pochi mesi all'anno».
Ha senso indagare la dimensione culturale della transumanza oggi?
«La transumanza dal valore culturale è un qualcosa che forse resta solo nei musei: parlano del tempo in cui dal Piemonte gli uomini emigravano in Francia a fare i pastori. O dalla provincia di Bergamo andavano in Svizzera. Oggi gli aiutanti dei pastori arrivano dalla Romania. Più che altro bisogna recuperare la figura del pastore, spesso vittima di luoghi comuni. Non c'è una risposta, ci sono tanti pastori, da quelli che hanno il profilo su Facebook, a quelli laureati, dal giovane che ha fatto una scelta di vita all'anziano che continua più per passione che per necessità».
Spesso chi vive in Sardegna è portato a pensare che la pastorizia sia tutta qui. Un mito da sfatare?
«La pastorizia è ovunque! Tutto il Nord Italia è percorso da greggi. Conosco pastori dalla Liguria al Friuli. Sono stata in Emilia per una festa della transumanza con un pastore vagante. E c'è pastorizia in tutto il Centro e il Sud».
Il futuro?
«Se si capirà che la pastorizia ha un ruolo fondamentale nella gestione del territorio, potremo avere qualche speranza in più. Occorre una politica che tuteli e valorizzi i prodotti. Non ha senso praticare un mestiere che deve appoggiarsi a sovvenzioni per poi svendere carne, latte, formaggi, e lana, che ormai è un costo, non un reddito».
Andrea Mameli 
(articolo pubblicato nella pagina della Cultura del quotidiano L'unione Sarda il 14 Maggio 2012)

1 commento:

marziaverona ha detto...

grazie!!!! speriamo così che il blog acquisti nuovi lettori anche dalla sardegna...